Imprese, in Italia il rapporto tra prezzi elettrici e del gas è il più alto d’Europa

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Il documento Acer-Ceer fotografa per l'Italia un mercato con prezzi retail ancora poco reattivi all’ingrosso e una flessibilità dei consumi ancora scarsamente sfruttata.

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Per le imprese italiane il prezzo dell’elettricità continua a rappresentare un ostacolo all’elettrificazione dei consumi. Nel 2025, tra i clienti non domestici, il rapporto tra il prezzo finale dell’elettricità e quello del gas è stato pari a 3,7, il valore più alto tra i mercati europei analizzati da Acer e Ceer (rispettivamente l’Agenzia Ue dei regolatori dell’energia e il Consiglio europeo dei regolatori dell’energia) nel “Rapporto di monitoraggio 2026 sui mercati energetici al dettaglio” (link in basso).

Un livello molto distante dal valore di riferimento pari a 2 indicato dall’Electrification Action Plan europeo per il 2030. Anche escludendo tasse, oneri e altri prelievi, il rapporto italiano resta intorno a 3, come mostra il confronto delle due tabelle in basso. Per le famiglie il rapporto è invece pari a 2,6, appena sopra il riferimento europeo di 2,5.

Acer avverte comunque che confrontare semplicemente il prezzo di un MWh elettrico con quello di un MWh di gas non basta per stabilire la convenienza dell’elettrificazione: tecnologie come le pompe di calore, come ben noto, utilizzano l’energia in modo più efficiente.

Sul mercato italiano emerge anche un altro elemento. Nel 2025 la differenza tra la componente “energia e vendita” dei prezzi al dettaglio e il benchmark dei prezzi all’ingrosso è stata pari a 73 €/MWh per l’elettricità, seconda solamente ai 101 €/MWh dell’Irlanda, e a 29 €/MWh per il gas, anche in questo caso il secondo valore più alto dietro agli 81 €/MWh della Svezia. La media europea era rispettivamente di 41 e 18 €/MWh.

Il dato mostra che i prezzi al dettaglio reagiscono con ritardo ai movimenti del mercato all’ingrosso: nel 2022 questo ha attenuato l’impatto immediato dei rincari, mentre negli anni successivi ha rallentato la discesa delle bollette.

Acer sottolinea che questo “retail markup” risente dei tempi di approvvigionamento, delle coperture finanziarie degli operatori, dei costi di bilanciamento, della struttura dei contratti, della regolazione dei prezzi e delle misure pubbliche di sostegno.

Clienti domestici: in Italia flessibilità ancora poco sfruttata

Proprio la struttura dei contratti rappresenta un altro spunto interessante che il rapporto fornisce sull’Italia. Secondo l’indagine, nel 2025 appena il 2% dei contratti domestici italiani era a prezzo dinamico, mentre il 55% rientrava nella categoria dei contratti flessibili (che comprende prodotti indicizzati e tariffe differenziate per fascia oraria) e il restante 43% nella categoria “altri contratti”.

È una penetrazione molto ridotta se confrontata con la disponibilità dell’infrastruttura necessaria: l’Italia è infatti tra i Paesi che hanno raggiunto il 100% di diffusione degli smart meter domestici.

Ma quanto potrebbe valere questa flessibilità? Per una famiglia italiana “tipo” con consumi elettrici di 3.000 kWh l’anno, Acer stima che nel 2025 il solo passaggio dal contratto medio preso come riferimento a una tariffa dinamica avrebbe generato un beneficio di circa 191 euro, pari al 32% della bolletta utilizzata nella simulazione. Spostando inoltre parte dei consumi verso le ore meno costose si sarebbero aggiunti altri 32 euro, portando il vantaggio teorico complessivo a circa 223 euro.

Si tratta naturalmente di una simulazione, con il modello che sovrastima il beneficio del cambio di contratto, perché nel prezzo dinamico non considera eventuali costi commerciali applicati dal fornitore.

In Europa prezzi ancora alti

Il quadro europeo resta nel frattempo segnato dagli effetti della crisi energetica. Nel 2025 il prezzo medio domestico dell’elettricità nell’Ue era ancora di 294 €/MWh, contro una media di 224 €/MWh nel periodo 2019-2021, mentre il gas si attestava a 118 €/MWh, rispetto ai 69 €/MWh pre-crisi.

La riduzione dei costi della componente energia tra 2023 e 2025 è stata quasi interamente bilanciata, per l’elettricità, dall’aumento di reti, tasse e oneri; per il gas questi aumenti hanno più che compensato la discesa della componente energetica. Le tariffe di rete elettriche domestiche sono inoltre salite da 63 €/MWh nel 2020 a 84 €/MWh nel 2025.

Da qui le tre priorità indicate da Acer e Ceer. La prima è rendere l’elettrificazione economicamente attraente, intervenendo sul rapporto tra prezzi dell’elettricità e dei combustibili fossili ma considerando anche efficienza delle tecnologie e costi iniziali di apparecchi, installazioni e ristrutturazioni.

La seconda è fare in modo che i crescenti investimenti nelle reti producano valore per i consumatori, attraverso una pianificazione efficiente e un migliore utilizzo delle infrastrutture esistenti, così da contenerne l’impatto sulle bollette.

La terza è migliorare il monitoraggio dei contratti retail, raccogliendo dati più completi sui prodotti effettivamente sottoscritti, sui segnali di prezzo ricevuti dai clienti e sulla loro reale capacità di partecipare alla flessibilità del sistema.

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