Con il caro energia causato dalla guerra contro l’Iran, in Europa torna sotto pressione l’Ets e il governo italiano è in prima linea nel chiedere una sospensione e una revisione, in parallelo con la norma nazionale del Dl Bollette sui rimborsi dei permessi di emissione per i produttori a gas, subordinata all’ok di Bruxelles.
Intanto oggi, intervenendo all’Europarlamento per presentare le possibili risposte dell’Ue al caro-energia, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha indicato tra le opzioni allo studio anche un limite di prezzo al gas utilizzato nella generazione elettrica, oltre che un maggiore utilizzo di contratti di lungo termine come Ppa e Cfd, l’uso degli aiuti di Stato e la possibilità di sovvenzioni.
La posizione di Meloni
Il tema dell’Ets è emerso ieri, 10 marzo, durante una videoconferenza del gruppo informale di lavoro sulla competitività europea, convocato su iniziativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al premier belga Bart De Wever; una riunione cui hanno partecipato 21 capi di Stato e di governo, oltre alla presidente della Commissione europea.
Al centro del confronto, secondo le comunicazioni ufficiali, gli effetti della crisi geopolitica sui mercati energetici e le possibili misure per contenere i prezzi.
I leader hanno concordato sulla necessità di interventi mirati e temporanei, Merz ha chiesto di accelerare il riesame del sistema europeo per lo scambio delle emissioni e Meloni ha rilanciato una proposta già avanzata nelle ultime settimane da Roma: sospensione temporanea dell’Ets sulla produzione elettrica, in attesa di una revisione più ampia.
Secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, la premier ha sottolineato la necessità di affrontare alcune criticità del sistema, tra cui la volatilità del prezzo della CO2, il tema delle assegnazioni gratuite e l’interazione tra Ets e mercato elettrico europeo.
Il dossier sarà sul tavolo del prossimo Consiglio europeo, il 19-20 marzo.
L’intervento al Senato
Meloni è tornata sul tema anche nel suo intervento oggi alla Camera sulla crisi in Medio Oriente (testo in basso), ribadendo che il governo italiano chiede una revisione del meccanismo e, nell’immediato, la sospensione dell’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche finché i prezzi globali dei combustibili fossili non torneranno su livelli più bassi.
Roma chiede poi che la riforma affronti altri nodi, tra cui la proroga delle quote gratuite per le industrie energivore e misure per ridurre la volatilità dei prezzi, come un tetto alle quotazioni o l’esclusione dal mercato di operatori non industriali.
Nel discorso, la premier ha inoltre indicato alcune misure per contenere i rincari, tra cui il rafforzamento del monitoraggio sui prezzi con una task force Arera e il sistema “Mr. Prezzi”, la possibile attivazione delle “accise mobili” sui carburanti e interventi sui costi regolatori e infrastrutturali che incidono sul prezzo del gas.
Il collegamento con il Dl Bollette
La posizione italiana in Ue si inserisce anche nel dibattito interno sul Dl Bollette e l’art. 6 sull’Ets gas, misura che entrerà in vigore nel 2027 solo se l’Ue darà il suo via libera e che sarà notificata alla Commissione europea solo dopo la conversione del decreto.
“La nostra aspettativa è che l’Unione Europea ci consenta di correggere rapidamente, e in maniera strutturale, questo meccanismo controproducente”, cioè l’Ets che “viene pagato anche sull’energia da rinnovabili”, ha detto alla Camera oggi Meloni, riferendosi alla norma.
Ieri, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha spiegato che l’intervento vuole aprire una discussione a livello europeo. “È una misura che al momento non è attuata, ma può far emergere un dibattito su come i costi della CO2 vengono applicati nei mercati energetici dell’Ue”, ha detto a margine di un vertice sull’energia nucleare a Parigi.
Come abbiamo scritto, l’impressione è che nemmeno il Mase stesso creda che l’Ue possa approvare la misura, anche se pubblicamente questo non emerge.
Le parole di Pichetto confermano l’idea che l’art. 6 del Dl Bollette, più che l’intervento “pragmatico” dipinto dal ministero, sia una bandiera da sventolare per dare un segnale, da una parte a chi chiede interventi strutturali contro il caro energia, come Confindustria, dall’altra a Bruxelles, sulla necessità di depotenziare l’Ets.
Revisione Ets entro luglio?
