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La bolletta energetica del Paese pesa meno, ma il calo è solo congiunturale

La fattura energetica nazionale nel 2024 è scesa a 51 mld €, spinta da quotazioni in calo e minori importazioni di gas e petrolio. È al 2,3% del Pil. Un miglioramento temporaneo: solo rinnovabili ed efficienza possono renderlo strutturale.

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La fattura energetica dell’Italia nel 2024 ha avuto un miglioramento grazie al calo delle quotazioni di gas e petrolio e ai minori consumi di energia.

Come noto, questo indicatore un indicatore serve per capire l’impatto economico delle importazioni di energia sul Paese ed è costituito dal saldo fra l’esborso per le importazioni e le entrate derivanti dalle esportazioni.

In sintesi, la fattura energetica riflette la dipendenza dell’Italia dalle fonti estere in termini monetari ed è un elemento chiave per valutare la vulnerabilità del paese, la sua esposizione alla volatilità dei prezzi energetici internazionali e lo stato della bilancia commerciale.

Ci avvaliamo dell’analisi (pdf) condotta da Unem (Unione energia per la mobilità) per evidenziare come nel 2024 la nostra fattura energetica si sia attestata a 51,1 miliardi di euro, con un calo di quasi 16 mld € rispetto al 2023 (-24%).

Tre sono stati i fattori principali che hanno contribuito a questo risultato: il calo dei prezzi dell’energia a livello globale, la riduzione dei consumi per alcune fonti energetiche chiave e un modesto rafforzamento dell’euro sul dollaro.

Il calo è netto rispetto al picco storico del 2022, quando si sono raggiunti i 114,4 miliardi € (vedi grafico). Durante quel periodo la guerra in Ucraina aveva portato ad un rapido rialzo del prezzo delle fonti fossili, soprattutto del gas naturale.

Da quel momento, la fattura energetica è scesa del 40% nel 2023: 66,5 mld €, con una diminuzione di circa 48 mld € e nel 2024, sempre rispetto al picco 2022, il calo è stato del 55% (-63,3 mld €) (si veda anche Fattura energetica 2023 Italia: in forte calo sul 2022, ma il deficit è di oltre 66 miliardi).

Nello specifico le importazioni nette di gas, una fetta rilevante dell’import energetico italiano, sono ammontate a 22 miliardi € nel 2024, cioè 6,3 miliardi in meno rispetto al 2023, soprattutto per un calo dell’indice TTF che per gran parte del 2024 è stato inferiore al 2023, anche se in aumento per tutto l’anno.

Anche la spesa legata all’energia elettrica è diminuita di 1,3 miliardi € (-21%) fermandosi a 4,8 miliardi €.

La fattura energetica legata alle fonti petrolifere è la componente più alta, ma anche qui si è registrato un deciso miglioramento. La spesa petrolifera ammontava a 22,2 miliardi € nel 2024, in calo di 6,6 miliardi (-23%) sull’anno precedente.

Oltre alla minore quantità importata di greggio (-8% sul 2023), ha contribuito anche il calo del prezzo medio del petrolio di circa il 3%: il costo medio annuo del greggio è stato di 570,8 euro/tonnellata contro i 587,8 del 2023.

Per quanto concerne il cambio euro-dollaro, nel 2024 è stato favorevole alla prima valuta, incidendo sul calo delle quotazioni del petrolio in euro per circa il 3%.

La domanda di petrolio dell’Italia riguarda soprattutto il settore dei trasporti dove va a coprire quasi il 92% della richiesta, come si vede dal grafico.

Alla luce di questi dati il peso sul Pil della fattura energetica è al 2,3% nel 2024 rispetto al 5,7% del 2022. Ricordiamo che nel decennio 2011-2021 l’incidenza è stata mediamente dell’1,6% (ma con un picco del 4% nel 2012).

La fattura petrolifera, invece, nel 2024 ha inciso sul Pil per l’1%, rispetto all’1,4% del 2023 e all’1,7% del 2022

Insomma, vediamo un deciso miglioramento della nostra fattura energetica legato però a dinamiche congiunturali, cioè ai prezzi o al cambio. Come spiega anche il documento Unem, proprio per questo motivo bisognerà aumentare l’impegno “per rendere questo minor esborso strutturale, grazie alla maggior efficienza energetica e all’aumento dell’energia prodotta a livello nazionale tramite rinnovabili”.

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