Dal 2019 ad oggi diversi shock globali hanno influenzato fortemente le politiche energetiche dei Paesi, causando un’ondata di cambiamenti senza precedenti e portando la spesa pubblica per l’energia a più che raddoppiare in poco più di sei anni.
Secondo il nuovo rapporto della Iea “State of Energy Policy 2026” (link in basso), in seguito a eventi come le interruzioni delle catene di approvvigionamento globali dovute alla pandemia, l’invasione russa dell’Ucraina, le restrizioni commerciali sui minerali critici, diversi anni di caldo estremo e i conflitti che hanno interessato i principali fornitori di energia i governi sono corsi ai ripari accentuando l’attenzione su sicurezza, resilienza e accessibilità economica dell’energia, spingendo la spesa pubblica di settore a livelli molto più elevati.
Il rapporto si basa sul “Global Energy Policies Hub” della Iea, che monitora oltre 6.500 misure in 84 Paesi e più di 200 tipologie di politiche.
A livello globale risulta che la spesa pubblica annua per l’energia ha superato i 405 miliardi di dollari nel 2025, pari all’1,4% della spesa pubblica totale dello scorso anno, rispetto allo 0,8% di appena un decennio fa. Alcuni Paesi, tra cui Regno Unito, Germania e Giappone, hanno registrato quote anche molto più elevate, prossime al 3%.
La maggior parte della spesa pubblica è stata destinata a investimenti a lungo termine in infrastrutture energetiche, rinnovabili, efficienza energetica e incentivi per il passaggio a combustibili alternativi.
Storicamente, il settore energetico ha rappresentato una quota relativamente piccola dei bilanci pubblici, attestandosi in media intorno all’1% nella maggior parte dei Paesi. Sebbene si sia registrata una diminuzione rispetto al picco del 2023 (grafico in basso), gli esborsi nel 2024 e nel 2025 sono rimasti significativamente più elevati rispetto al passato.
I provvedimenti arrivati in seguito alla pandemia hanno svolto un ruolo fondamentale in questa crescita. Tra i principali figurano l’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti, il “Recovery and Resilience Facility” dell’Unione europea e la “Green Transformation Policy” del Giappone.
Dal 2020, i governi hanno stanziato quasi 2.000 miliardi di dollari per sostenere la transizione verso l’energia pulita dei prossimi anni. Al 2025, 1.600 miliardi erano stati erogati nell’ambito di questi pacchetti di ripresa.
La spesa pubblica per settore
La quota maggiore della spesa pubblica per l’energia è stata destinata alla produzione di elettricità e alle infrastrutture di rete: il dato è più che raddoppiato dal 2015 e ha raggiunto i 135 miliardi di dollari nel 2025.
Negli ultimi anni, tuttavia, si è avuto un calo della spesa a livello locale, dovuto in gran parte al passaggio a meccanismi basati sul mercato, con oltre dieci Paesi che hanno lanciato aste di capacità per il fotovoltaico e l’eolico negli ultimi cinque anni.
In particolare, la Cina ha ridotto i sussidi per le fonti rinnovabili e ha gradualmente eliminato le tariffe incentivanti per i nuovi progetti nel 2025. Analogamente, gli Stati Uniti hanno emanato una legge nel luglio 2025, il “One Big Beautiful Bill Act”, per porre fine agli incentivi fiscali per il solare e l’eolico sui nuovi progetti a partire dal 2026. Al contrario, il Regno Unito ha stanziato una cifra record di 56 miliardi di dollari per la “Low Carbon Contracts Company”, che gestisce i contratti per differenza nel Paese, nel solo 2025.
La spesa pubblica nel settore edilizio è invece sestuplicata dal 2015, raggiungendo i 56 miliardi di dollari nel 2025, destinati principalmente a interventi di riqualificazione energetica e all’elettrificazione degli impianti di riscaldamento.
Tra i programmi rilevanti gli analisti Iea citano il Superbonus italiano (24 mld $ dal 2021), gli incentivi fiscali statunitensi per gli immobili residenziali a basso consumo energetico (39 mld $ dal 2015), il programma tedesco per l’efficienza energetica degli edifici e le rinnovabili (56 mld $ dal 2021) e il programma cinese di permuta degli elettrodomestici (12,9 mld $ nel 2025).
Ancora, il sostegno alle auto a basse emissioni è aumentato di 15 volte in un decennio, raggiungendo i 40 miliardi di dollari nel 2025. I maggiori stanziamenti nel 2025 sono arrivati dal programma cinese di permuta (21 mld $) e dal credito d’imposta sugli acquisti (2 mld $), dal bonus ecologico francese (1,5 mld $) e dal credito d’imposta per veicoli ecologici statunitense (9,5 mld $).
La spesa per i programmi industriali, che comprende gli incentivi per le tecnologie energetiche e l’estrazione di minerali critici, è aumentata da circa 11 miliardi di dollari nel 2015 a 26 miliardi nel 2025.
La Cina ha guidato la spesa dal 2015 al 2021, con una media di 4,8 miliardi di dollari all’anno per il settore minerario. Il programma giapponese di “Trasformazione Verde” per la resilienza della catena di approvvigionamento di materiali critici e batterie ha totalizzato 25 miliardi di dollari dal 2022 al 2025, mentre gli Stati Uniti hanno introdotto crediti d’imposta per investimenti e produzione nel settore manifatturiero avanzato per un importo di 9,4 miliardi di dollari dal 2022.
