Fotovoltaico galleggiante contro la crisi idrica, l’Umbria pensa al lago Trasimeno

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L’assessore De Luca pensa a un progetto sperimentale che possa andare oltre i vincoli ambientali dato il rischio prosciugamento. In parallelo si lavora su stoccaggi d’acqua e pompaggi idroelettrici.

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Il lago Trasimeno è in crisi idrica e una parte della soluzione individuata dalla Regione Umbria passa per il fotovoltaico galleggiante.

Gli ultimi dati sono stati diffusi dal consigliere regionale Nilo Arcudi (Umbria Civica), che ha annunciato un’interrogazione: l’invaso è sceso a meno 191 centimetri rispetto allo “zero idrometrico”, cioè il normale livello di equilibrio, e rischia di arrivare a meno 200 entro la fine del mese.
Per far fronte a questa situazione l’assessore umbro all’Energia, Thomas De Luca, ha illustrato negli ultimi giorni la possibile strategia.

In primis i pannelli sullo specchio d’acqua, “tra le soluzioni più affidabili per abbattere l’evaporazione”, secondo l’esponente di Giunta.

“Già nel 2019 la Banca Mondiale pubblicava il rapporto ‘Where Sun Meets Water’. Una vasta letteratura scientifica conferma che questi impianti riducono l’evaporazione tra 0,8 e 2,2 metri cubi all’anno per ogni metro quadrato coperto, creando anche micro-habitat favorevoli alla biodiversità, oggi soffocata dal fango”.

I grandi impianti Fpv (floating photovoltaic) sono dunque “realtà consolidate in tutto il mondo: basti pensare a quello della diga di Hapcheon in Corea del Sud, integrato nel paesaggio con la sua forma a fior di prugno”.

Non solo il solare. De Luca ha messo in evidenza anche l’aumento dell’apporto idrico ottenuto sbloccando un collegamento con l’invaso toscano di Montedoglio, in corso di potenziamento.

Nel prossimo futuro si punta anche a un piano integrato per interconnettere il lago ad altri corpi idrici, inclusi la diga del Chiascio e il Niccone, e per realizzare una rete di bacini artificiali di stoccaggio.

In questa direzione va il progettoBasin4energy” presentato da Regione Umbria durante la Cop30 del 2025, che punta sul recupero di invasi collinari abbandonati e sul potenziamento di quelli esistenti per creare sistemi di pompaggio idroelettrico.

“Negli ultimi anni tutto il dibattito sul lago Trasimeno si è concentrato su come portare nuova acqua. Gli studi dicono che con gli attuali scenari climatici, se nulla sarà fatto, il prosciugamento è inevitabile”, aggiunge l’assessore De Luca in una videointervista con EcoFuturo Festival.

“Serve un approccio integrato e il fotovoltaico flottante può essere un’azione da avviare, anche in una fase sperimentale, soprattutto perché bisogna fare i conti con tutti i vincoli paesaggistici e ambientali che spesso si conciliano male con la realtà, visto che parliamo di un lago che non facendo nulla non esisterà più”.

A promuovere questa tecnologia è anche Legambiente Umbria, che in una nota commenta: “Per il Trasimeno, come per altri bacini e canali, il fotovoltaico galleggiante può aiutare a mantenere l’acqua nel lago e a produrre energia rinnovabile”.

L’associazione ricorda comunque che si tratta di un pezzo della soluzione per la crisi idrica e che ogni applicazione andrà valutata nell’ambito delle procedure ambientali, pur restando una valida alternativa da prendere in considerazione.

Fotovoltaico galleggiante, una realtà in crescita

Secondo un approfondimento su questa tecnologia pubblicato da QualEnergia.it ad aprile, per il FV galleggiante le richieste sono in aumento, i progetti in sviluppo si moltiplicano e il quadro normativo si è fatto più favorevole, soprattutto per alcuni impianti sotto i 10 MW.

Il settore, però, resta sospeso fra accelerazione e cautela: gli operatori vedono spazi di crescita, ma continuano a pesare incertezza applicativa, ritorni economici meno favorevoli rispetto ai sistemi a terra e limiti della rete.

Secondo Roberto Pisani, responsabile commerciale di Hydro Solar (società specializzata sul fotovoltaico galleggiante), per colmare la distanza che ancora esiste fra un mercato di nicchia e uno più maturo ed esteso sono necessari una maggiore consapevolezza degli utenti finali su dove convenga davvero e quali condizioni servano, oltre a una ulteriore definizione delle regole da parte del legislatore.

Non bisogna dimenticare che il solare galleggiante continua a costare di più del fotovoltaico a terra, ma il divario si è ridotto, come aggiunge Andrés Franco, amministratore delegato della spagnola Isigenere, anch’essa specializzata su questa tecnologia.

Si stima un sovraccosto medio complessivo del 20-30% rispetto a un impianto onshore, contro il 40-50% di dieci anni fa. Il motivo è strutturale: sull’acqua bisogna creare artificialmente il supporto che a terra esiste già.

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