Il 2026 segnerà un punto di svolta per le catene di fornitura delle tecnologie per la transizione energetica.
Secondo una breve analisi di Wood Mackenzie, dal titolo “Global cleantech supply chain” (pdf), il settore cleantech globale sta uscendo da una fase di espansione guidata dall’overcapacity per entrare in una nuova fase di consolidamento strategico e riallineamento geografico, in un contesto sempre più frammentato dal punto di vista geopolitico e regolatorio.
Lo studio prende in esame diverse tecnologie: solare, eolico, batterie, idrogeno verde, nucleare e infrastrutture di rete. Si evidenzia come ogni grande area economica stia seguendo un percorso distinto, influenzato da specifiche politiche industriali, sicurezza energetica e costi di produzione.
Le scelte del 2026, sottolineano gli analisti, in particolare su approvvigionamento manifatturiero e lavorazione dei minerali critici, avranno effetti duraturi sul ritmo e sui costi della transizione energetica nel prossimo decennio.
Le aree degli attori globali
Uno dei temi centrali individuati nell’analisi è la localizzazione guidata dalle politiche pubbliche.
La Cina, dopo anni di crescita accelerata della capacità produttiva, sta consolidando il proprio settore manifatturiero per imporre una crescita più disciplinata, riducendo l’eccesso di offerta e recuperando marginalità. Parallelamente, il ruolo del Sud-Est asiatico come piattaforma manifatturiera per l’export è destinato a ridursi, penalizzato da dazi e barriere commerciali.
Emergono invece nuovi poli industriali. India e Medio Oriente stanno rafforzando la propria posizione come hub manifatturieri, in particolare nel fotovoltaico, mentre l’Europa continua a perseguire l’obiettivo di moduli FV “Made in EU”, seppur su scala limitata.
Negli Stati Uniti, la combinazione di requisiti di contenuto locale, regimi tariffari e incentivi sta ridisegnando rapidamente le catene di fornitura, con il rischio, nel breve periodo, di un disallineamento tra domanda interna e capacità produttiva disponibile, soprattutto per lo storage.
Prezzi in fase di stabilizzazione
Venendo ai prezzi, dopo anni di forte volatilità, il 2026 dovrebbe portare ad loro stabilizzazione, anche se i produttori sfrutteranno il momento per concentrarsi maggiormente sul recupero dei margini piuttosto che sulla crescita dei volumi.
Tre gli spunti rilevanti sull’argomento contenuti nell’analisi di Wood Mackenzie:
- il Capex per rinnovabili e storage rimane significativamente più basso (dal 40% al 70% in meno) rispetto alle tecnologie basate su combustibili fossili;
- i prezzi di FV e batterie subiranno un rialzo all’inizio del 2026 legato al consolidamento industriale in Cina e agli aumenti lungo la catena upstream;
- i prezzi delle turbine eoliche dovrebbero restare stabili nell’anno corrente, anche se nei mercati occidentali persistono pressioni legate a carenza di manodopera specializzata, tassi di interesse elevati e incertezza regolatoria.
Più efficienza e integrazione
Sul fronte tecnologico, Wood Mackenzie individua un cambiamento di paradigma.
Nel fotovoltaico l’attenzione si sposta verso incrementi di efficienza e, soprattutto, soluzioni integrate, con un vantaggio competitivo sempre più legato alla capacità di offrire ecosistemi completi (modulo-inverter-tracker), integrati con sistemi digitali di monitoraggio e supporto alla rete.
Nello storage emergono due direttrici parallele: da un lato la progressiva commercializzazione delle batterie al sodio, spinte dalle preoccupazioni sulla resilienza della filiera del litio (Batterie al sodio sempre più competitive rispetto al litio); dall’altro il miglioramento incrementale delle batterie LFP in termini di densità energetica, sicurezza e ingombro.
Nonostante le innovazioni, le attuali configurazioni standard (celle da 314 Ah e container da 5 MWh) resteranno comunque dominanti nel breve periodo, a causa degli elevati investimenti richiesti per aggiornare le linee produttive.
In ultimo l’eolico, con i relativi O&M che stanno rallentando nella corsa all’aumento delle dimensioni delle turbine, privilegiando una maggiore disciplina manifatturiera.
Minerali critici e colli di bottiglia
Nonostante gli sforzi di diversificazione, i colli di bottiglia nella fornitura di minerali critici restano un fattore di rischio.
La Cina mantiene una posizione dominante nella lavorazione di polisilicio e nelle chimiche chiave per le batterie, in particolare LFP. La razionalizzazione della capacità produttiva in Cina potrebbe ridurre l’overcapacity, ma nel breve termine lascerebbe i mercati occidentali con alternative limitate.
Secondo Wood Mackenzie, le vulnerabilità di approvvigionamento saranno gestite nel breve periodo attraverso contratti di lungo termine, mentre nel medio-lungo termine sarà necessario un sostegno politico più incisivo per costruire catene di approvvigionamento resilienti al di fuori della Cina.
Il report suggerisce di prestare particolare attenzione ai prezzi del polisilicio, che potrebbero a breve subire picchi improvvisi a causa di riduzioni drastiche della produzione da parte dei produttori cinesi.
Negli ultimi anni il settore è stato caratterizzato da forte sovraccapacità, soprattutto nel Paese asiatico: questo ha innescato una guerra dei prezzi, con margini molto compressi e livelli di utilizzo degli impianti bassi.
Gli analisti rilevano come sia però in corso un’attenta gestione della filiera del polisilicio in Cina, con i produttori meno efficienti che stanno riducendo la produzione o, addirittura, uscendo dal mercato. Questo approccio porterà a una riduzione dell’offerta disponibile, e di conseguenza, i prezzi potrebbero aumentare nella prima parte del 2026, per poi stabilizzarsi su livelli un po’ più alti.
Nucleare e idrogeno, tra rilancio e incertezze
Infine, lo studio segnala un aumento degli investimenti in tecnologie come il nucleare di nuova generazione e gli elettrolizzatori.
In particolare, sembra crescere l’interesse per i piccoli reattori modulari (SMR), sostenuto anche da segnali di apertura politica in Paesi europei come Belgio, Germania e Italia.
Tuttavia, oltre agli acclarati problemi che accompagnano questa tecnologia (Nucleare: piccoli reattori modulari troppo costosi, lenti e rischiosi), gli analisti segnalano un altro nodo critico: la fragilità delle catene di fornitura, ad esempio per l’arricchimento dell’uranio.
Nel comparto degli elettrolizzatori, l’elevata capacità produttiva costruita negli ultimi anni rischia di scontrarsi con una domanda ancora immatura. Secondo gli analisti, la combinazione di overcapacity, incertezza regolatoria e politiche di localizzazione potrebbe innescare già dal 2026 una fase di consolidamento della filiera, con una selezione dei produttori e un ridimensionamento delle catene di fornitura.


