Infine, le misure a breve termine per rendere l’energia più accessibile hanno giocato un ruolo chiave nell’impennata della spesa pubblica, in particolare in risposta alla crisi energetica del 2022. La spesa più elevata si è registrata nel Regno Unito, con un totale cumulativo di 61 miliardi di dollari nel 2022 e nel 2023, seguito da Germania (46 mld $) e Giappone (45 mld $).
Queste misure, principalmente sussidi a breve termine per i consumatori volti a compensare gli elevati prezzi di petrolio, elettricità e gas, hanno rappresentato il 20-30% della spesa pubblica per l’energia nel 2022 (119 mld $) e nel 2023 (101 mld $).
Per una panoramica della distribuzione della spesa si osservi il grafico in basso, che ne sintetizza anche la crescita nel tempo.
La spesa pubblica ha inoltre sostenuto l’aumento degli investimenti energetici globali in tutti i settori, cresciuti da circa 2.500 miliardi di dollari nel 2019 a una stima per il 2025 di 3.300 miliardi di dollari.
Va meglio l’efficienza energetica
Il report rileva anche i recenti progressi a livello globale nell’efficienza energetica. L’intensità energetica mondiale è migliorata di circa il 30% negli ultimi 25 anni; ciò significa che il mondo consuma circa il 30% in meno di energia per unità di prodotto economico rispetto al 2000, con tendenze differenziate a seconda dei principali settori di utilizzo finale.
Le auto e i condizionatori d’aria hanno ottenuto miglioramenti di efficienza per le nuove vendite, rispettivamente, del 30% e del 45% dal 2005.
Tuttavia, il ritmo di miglioramento è rallentato negli ultimi 15 anni, passando da un tasso annuo di circa il 2,2% all’inizio degli anni 2010 a circa l’1% nel 2024 (grafico in basso), in concomitanza con un generale rallentamento della crescita del valore aggiunto industriale.
Gli standard minimi di prestazione energetica e le politiche di transizione hanno avuto un ruolo cruciale nel migliorare l’efficienza.
Lo scorso anno più di 130 Paesi avevano in vigore almeno uno standard simile, e tra questi ce ne sono stati 15 che hanno introdotto modifiche per aumentarne o diminuirne la restrittività.
Nel complesso è stata osservata una riduzione della copertura e della severità, con significativi ritiri, allentamenti legislativi e rinvii entrati in vigore. I tagli più significativi si sono visti negli Stati Uniti, dove il “One Big Beautiful Bill Act” ha eliminato le sanzioni civili per il consumo medio di carburante delle aziende e il Dipartimento dell’Energia ha abrogato i precedenti standard di risparmio energetico per determinati elettrodomestici.
Gli standard per gli apparecchi di raffreddamento coprono ora il 90% della domanda, un dato rimasto stabile negli ultimi dieci anni. Quelli per caldaie e riscaldamento mostrano un andamento simile e oggi coprono circa l’80% della domanda globale di riscaldamento.
Anche i nuovi standard per pompe, compressori e motori industriali hanno fatto pochi progressi di recente. L’Ue e i suoi principali partner commerciali rappresentano una delle novità più significative in questo ambito, avendo reso obbligatorio lo standard “Super Premium Efficiency” (IE4) per i motori industriali tra 75 e 200 kW a partire dal 2023, mentre la maggior parte delle altre principali economie applica lo standard IE3.
Ritardi negli obiettivi climatici
Il 2025 ha segnato inoltre una tappa fondamentale nel meccanismo di adeguamento dell’Accordo di Parigi, in base al quale i Paesi aggiornano i propri impegni climatici ogni cinque anni.
Al 27 marzo 2026, oltre 130 Paesi hanno presentato nuovi Contributi determinati a livello nazionale (Ndc), e la stragrande maggioranza di essi ha fissato nuovi obiettivi per il 2035. Complessivamente, tali proposte coprono quasi il 75% delle attuali emissioni di gas serra legate al settore energetico.
Alcune regioni non hanno però ancora presentato, o hanno ritirato, i loro impegni aggiornati. Nel gennaio 2025 ad esempio gli Stati Uniti hanno avviato il processo di ritiro dall’Accordo di Parigi, con effetto a partire dal gennaio 2026 (Usa fuori dagli accordi sul clima: la scommessa perdente di Trump).
Il ritmo annuale di mitigazione previsto nei nuovi Ndc non è, nel complesso, molto superiore a quello degli Ndc rivisti per il 2030 presentati in occasione della COP26 di Glasgow. La Iea stima che il nuovo ciclo di piani nazionali porterà un aumento delle emissioni globali di CO₂ legate all’energia in media dello 0,4% all’anno dal 2024 al 2035, con una leggera diminuzione dello 0,3% qualora gli impegni condizionali vengano rispettati integralmente e nei tempi previsti.
Ciò rappresenterebbe un netto rallentamento rispetto ai livelli storici di crescita annuale delle emissioni, che si sono attestati intorno all’1,1% dal 2010, e rispetto al primo ciclo di Ndc per il 2030 presentato nel 2016 (0,6%). Tuttavia, implica anche un ritmo di riduzione più lento rispetto al precedente ciclo di piani rivisti per il 2030, definiti a Glasgow, che prevedeva obiettivi di riduzione annuale delle emissioni di circa l’1% fino al 2030.
Il seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:
Prova gratis il servizio per 10 giorni o abbonati subito a QualEnergia.it PRO



























