Il comparto del biogas e del biometano è tra ipiù complessi nell’ambito delle tecnologie orientate alla transizione energetica italiana, perché richiede competenze tecniche, gestionali e agronomiche sempre più approfondite.
Ma quali sono oggi le figure professionali più richieste? E quali percorsi formativi permettono di accedere a questo settore?
Ne abbiamo parlato con Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas (CIB), associazione che riunisce aziende agricole produttrici di biogas e biometano, imprese fornitrici di tecnologie e servizi e soggetti istituzionali.
Gattoni, in che modo l’introduzione del biogas ha trasformato le pratiche agricole nelle aziende?

L’inserimento della digestione anaerobica nelle aziende agricole ha accelerato l’innovazione in diversi ambiti produttivi, anche esterni alla produzione di biogas. La gestione agronomica del digestato, l’inserimento delle doppie colture, la gestione efficiente dell’irrigazione, la gestione dell’allevamento sono state oggetto di profonde trasformazioni. Questo cambiamento è stato possibile grazie all’introduzione di mezzi, attrezzature e strumenti di controllo finalizzati alla gestione efficiente delle risorse produttive.
Queste trasformazioni hanno inciso anche sulle competenze richieste…
Certo. Infatti le aziende agricole che hanno investito nella produzione di biogas sono state un laboratorio a cielo aperto e hanno raggiunto una maturità tecnica che richiede figure professionali sempre più specializzate.
Quali sono queste nuove figure professionali?
Sul lato operativo, la domanda si concentra principalmente sugli operatori di impianto, chiamati a gestire i processi di digestione anaerobica, monitorarne i parametri e garantire la sicurezza. Invece, sul lato della progettazione, sono richiesti ingegneri e tecnici agro-energetici con competenze trasversali.
Gli agronomi, come contribuiscono al funzionamento di questi impianti?
Il loro contributo è sempre più richiesto, soprattutto quando si tratta di agronomi specializzati nella gestione delle coltivazioni e delle rotazioni colturali, nell’approvvigionamento delle biomasse, nella gestione del digestato e nella pianificazione della fertilizzazione aziendale. Oggi l’efficienza agronomica è parte integrante della sostenibilità economica degli impianti.
Con lo sviluppo del biometano, quali ulteriori competenze tecniche e gestionali sono richieste?
Il passaggio dal biogas al biometano è un salto di qualità importante sotto il profilo tecnologico e gestionale. Le tecnologie di upgrading, di purificazione del gas e di immissione in rete richiedono tecnici con una preparazione impiantistica avanzata e una buona conoscenza della normativa del gas naturale. Allo stesso tempo, cresce il peso della sostenibilità certificata.
Può spiegarci meglio?
Con il decreto biometano e i bandi Pnrr, la capacità di gestire verifiche ispettive, dichiarazioni di consumo, tracciabilità delle matrici e rendicontazione delle emissioni di gas a effetto serra è diventata essenziale per accedere agli incentivi.
Oltre agli operatoti di impianto, ci sono altre figure professionali richieste?
Sì, il manager di impianto, una nuova figura che non si occupa solo della parte tecnica, ma ottimizza le performance economiche, monitora i costi energetici e garantisce la conformità normativa dell’intera attività. È una professionalità sempre più centrale in un settore agroindustriale molto evoluto.
Confermate che si riscontrano difficoltà nel reperire personale qualificato?
Sì, il gap è reale e lo sentiamo quotidianamente attraverso i nostri oltre 1.100 soci.
In quali zone di Italia si avverte maggiormente questa carenza?
La carenza di personale qualificato si avverte in tutta Italia, ma con maggiore intensità nelle aree a più alta densità impiantistica. In particolare, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna concentrano la gran parte dei circa 1.500 impianti attivi e registrano la pressione più forte sul mercato del lavoro specializzato.
Quali sono i punti principali della filiera in cui manca personale competente?
Le aree di maggiore difficoltà sono la conduzione degli impianti di upgrading a biometano, la gestione agronomica del digestato, e sempre più la logistica e la distribuzione del biometano come carburante. A questo si aggiunge un ambito spesso trascurato: la gestione burocratica e regolatoria degli incentivi. La domanda di supporto cresce velocemente ed è necessaria una sempre maggiore disponibilità di professionisti capaci di muoversi con sicurezza tra Gse, Terna, Arera e Distributori del gas naturale.
Quali percorsi formativi consigliate a chi vuole intraprendere una carriera nel settore?
Il settore richiede competenze davvero trasversali: chi lavora nel biogas agricolo deve capire sia la biologia del processo che la meccanica impiantistica, oltre alla chimica del suolo e alla normativa energetica. Percorsi universitari in Agraria, Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio o Biotecnologie, ma anche ITS ad indirizzo agro-alimentare o energetico offrono una formazione più operativa. A questi percorsi va però affiancata una formazione specialistica di settore.
