Fotovoltaico e land use, quanto spazio c’è sui tetti?

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Il consumo di suolo in Italia è in crescita. Anche gli impianti FV a terra hanno incrementato la loro estensione nell'ultimo anno. In un report Snpa le stime per lo sviluppo della tecnologia solare su tetto.

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Cresce a gran ritmo il dato sul consumo di suolo in Italia.

Nel 2024 sono stati coperti da nuove superfici artificiali quasi 84 km quadrati, con un incremento del 16% rispetto al 2023. A fronte di poco più di 5 kmq restituiti alla natura, rimane un consumo netto di oltre 78 kmq, il valore più alto dell’ultimo decennio.

I dati del Sistema nazionale protezione ambiente (Snpa), contenuti in un report dal titolo “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” (link in basso), fotografano l’evoluzione di un fenomeno capace di incidere sull’ambiente e sugli ecosistemi del nostro Paese.

In particolare, le aree destinate a nuovi cantieri (4.678 ha) rappresentano la componente prevalente (56%) del consumo di suolo annuale relativo al 2024. Si tratta di aree generalmente in transizione che saranno in gran parte convertite, negli anni successivi, in zone a copertura artificiale permanente (come edifici e infrastrutture).

La crescita degli edifici nel 2024 è stata pari a 623 ettari, delle aree estrattive di 436 ettari, delle infrastrutture di 351 ettari, di altre coperture artificiali come piazzali, cortili, campi sportivi o discariche di 581 ettari.

Fotovoltaico e uso del suolo

Il report si concentra anche sul consumo di suolo dovuto agli impianti fotovoltaici a terra, che hanno fatto registrare un aumento di 1.702 ettari coperti lo scorso anno, di cui l’80% su superfici precedentemente utilizzate a fini agricoli.

Il dato è in forte aumento (più del quadruplo) rispetto ai 420 ettari rilevati nel 2023, ai 263 del 2022 e ai 75 del 2021, seppure con impatti diversi sull’ambiente rispetto ad altri tipi di costruzione.

A differenza, ad esempio, degli interventi che prevedono cementificazione, i pannelli ricadono nel consumo di suolo detto “reversibile”. Inoltre, numerosi studi dimostrano che, se progettati e gestiti con criteri ecologici, questi impianti possono diventare habitat positivi per la biodiversità, migliorare la ritenzione idrica, offrire doppio uso dei terreni e perfino contribuire a una “rigenerazione” del suolo agricolo intensivo (si veda anche Quando il fotovoltaico favorisce la biodiversità).

Veniamo ai dati. Al 2024 gli impianti fotovoltaici a terra in Italia occupano circa 18.837 ettari, per 11.080 MW di potenza. I numeri di Snpa, precisiamo, differiscono di circa il 6% da quelli pubblicati nel rapporto statistico del Gse, che riporta una superficie di 17.692 ettari e una potenza totale pari a circa 11.574 MW.

Le differenze tra i due valori di superficie possono essere attribuite alla differente fonte dei dati; i valori del Gse sono ricavati dalla documentazione di ogni singolo impianto, mentre i dati Snpa derivano da foto-interpretazione di immagini telerilevate e possono includere anche alcune aree di pertinenza e impianti installati, ma non attivi.

Va comunque detto che in Italia la superficie agricola utilizzata (SAU) ammonta a circa 12,8 milioni di ettari (quasi il 42% della superficie nazionale). Ciò significa che il FV a terra occupa oggi lo 0,14% della SAU (terreni coltivati, prati permanenti e pascoli).

La distribuzione dei pannelli fotovoltaici installati a terra a livello regionale è eterogenea, con un massimo in Puglia (5.245 ha, circa il 28% di tutti gli impianti nazionali), seguita da Lazio (2.046 ha) ed Emilia-Romagna (1.864 ha). Di seguito una tabella riepilogativa.

Il focus sui tetti

Il report Snpa cita anche l’ultimo rapporto statistico “Solare Fotovoltaico” (pdf) del Gse, che conferma l’aumento del numero di grandi impianti (>5 MW) entrati in servizio nell’ultimo anno, con una potenza installata di 2.046 MW (circa il 31% della potenza totale installata nell’ultimo anno), a fronte dei 664 MW del 2023, dei 353 MW del 2022 e dei 29 MW registrati nel 2021.

