Il controverso rapporto tra energie rinnovabili e politica in Friuli Venezia Giulia si arricchisce di un nuovo capitolo.
L’esponente M5S in Consiglio regionale Rosaria Capozzi ha infatti lanciato una proposta commentando i recenti dati Terna sul sistema elettrico (si veda Fotovoltaico d’agosto: in Italia più del 20% della domanda).
La pentastellata sottolinea come, “con i 778 MW installati da gennaio 2021 ad agosto 2024, il Fvg raggiunga l’obiettivo prefissato dal decreto nazionale Aree idonee per il 1° gennaio 2027, data entro la quale avremmo dovuto installare 772 MW”.
Dunque questo territorio “non ha alcun bisogno di installare ulteriori impianti fotovoltaici di grandi dimensioni e, soprattutto, non ha bisogno dei devastanti impatti sul territorio provocati da queste strutture”.
Una sorta di moratoria agli impianti utility scale (ampiamente bocciata dalla giurisprudenza in passato) visto che i risultati ottenuti sono frutto “degli investimenti effettuati sul patrimonio edilizio come il Superbonus, le progettualità collegate ai fondi Pnrr e gli incentivi regionali per famiglie e imprese”.
In regione, inoltre, “sono solamente quattro gli impianti fotovoltaici con una potenza superiore ai 10 MW installati e operativi”.
Per la consigliera regionale, alla luce degli obiettivi raggiunti, della coda di impianti progettati e in corso di autorizzazione o autorizzati ma non ancora realizzati, “continuare a sostenere l’assoluta necessità di ulteriori strutture per la decarbonizzazione è semplicemente qualcosa di forviante”.
Il riferimento dell’esponente M5S è anche a un progetto eolico proposto dalla Ponente Green Power e denominato “Pulfar”. Si tratta di un impianto da 28,8 MW abbinato a un sistema di accumulo da 20 MW attualmente in fase di valutazione ambientale presso la Regione. Sull’iniziativa si registrano opposizioni locali di cittadini, Comuni e associazioni.
La convergenza politica su rinnovabili e accumuli
Le parole della consigliera regionale M5S arrivano a poca distanza da un intervento simile fatto dall’assessore all’Energia, Fabio Scoccimarro di FdI, segnando una convergenza politica trasversale sull’argomento.
La scorsa settimana l’esponente di Giunta ha parlato di “emergenza” dovuta “all’aumento esponenziale” di richieste autorizzative Bess, con l’intento di evitare che alcuni comuni divengano “batterie della nazione”.
Questi orientamenti sono stati condivisi con la viceministra al Mase, Vannia Gava, e verranno indirizzati anche al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.
Intanto Scoccimarro ha incontrato i sindaci di alcuni territori dove si concentrano le richieste di autorizzazione per impianti fotovoltaici, ai quali sono state date rassicurazioni alla luce della legge regionale sulle aree idonee recentemente approvata.
Il provvedimento, in particolare, introduce un limite del 3% di superfice destinabile alle installazioni di FV e biometano rispetto al totale delle aree agricole in un dato comune.
Le critiche di Legambiente
Non tutti sono favorevoli a una politica energetica con il freno a mano tirato sull’utility scale.
“I grandi impianti fatti bene, in aree idonee, che coinvolgono le persone fin dalle prime istanze, devono trovare cittadinanza in Regione, pena l’allontanamento dagli obiettivi che la stessa si è data al 2045 di raggiungere la neutralità carbonica”, come spiega a QualeEnergia.it Sandro Cargnelutti, presidente Legambiente Friuli Venezia Giulia.
Quello che si rischia è “un assist non voluto all’economia fossile”. Di contro, secondo l’associazione, non andrebbero sprecate opportunità come lo sviluppo delle Fer per “rilanciare le comunità energetiche rinnovabili e sostenibili, in un quadro di maggior protagonismo dei territori”, senza dimenticare “la realizzazione dei sistemi di accumulo necessari alla stabilizzazione della rete”.
Sulle batterie si era già espresso su QualEnergia.it Eros Milani, referente di Italia Solare per il Fvg e membro della commissione Energia in Confindustria Fvg.
C’è una “visione chiara sulla necessità degli accumuli elettrochimici” per sostenere, ad esempio, il sistema industriale di questo territorio. Basti pensare che il solo consorzio di sviluppo economico della provincia di Udine Cosef “consuma 6 degli 80 TWh l’anno impiegati dall’industria energivora nazionale”.

