Chi offre questi corsi specialistici?
La Biomethane Academy per esempio è la prima scuola italiana interamente dedicata alla formazione professionale nel biometano, nata dalla collaborazione tra il CIB e Cornucopia Società Cooperativa Sociale ETS, ente formativo accreditato dalla Regione Lombardia. I corsi, rivolti sia a operatori che a manager di impianto, puntano a formare figure immediatamente spendibili e allineate alle esigenze del settore.
Per un giovane che vuole entrare nel settore, qual è il modo più efficace per fare pratica?
Il biogas è un settore in cui l’esperienza sul campo è fondamentale. Per i giovani il consiglio è avvicinarsi alle aziende agricole, alle realtà consortili e alle cooperative del territorio senza timore di partire da ruoli operativi.
Quindi è necessario imparare direttamente dall’impianto e sull’impianto…
Sì, perché è proprio attraverso la gestione quotidiana dell’impianto che si acquisiscono molte delle competenze più importanti: dalla conoscenza dei processi biologici alla capacità di leggere i dati di funzionamento e intervenire rapidamente sulle criticità. È un comparto in forte crescita che valorizza rapidamente chi dimostra capacità di apprendimento, flessibilità e approccio pratico.
Ci sono altri modi per entrare nel settore?
Come dicevo prima, anche le attività tecnico-regolatorie sono oggi un importante canale di ingresso professionale per giovani con competenze amministrative o energetiche.
Per chi è già attivo nel settore, quali sono le competenze emergenti su cui conviene investire?
Ci sono tre aree strategiche su cui vale la pena investire. La prima è la digitalizzazione: i nostri impianti producono una quantità enorme di dati, parametri di processo, consumi, rese, e chi sa leggerli e trasformarli in decisioni operative ha un vantaggio competitivo enorme.
Le altre due aree di reskilling quali sono?
La seconda è la certificazione della sostenibilità a cui accennavo prima: con gli aggiornamenti delle normative europee e nazionali, dimostrare la sostenibilità dell’impianto non è più un’opzione ma un prerequisito per accedere agli incentivi. Molte aziende stanno già investendo in questo percorso, ma la domanda di competenze interne alle aziende cresce di pari passo. La terza area è l’integrazione con la rete gas e con i trasporti: il biometano è un vettore energetico con mercati, contratti e logistica propria. Chi oggi si forma su questi aspetti si trova un passo avanti rispetto al mercato.
Oltre ai ruoli tecnici, quali altre figure professionali sono coinvolte nella filiera?
La filiera è molto più ampia di quanto si immagini. Oltre agli operatori e ai manager di impianto, lavorano nel settore esperti legali e normativi specializzati in diritto energetico e ambientale, analisti di mercato del gas naturale e dei biocarburanti e ricercatori impegnati nello sviluppo di nuove tecnologie di digestione anaerobica. Proprio il settore della ricerca applicata è un altro ambito importante di richiesta, vista la possibilità di accedere a risorse da diversi settori: agricolo, ambientale ed energetico.
Esistono figure dedicate alla comunicazione sul contributo del biogas all’economia circolare?
La comunicazione dovrebbe diventare una componente strategica. Saper comunicare correttamente il contributo del biogas e del biometano alla transizione energetica richiede competenze specifiche: bisogna conoscere la parte tecnica, saper tradurre concetti complessi per il grande pubblico e avere piena consapevolezza del quadro normativo ed energetico. Oggi il settore ha bisogno di figure capaci di raccontare in modo chiaro il valore dell’economia circolare agricola, della produzione di energia rinnovabile e del ruolo del digestato come biofertilizzante. Direi che raccontare bene il biogas significa spiegare come agricoltura, energia e sostenibilità possano convivere in un unico modello produttivo.
La formazione energetica in Italia
La rubrica “Formazione energetica in Italia” di QualEnergia.it raccoglie numerosi articoli, come questo, dedicati alle nuove figure professionali e alle competenze richieste da un mercato in rapida evoluzione, trainato dall’efficienza energetica e dalle fonti rinnovabili.

Abbiamo già approfondito, ad esempio, i profili dei trader energetici, degli esperti in pompe di calore, degli energy manager e degli Esperti in Gestione dell’Energia (EGE), dando voce a chi rappresenta o forma questi professionisti.
Attraverso il contributo di esperti del settore, ogni articolo offre indicazioni concrete su come costruire un percorso professionale qualificato.
Per aiutare chi vuole orientarsi, la rubrica propone anche una raccolta dei principali corsi di formazione disponibili in Italia (ad oggi circa 100 tra corsi universitari, master, ITS e altri percorsi) pensati per sviluppare competenze realmente richieste nel settore energetico.


