Il pressing italiano si inserisce infatti in un confronto più ampio tra gli Stati membri. Secondo una bozza delle conclusioni del prossimo Consiglio europeo riportata da Politico.EU, i governi chiederanno alla Commissione di presentare una revisione dell’Ets entro luglio 2026.
Oltre all’Italia, alcuni Paesi dell’Europa centrale, tra cui Slovacchia e Repubblica Ceca, hanno chiesto esplicitamente di sospendere o indebolire il sistema per ridurre i costi energetici.
Bruxelles, però, continua a difendere il ruolo dell’Ets come pilastro della politica climatica europea: la Commissione ha già chiarito che eventuali modifiche dovranno comunque preservare il ruolo centrale del carbon market nella transizione energetica.
La posizione della Commissione Ue
Intervenendo oggi alla plenaria del Parlamento Ue in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo, Ursula von der Leyen ha illustrato alcune delle opzioni allo studio della Commissione per contrastare il caro-energia aggravato dalla guerra in Medio Oriente.
Ha ricordato che dall’inizio del conflitto “i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%”, con un costo aggiuntivo per l’Ue stimato in circa 3 miliardi di euro per le importazioni di combustibili fossili in soli dieci giorni.
Bruxelles sta quindi preparando diverse misure, tra cui “un migliore utilizzo dei Ppa e dei Cfd, misure sugli aiuti di Stato” e anche la possibilità di “sovvenzioni o limiti di prezzo al gas”, con l’obiettivo di ridurre l’impatto del gas quando determina il prezzo dell’elettricità.
Von der Leyen ha inoltre sottolineato che per abbassare le bollette bisogna intervenire su tutte le componenti – costo dell’energia, oneri di rete, tasse e costi delle emissioni – e ha ribadito che l’Ets resta uno strumento centrale della politica climatica europea: “abbiamo bisogno dell’Ets, ma dobbiamo modernizzarlo”.
Il G7 attende sulle scorte
Il dibattito arriva mentre si osserva con attenzione l’evoluzione della crisi energetica.
Al vertice straordinario dei ministri dell’Energia del G7 del 10 marzo, convocato dalla presidenza francese, non sono state prese decisioni immediate sul rilascio delle scorte strategiche di petrolio. I Paesi del G7 hanno rinviato la valutazione all’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), che ha convocato una riunione dei governi membri per verificare la sicurezza degli approvvigionamenti (comunicato finale in basso).
Nel frattempo i mercati restano estremamente volatili: dopo un picco oltre i 100 dollari al barile nelle prime fasi del conflitto, il prezzo del greggio è tornato sotto i 90 dollari, mentre il gas europeo al Ttf è sceso intorno ai 45 €/MWh dopo i rialzi dei giorni precedenti e il Pun italiano oggi è quasi a 148 euro/MWh, dopo aver superato i 160 nei giorni scorsi.
Il pacchetto Ue
Parallelamente alla gestione dell’emergenza, come abbiamo riportato, ieri la Commissione europea ha presentato il nuovo pacchetto energia, che punta a rafforzare gli investimenti nella transizione energetica e a ridurre le bollette.
Il piano comprende una strategia per mobilitare nuove risorse nelle tecnologie pulite, con oltre 75 miliardi di euro di finanziamenti della Banca europea per gli investimenti nei prossimi tre anni, una strategia per lo sviluppo dei piccoli reattori modulari nucleari e il cosiddetto Citizens Energy Package, con misure per migliorare la trasparenza nel mercato retail e ridurre i costi delle forniture.
Presentando il pacchetto all’Europarlamento, il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ha sottolineato che l’attuale contesto geopolitico “ricorda ancora una volta i rischi della dipendenza europea dai combustibili fossili importati”.
Il confronto su Ets, prezzi dell’energia e competitività industriale continuerà ora nelle prossime settimane. Il Consiglio europeo del 19-20 marzo dovrà fare il punto sulla situazione energetica e indicare le prossime mosse della Commissione.
Per l’Italia l’obiettivo è chiaro: trasformare la crisi energetica in un’occasione per riaprire il dossier sul funzionamento del mercato europeo della CO2. Resta da vedere quanti governi saranno disposti a seguire Roma su questo terreno.
Articolo aggiornato dopo la pubblicazione per inserire le comunicazioni di Giorgia Meloni al Senato e l’intervento di Ursula von der Leyen all’Europarlamento.


























