La sostituzione di moduli e inverter in un impianto fotovoltaico, per qualunque ragione avvenga, innesca per il titolare una serie di obblighi che è bene conoscere.

Dopo aver esaminato in precedenti articoli se e quando sia il caso di fare interventi di revamping da un punto di vista tecnico (vedi link a fondo pagina), esaminiamo qui gli obblighi di legge che derivano dall’eventuale decisione di sostituire moduli e/o inverter.

Tali obblighi sono importanti soprattutto per gli impianti incentivati in Conto Energia. Se non ci si attiene alle regole, infatti, si va incontro alla possibilità di una revoca ovvero a una rimodulazione degli incentivi da parte del Gestore dei Servizi Energetici (GSE).

Gli adempimenti variano in base alla dimensione dell’impianto, ma in linea generale sono abbastanza simili.

Non sono simili, però, le conseguenze economiche di eventuali violazioni: trasgredire le regole o sbagliare le pratiche su un impianto in Conto Energia comporta mancate entrate potenzialmente molto maggiori se viene revocato l’incentivo, rispetto agli svantaggi pecuniari di un’eventuale revoca dello scambio sul posto.

Sostituzione dei moduli FV per impianto incentivato Conto Energia

Ci occuperemo qui soprattutto degli adempimenti riguardanti la sostituzione dei moduli, perché tale modifica può avere un impatto diretto sulla potenza dell’impianto e, quindi, alterare i presupposti per la concessione stessa dell’incentivo.

La modifica dell’inverter, per quanto sia il cuore dell’impianto e vada comunque comunicata quale intervento significativo, pone meno problemi dal punto di vista del dimensionamento dell’impianto e della producibilità, su cui appunto si basano gli incentivi del Conto Energia.

Quali sono dunque gli obblighi che il proprietario di un piccolo impianto fotovoltaico deve rispettare se cambia anche un solo modulo?

Soprattutto per gli impianti incentivati, poiché si cambiano, anche se magari di poco, i connotati dell’impianto, si dovranno notificare tutti gli stessi enti che abbiamo dovuto avvisare quando abbiamo installato l’impianto per la prima volta, quindi: GSE, distributore elettrico e Terna.

L’installatore dovrà avvisare anche il consorzio per la gestione del fine-vita e del riciclo dei moduli, notificando la necessità dello smaltimento dei vecchi moduli e la verifica del corretto adempimento per i nuovi moduli installati in relazione alla gestione del fine vita, curati da organizzazioni come PVCycle, Cobat RAEE, ecc (vedi più sotto).

La singola questione più importante a cui i proprietari di impianti incentivati in Conto Energia dovranno fare attenzione è che nel sostituire i moduli di impianti fino a 20 kWp, la potenza complessiva del nuovo sistema può aumentare, considerando tutti gli interventi realizzati durante l’intero periodo di incentivazione, al massimo del 5% rispetto alla potenza originaria.

Se la potenza dell’impianto ammodernato dovesse superare tale soglia, si perderà il diritto agli incentivi del Conto Energia. Ciò vuol dire, per un impianto da 3 kWp, che la somma delle potenze dei nuovi moduli dovrà essere al massimo di 3,15 kWp; per un impianto originariamente da 6 kWp potrà diventare al massimo da 6,3 kWp.

Il GSE prescrive inoltre che i nuovi moduli di impianti incentivati debbano rispettare i criteri del 5° Conto Energia, a prescindere che l’impianto in questione usufruisca dei regimi incentivanti precedenti. Il titolare dell’impianto dovrà comunicare la sostituzione dei moduli al GSE entro 60 giorni dall’intervento.

Per facilitare tali adempimenti, il GSE ha da poco messo a disposizione degli utenti una scheda di sintesi degli interventi di manutenzione e ammodernamento degli impianti fotovoltaici incentivati in Conto Energia, e in particolare nel caso di sostituzione dei moduli (la scheda è scaricabile dal link in fondo a questo articolo).

A tal proposito, il GSE sottolinea che le comunicazioni relative a interventi di manutenzione e ammodernamento tecnologico devono essere inviate tramite il questionario GEI FTV del proprio portale online – l’applicativo SIAD (Sistema Informativo per l’Acquisizione Dati).

