Ets 2, nuove misure contro il caro-prezzi in edifici e trasporti

Annunciate dal Commissario Ue per il Clima, Wopke Hoekstra, per migliorare la stabilità del nuovo mercato della CO2, operativo dal 2027 sui combustibili fossili nel riscaldamento e nella mobilità stradale. Un position paper di Ref Ricerche evidenzia rischi e impatti sociali.

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Crescono i timori dei governi europei per l’entrata in vigore del mercato della CO2 su edifici e trasporti stradali, noto come Ets 2 (Emissions Trading Scheme), dove il numero “2” indica che è un mercato separato dall’Ets principale, operativo dal 2005 in altri settori, come industrie e trasporti aerei e marittimi.

La partenza dell’Ets 2 non è imminente: le aste per l’assegnazione delle quote di CO2 inizieranno nel 2027.

Ma le incertezze sui possibili impatti sociali della misura si stanno moltiplicando, tanto da spingere il commissario Ue per il Clima, l’olandese Wopke Hoekstra, ad annunciare nuovi interventi della Commissione per controllare i prezzi delle emissioni.

La principale preoccupazione di molti Stati membri, tra cui l’Italia, è che l’Ets 2 farà aumentare in modo rilevante i prezzi dei combustibili fossili – benzina, gasolio, gas per il riscaldamento – mettendo in difficoltà cittadini e piccole imprese, soprattutto nelle fasce più “vulnerabili” dei bassi redditi, che non hanno denaro sufficiente per investire in tecnologie più pulite, come pompe di calore o veicoli elettrici.

Pertanto, ha assicurato Hoekstra a margine del Consiglio Ue sull’Ambiente del 21 ottobre, “miglioreremo la stabilità e la prevedibilità dei prezzi, rafforzando il meccanismo di rilascio delle quote se i valori di mercato superano 45 euro per tonnellata di CO2”.

In sostanza, in base alla proposta, si potrà immettere sul mercato un volume doppio di quote rispetto a quanto previsto in questo momento, al fine di aumentare l’offerta e far scendere i prezzi.

Inoltre, Bruxelles intende ampliare la liquidità e la prevedibilità a lungo termine, mantenendo nella riserva stabilizzatrice (cosiddetta MSR, Market Stability Reserve) “tutte le quote che non saranno rilasciate entro la fine del 2030”.

Ci sarà anche “un intervento più tempestivo e fluido della riserva, in caso di minore liquidità del mercato, attraverso l’immissione graduale di quote”.

Altra proposta è anticipare l’avvio delle aste dell’Ets 2, in modo da anticipare anche le relative entrate e aiutare gli Stati membri a prepararsi gradualmente al nuovo meccanismo; la Banca europea per gli investimenti (Bei) sta poi valutando con la Commissione un nuovo strumento per finanziare progetti di decarbonizzazione nei settori coinvolti.

Come funziona l’Ets 2

Come osserva il position paper pubblicato il 21 ottobre dal Laboratorio Ref Ricerche, think tank che riunisce rappresentanti delle imprese, delle istituzioni e della finanza, l’obiettivo dell’Ets 2 è portare il principio “chi inquina paga” direttamente nelle case dei cittadini.

Il suo funzionamento è analogo all’Eu-Ets “principale”, oggi il più grande mercato mondiale delle emissioni di anidride carbonica.

È un sistema cap-and-trade: l’Ue fissa un tetto massimo alle emissioni e distribuisce o mette all’asta permessi di emissione, ognuno equivalente a una tonnellata di CO2. I partecipanti devono restituire ogni anno permessi pari alla quantità di CO2 generata dalle proprie attività: chi emette più del consentito deve acquistarne altri, chi invece riduce la CO2 può vendere quelli in eccesso.

I ricavi delle aste, pari a 2,56 miliardi di euro per l’Italia nel 2024, sono poi reinvestiti in energie rinnovabili, efficienza energetica e politiche di sostegno alle fasce di popolazione più vulnerabili.