Gli stessi dati del Gestore indicano, a differenza degli anni precedenti, un decremento nelle categorie di impianti di dimensioni più piccole (<30 kW), sia in termini di numero sia di potenza.

Questo calo nella tendenza a progettare i nuovi impianti con dimensioni compatibili con una localizzazione non a terra è un aspetto che allontana il Paese dall’obiettivo dello sfruttamento dei tetti degli edifici e dei fabbricati più grandi o di altre superfici già consumate.

Il Pniec, nel suo aggiornamento di giugno 2024, suggerisce un approccio “ispirato alla riduzione del consumo di territorio, per indirizzare la diffusione della significativa capacità incrementale di fotovoltaico prevista per il 2030, promuovendone l’installazione innanzitutto su edificato, tettoie, parcheggi, aree di servizio”.

Per quanto riguarda i grandi impianti fotovoltaici il cui posizionamento è previsto a terra, il piano indica come prioritario l’utilizzo di “zone improduttive, non destinate ad altri usi, quali le superfici non utilizzabili a uso agricolo”.

In quest’ottica assume una certa rilevanza l’agrivoltaico, che offre la possibilità di far convivere sullo stesso suolo un doppio uso produttivo, agricolo ed energetico. Un recente report di SolarPower Europe ha evidenziato come in Europa ci siano molte lacune sul tema, a cominciare dall’Italia che non si è ancora dotata di una definizione ufficiale di agrivoltaico o di procedure semplificate per le autorizzazioni (L’agrivoltaico in Europa a più velocità: definizioni confuse o regole diseguali).

Questa tecnologia è però inclusa in misure incentivanti del nostro Paese contenute nel Pnrr, in modo particolare in riferimento agli impianti avanzati. Ricordiamo che il decreto attuativo con i criteri e le modalità degli incentivi, n. 436 del 22 dicembre 2023, entrato in vigore il 14 febbraio 2024 (integrato e modificato dal D.M. 149 del 19 giugno 2025), prevede l’incentivazione di una potenza di almeno 1,04 GW.

Stime di potenza sui tetti

Gli analisti di Snpa hanno anche tentato di fornire una stima della superficie potenzialmente disponibile per l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti e hanno formulato le relative ipotesi sulla potenza FV installabile.

Escludendo i centri storici e gli agglomerati urbani minori, e sottraendo dalla superficie disponibile quella non adatta alle installazioni per via di ombreggiamento, impianti di condizionamento e spazi tra i pannelli obbligatori per mantenere una distanza che ne consenta la manutenzione, i risultati mostrano che la superficie netta disponibile può variare da 870 a 1.137 kmq.

Ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 mq per ogni kW installato, si stima una potenza variabile dagli 84 ai 110 GW installabile su fabbricati esistenti.

A questa si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate, sempre senza aumentare il consumo di suolo, per ulteriori 79-104 GW, un quantitativo sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile complessiva previsto dal Pniec al 2030.

In generale, Snpa ipotizza la creazione di un mix di localizzazioni. Per formulare una previsione di quanto suolo verrebbe consumato a causa dei nuovi impianti fotovoltaici bisognerebbe tener conto di quanta potenza sarà ancora necessario installare e del rapporto tra impianti che saranno realizzati a terra e su coperture.

Al 2024 la ripartizione risulta pari al 31% circa a terra e al 69% non a terra. Secondo il Pniec, nel 2021-2030 bisognerà installare circa 74 GW di rinnovabili, 57 GW dei quali dovranno essere FV.

Di questa quota ne risultano installati al 2024 “solo” 14 GW: per i rimanenti 43 GW, ipotizzando una ripartizione analoga ad oggi tra impianti a terra e non a terra e utilizzando come coefficiente medio di occupazione il valore aggiornato allo scorso anno di circa 1 ha/MW, si arriva a calcolare una superficie di circa 133 kmq di nuovo suolo consumato (per circa 13,3 GW).

Si tratta, tuttavia, di un calcolo teorico che non terrebbe conto ad esempio dei progressi nell’efficienza dei pannelli, che potrebbe avere implicazioni dirette sulla superficie necessaria per arrivare a determinate potenze e generare un determinato quantitativo di energia, facendo rivedere al ribasso le stime.

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