Compilare la nuova scheda di sintesi non è un obbligo. Il suo scopo è quello di guidare i proprietari nel reperimento di tutte le informazioni necessarie. E il proprietario potrà allegarla sul portale assieme alla documentazione obbligatoria per facilitare in parte anche il lavoro del GSE.

Va poi sottolineato che aumentare la potenza di un impianto incentivato è possibile e che la quota di impianto potenziata potrà accedere anche a detrazioni fiscali come quella del superbonus.

La condizione però è che il potenziamento sia realizzato tramite una diversa sezione d’impianto, che dovrà essere in grado di funzionare in maniera autonoma e indipendente dal resto dell’impianto, e avere un suo contatore di produzione separato rispetto all’apparecchio di misura dell’energia incentivata, in modo da distinguere chiaramente la sezione incentivata da quella non incentivata.

Poiché si parla di sezioni di impianto autonome e indipendenti, in questi casi non basterà chiaramente installare solo nuovi moduli, ma bisognerà anche dotare la nuova sezione di tutti gli altri dispositivi necessari, a partire da inverter, protezioni di interfaccia, eccetera.

La nuova sezione potrà essere allacciata alla stessa utenza, quindi afferirà allo stesso punto di consegna dell’impianto incentivato, con lo stesso numero di POD. Escluso il fatto che il potenziamento è connesso alla stessa “vecchia” utenza servita dalla sezione incentivata, la nuova sezione d’impianto è trattata in maniera simile ad un nuovo impianto, nel senso che ne va comunicata l’installazione sia al distributore elettrico che a Terna, tramite i rispettivi portali online, oltre che al GSE.

Per quanto riguarda il distributore, si dovrà verificare la variazione della potenza in ingresso e di come la nuova configurazione di impianto si andrà ad interfacciare con la rete pubblica.

Tutti gli interventi di potenziamento non incentivato, realizzati su tutti gli impianti in Conto Energia, devono essere comunicati al GSE, oltre agli altri enti, in quanto interventi considerati significativi.

Se l’impianto FV non è incentivato in Conto Energia

Per gli impianti che non usufruiscono del Conto Energia, ma sono in regime scambio sul posto, si devono comunicare al GSE, al distributore e a Terna, tramite il suo sistema Gaudì, solo gli interventi che fanno aumentare la potenza dell’impianto.

Se la potenza rimane la stessa e i tratti salienti del sistema fotovoltaico non cambiano, per gli impianti in solo scambio sul posto, non è necessario notificare il GSE e gli altri enti.

Il pannello va al riciclo

Nel momento in cui l’installatore sostituisce i vecchi con i nuovi moduli, questi diventano di fatto un rifiuto elettronico regolato dalla normativa sui Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE). Sono considerati in particolare “rifiuti derivanti dai pannelli fotovoltaici” provenienti da nuclei domestici, in cui rientrano gli impianti di potenza nominale inferiore a 10 kWp.

Avendo il produttore pagato il contributo ambientale, come da obbligo di legge, uno dei consorzi per la raccolta dei moduli fotovoltaici si recherà presso l’installatore a ritirare i vecchi moduli per poi avviarli al riciclo. Altrimenti, si potranno portare i moduli all’isola ecologica più vicina, dove gli stessi consorzi li potranno prelevare.

Se il produttore dei moduli non ha pagato il contributo, nel caso di moduli storici immessi prima dei Conti Energia, i consorzi dovranno addebitare il costo del trasporto e del riciclo al titolare dell’impianto. Di fatto, però, una volta che i vecchi moduli sono stati depositati presso l’isola ecologica, diventa molto difficile, se non impossibile, addebitare a chicchessia tali costi. Ma degli aspetti legati al fine-vita e riciclo dei moduli FV ci occuperemo più specificatamente in un prossimo articolo.

Di tutte le pratiche si può occupare solitamente la stessa ditta installatrice incaricata di sostituire i moduli, ad un prezzo al cliente che solitamente, per procedure standard che non richiedano potenziamenti di impianto, dovrebbe ammontare a poche centinaia di euro.

Per approfondire su impianti FV domestici:

Inverter per il fotovoltaico residenziale: quando conviene sostituirlo e quanto costa

Fotovoltaico, come capire se l’impianto domestico funziona male e cosa fare