Dentro il complesso processo della transizione energetica non ci sono aspetti tecnologici o ambientale, ma anche di mercato.
Integrare nel sistema energetico una porzione crescente di fonti rinnovabili richiede specifiche competenze capaci di tenere insieme produzione, consumo e regole del sistema. Qui si inserisce il trader energetico, una figura rilevante per il funzionamento e l’evoluzione dei mercati dell’energia.
Ne abbiamo parlato con Stefano Cavriani, Fondatore e Direttore di EGO Group srl, nell’ambito della nostra rubrica “La formazione energetica in Italia”.
Con lui abbiamo approfondito il ruolo del trader, le attività che svolge, il rapporto con le imprese e l’evoluzione della professione, fino ai percorsi formativi più indicati per intraprendere questa carriera.
Ingegner Cavriani, in poche parole, chi è il trader energetico?
Il trader energetico è un operatore specializzato che contribuisce al funzionamento e all’equilibrio dei mercati dell’energia, facilitando
l’incontro tra produzione e consumo attraverso mercati organizzati e accordi contrattuali, siano questi fisici o finanziari. Il suo ruolo si inserisce lungo l’intera filiera energetica, seguendo il flusso dell’energia dagli impianti di produzione fino ai punti di utilizzo, industriali o domestici, e coordinando diversi passaggi che possono essere gestiti da soggetti differenti e non sempre in modo integrato.
Come si inquadra questa attività?
Il trader opera nel rispetto dei vincoli tecnici e delle regole di mercato, e richiede una forte capacità di analisi, gestione dei dati e comprensione dei sistemi energetici. È, insomma, una professione che opera in un contesto complesso e molto regolato, dove affidabilità operativa, gestione del rischio e conformità normativa sono elementi centrali.
Per essere ancora più specifici, può farci qualche esempio delle attività che svolge?
Nella mia esperienza di circa 25 anni nel mercato dell’energia, e nell’ambito di EGO, l’attività si è concentrata in particolare sull’acquisto e sulla gestione dell’energia prodotta da impianti rinnovabili e cogenerativi, prevalentemente da produttori indipendenti che non sono verticalmente integrati e non dispongono di una struttura commerciale propria. Il nostro lavoro consiste nell’individuare gli impianti di produzione e offrire soluzioni efficaci per la valorizzazione dell’energia, cogliendo le diverse opportunità offerte dal mercato. Negli ultimi anni è diventata sempre più rilevante la capacità di gestire la flessibilità degli asset, un elemento chiave per l’integrazione nel sistema di fonti di produzione non programmabili. In pratica, gestiamo l’energia prodotta dagli impianti, collocandola soprattutto sul mercato all’ingrosso, con una quota minoritaria destinata anche ai clienti finali.
Oltre alla compravendita di energia, quali altri strumenti sono gestiti dal trader energetico?
Possiamo includere anche la gestione di strumenti associati, come le Garanzie di Origine e altri meccanismi di certificazione previsti dal sistema, come i titoli di efficienza energetica e l’Emission Trading Scheme o ETS. Sempre più rilevante è poi la capacità di strutturare contratti di lungo periodo, come i Power Purchase Agreements. Sta anche emergendo la necessità di integrare una produzione spesso non programmabile con risorse di flessibilità e modulazione, come ad esempio gli accumuli, i cosiddetti BESS o Battery Energy Storage Systems.
Come si interfaccia il trader con i clienti?
L’attività commerciale viene svolta soprattutto in modo diretto, con un ricorso limitato a intermediari. Nel settore del trading energetico, infatti, non esiste una figura assimilabile al tradizionale “agente commerciale”, come avviene invece nella vendita di energia ai consumatori di dimensioni medio‑piccole.
C’è una sorta di collegamento o relazione con l’energy manager di un’impresa?
L’energy manager è per noi un interlocutore fondamentale, perché è la figura che all’interno dell’azienda gestisce e coordina le scelte legate all’energia. Le attività di ottimizzazione energetica, ad esempio, vengono valutate e utilizzate dall’energy manager, così come la definizione di contratti più complessi, come quelli di lungo periodo. Anche le scelte tecnologiche, dall’installazione di impianti di autoproduzione, come il fotovoltaico, ai sistemi di accumulo, fino alle soluzioni di monitoraggio avanzato, rientrano tipicamente nelle sue responsabilità (vedi anche: Energy Manager: cosa fa, dove lavora e quali competenze servono oggi, ndr).
La figura dell’energy manager però non è sempre un possibile riferimento…
È vero. E per noi è comunque essenziale confrontarci con interlocutori preparati e competenti. In alcuni casi, quando questo know‑how non è pienamente disponibile all’interno dell’azienda, può emergere l’opportunità di offrire il servizio anche in modalità outsourcing. Accanto all’energy manager, se presente, spesso ci si interfaccia anche con l’ufficio acquisti, che ha il compito di validare i contratti sotto il profilo economico. Naturalmente, ogni azienda ha una propria organizzazione e modalità operative specifiche.
Come sta cambiando questa professione con l’evoluzione dei mercati e degli strumenti?
Effettivamente la figura del trader energetico sta evolvendo in modo significativo. È sempre più un operatore tecnologico, che lavora su grandi quantità di dati e utilizza strumenti avanzati per l’acquisizione, l’analisi e la gestione delle informazioni. Allo stesso tempo, il contesto in cui opera è diventato più complesso. Il trading energetico è una professione stimolante, ma è anche molto impegnativa: richiede competenze multidisciplinari, aggiornamento continuo e la capacità di muoversi in un contesto in evoluzione.
Quale formazione serve e quali opportunità ci sono per fare esperienza in questa professione?
Nel nostro settore il background è spesso ingegneristico, ma sono altrettanto importanti le competenze economiche e quantitative. In generale, è fondamentale avere familiarità con i numeri, quindi con la matematica e, in parte, anche con la fisica, oltre a una buona comprensione dei sistemi energetici. Sempre più rilevanti sono le competenze legate all’analisi dei dati, alla programmazione, ad esempio linguaggi come Python. Poi oggi è necessario saper utilizzare strumenti di intelligenza artificiale, che stanno diventando parte integrante del lavoro quotidiano. Le opportunità per fare esperienza non mancano: il settore offre diverse possibilità di stage, apprendistato e percorsi di inserimento, secondo me un passaggio essenziale per comprendere la complessità reale del mercato e delle sue dinamiche operative.
Diamo un consiglio a chi desidera intraprendere questa professione.
Il primo consiglio è riflettere sulle proprie motivazioni e passioni. L’energia è un ambito molto ampio e articolato, e il trading è solo uno dei possibili percorsi professionali. Se però interessa il funzionamento dei mercati e l’idea di operare in un contesto dinamico e complesso, il trading energetico può essere una scelta coerente. È importante investire nella formazione e cercare di entrare in aziende competenti, dove sia possibile crescere professionalmente. Il contesto è impegnativo, ma offre anche molte soddisfazioni. L’energia è un fattore essenziale per il funzionamento della società e per il benessere collettivo, e ritengo che lavorare in questo settore sia veramente interessante e motivante.
La formazione energetica in Italia
Quella del trader energetico è solo una delle molte professioni che si stanno sviluppando attorno al mondo dell’energia.
Per accompagnare studenti e professionisti nella scoperta di questi percorsi, QualEnergia.it ha creato la rubrica “La formazione energetica in Italia”, uno spazio dedicato ai percorsi formativi, alle competenze richieste e alle opportunità di carriera in un ambito in rapida evoluzione, dove nuove figure, come appunto quella del trader energetico, stanno assumendo una rilevanza e un interesse sempre maggiore.

























