Tecnologie fotovoltaiche di nuova generazione, batterie avanzate e un maggiore controllo sulla crescita della capacità produttiva. Sono alcune delle priorità individuate dalla Cina nel nuovo Piano quinquennale 2026-2030 per lo sviluppo dell’industria elettronica, pubblicato il 15 settembre dal ministero dell’Industria e dell’Information Technology (Miit) e dalla National Development and Reform Commission (Ndrc).
Il documento individua nell’energy electronics, comparto che comprende tra le altre cose fotovoltaico, sistemi di accumulo ed elettronica di potenza, uno dei nuovi motori di crescita dell’industria cinese.
Complessivamente, Pechino punta a portare entro il 2030 i ricavi delle grandi imprese del settore elettronico oltre 30.000 miliardi di yuan (circa 3.900 miliardi di euro al cambio attuale), aumentando al 3,5% l’intensità degli investimenti in ricerca e sviluppo.
Tandem in perovskite
Nel fotovoltaico, il piano prevede innanzitutto di proseguire l’evoluzione delle soluzioni ad alta efficienza basate sul silicio cristallino, ma assegna un ruolo specifico alle celle tandem in perovskite, per le quali l’obiettivo indicato è accelerare lo sviluppo tecnologico e l’applicazione industriale.
Tra le altre priorità figurano polisilicio ad alta purezza prodotto con minori consumi energetici, wafer di grandi dimensioni e sempre più sottili, sistemi di incapsulamento più affidabili e componenti intelligenti.
Il documento cita anche il sostegno alla ricerca su materiali come elastomeri poliolefinici (usati come materiali di incapsulamento dei moduli) e quarzo ad alta purezza (impiegato nei crogioli per la produzione dei lingotti di silicio); inoltre, chiede di rendere più intelligenti componenti come inverter, controller e sistemi di inseguimento solare.
Pechino guarda anche a nuove applicazioni, tra cui fotovoltaico offshore e spaziale, oltre a modelli che integrino la produzione solare con quella di idrogeno, ammoniaca e metanolo.
L’accelerazione tecnologica avviene in un mercato interno che continua ad avere dimensioni senza equivalenti: a fine luglio la potenza fotovoltaica cumulativa cinese ha raggiunto 1.286 GW, superando per la prima volta quella delle centrali a carbone e diventando la prima fonte del Paese per potenza installata.
Batterie avanzate
Un’altra direttrice del piano di Pechino riguarda le batterie. La Cina intende consolidare il proprio vantaggio competitivo nella tecnologia agli ioni di litio e, contemporaneamente, spingere l’industrializzazione di soluzioni di nuova generazione.
Il piano cita in particolare batterie allo stato solido, al sodio, a flusso e fuel-cell. Tra le tecnologie da sviluppare sono indicate batterie al litio più sicure, solid-state ad alta densità energetica e sodio-ion a basso costo e lunga durata, insieme a nuovi materiali catodici, anodi silicio-carbonio, elettroliti solidi e collettori di corrente compositi, sottili supporti conduttivi multistrato che trasportano gli elettroni dentro la batteria riducendo peso e uso di metalli.
Sul fronte dello storage, il programma punta a rendere i sistemi di accumulo più efficienti e facili da gestire, attraverso nuove tecnologie di elettronica di potenza, strumenti digitali basati su architetture device-edge-cloud (che distribuiscono controllo ed elaborazione dei dati tra dispositivi, sistemi locali e piattaforme cloud) e soluzioni più avanzate per la gestione termica delle batterie.
La spinta sulle tecnologie di nuova generazione parte da una base produttiva già enorme. Secondo gli ultimi dati dello stesso Miit, nel primo semestre 2026 la Cina ha prodotto oltre 1.240 GWh di batterie agli ioni di litio, il 44% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Circa 785 GWh sono riconducibili alle batterie per trazione e 420 GWh ai sistemi di accumulo, mentre il valore delle esportazioni ha raggiunto 337 miliardi di yuan (+37%).
Contro la sovracapacità
Il piano affronta, infine, uno dei problemi che negli ultimi anni ha caratterizzato in particolare le filiere cinesi del fotovoltaico e delle batterie: l’espansione della capacità produttiva e la forte competizione sui prezzi.
Il documento prevede di rafforzare la pianificazione della capacità nei diversi comparti industriali, sviluppare meccanismi di allerta preventiva e contrastare in maniera complessiva quella che Pechino definisce “involution-style competition”, espressione utilizzata per indicare forme di concorrenza eccessiva e poco sostenibile.
Un argomento già sollevato nel 15° Piano quinquennale nazionale della Cina, il documento generale approvato a marzo 2026 dal Congresso nazionale del popolo che definisce gli indirizzi economici, energetici, industriali e climatici del Paese per il periodo 2026-2030 (si veda In Cina il nuovo piano quinquennale accelera sulle rinnovabili).
A gennaio il Miit aveva indicato la lotta alla concorrenza “involutiva” come una delle principali priorità per il fotovoltaico, citando tra gli strumenti la regolazione della capacità, la vigilanza sui prezzi e gli standard di qualità. Il piano quinquiennale non fissa però obiettivi quantitativi di riduzione della capacità produttiva, né quote di produzione da eliminare.





