L’Ets 2, si legge nel documento, vuole introdurre un cambio di paradigma negli edifici e nei trasporti stradali: un segnale di prezzo che renda conveniente dal punto di vista economico investire in efficienza energetica e mobilità a basse emissioni.

Impatti sui cittadini e possibili soluzioni

L’obbligo di acquisto dei permessi sull’Ets 2, ricorda Ref Ricerche, ricade sui fornitori di combustibili, che presumibilmente trasferiranno gli extra costi sui prezzi finali ai consumatori.

Alla prima fase 2024-2026 con il solo monitoraggio delle emissioni, dal 2027 seguirà la piena operatività con assegnazione delle quote e obbligo di restituzione annuale. L’obiettivo è ridurre del 42% le emissioni dei settori coinvolti entro il 2030, rispetto al 2005.

Il prezzo della CO2, evidenzia il position paper, “diventerà un segnale economico sempre più forte, ma perché funzioni senza creare resistenze sociali serviranno politiche di sostegno mirate, soprattutto per le famiglie vulnerabili”.

Si stima che la spesa media per il riscaldamento a gas aumenterà di circa 83 euro l’anno, mentre i carburanti dovrebbero subire rincari dell’8-9%, con un impatto complessivo di circa 210 euro annui tra gas e carburanti, per una famiglia tipo con due autovetture alimentate a benzina e-o gasolio.

Queste cifre “possono sembrare contenute, ma rischiano di pesare sproporzionatamente sulle fasce più deboli, quelle che non hanno risorse per sostituire una vecchia caldaia o acquistare un’auto elettrica”.

Più in dettaglio, si spiega, l’Ets 2 prevede un costo sulle emissioni di CO2 da gas naturale di circa 58,79 euro per tonnellata al 2027. L’impatto varia sensibilmente per zona geografica e relativo fabbisogno termico per il riscaldamento. Il Veneto è la Regione più colpita, con un aumento medio stimato di 104 euro l’anno, seguito da province come Mantova e Pavia (oltre 123 euro).

Per i consumi medi nazionali (703 metri cubi), l’extra-costo medio è pari a 83 euro annui, +10,7% sulla spesa pre-tasse per il gas (da 777 a 860 euro). Per un’utenza tipo Arera, che consuma 1.100 metri cubi annui, l’aumento è intorno ai 130 euro.

Il rischio principale dell’Ets 2, affermano gli autori, è “accentuare le disuguaglianze”, poiché in Italia “quasi 11 milioni di persone (18,9% della popolazione) sono a rischio povertà” e per loro “anche incrementi modesti dei costi energetici diventano ostacoli concreti alla possibilità di investire in tecnologie efficienti”.

Per mitigare questi effetti, l’Ue ha istituito il Fondo sociale per il clima con 86 miliardi di euro di plafond tra 2026 e 2032. All’Italia spettano almeno 7 miliardi, da gestire attraverso il Piano sociale per il clima redatto dal Mase, che include diverse misure, ad esempio per la riqualificazione energetica degli edifici e l’uso del trasporto pubblico locale.

La vera sfida, conclude il documento, “sarà l’attuazione rapida ed efficace di questi interventi. Il rischio è che i fondi arrivino in ritardo mentre i rincari sono immediati. Serviranno meccanismi semplici di accesso agli incentivi, evitando che la burocrazia scoraggi le famiglie vulnerabili e che gli incentivi vengano indirizzati verso quelle fasce di popolazione che meno ne hanno bisogno.”

L’Ets 2 quindi “è una scommessa sulla capacità dell’Unione Europea e dell’Italia di governare una transizione complessa”.

Difatti, “se i cittadini percepiranno il meccanismo come ingiusto, il rischio sarà alimentare scetticismo verso le politiche climatiche. Se invece sarà accompagnato da misure credibili, potrà diventare un modello di transizione equa e sostenibile”.

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