Non solo non siamo riusciti a ridurre le emissioni a seguito degli avvertimenti sui cambiamenti climatici che la comunità scientifica ha iniziato a diffondere alla fine degli anni ’80 e ’90: l’allarme è stato sostanzialmente ignorato e abbiamo accelerato il ritmo. Dal 1990 è stata immessa in atmosfera più CO2 di quanta le attività antropiche ne abbiano prodotta in tutta la storia dell’umanità fino a quel momento.

Lo mostra chiaramente il grafico qui sotto, realizzato dal think tank ambientalista Institute for European Environmental Policy (IEEP) sulla base di diversi data set.

Come si vede, poco più della metà di tutte le emissioni globali cumulative di CO2 è avvenuta dopo il 1990, anno di pubblicazione del primo rapporto di valutazione dell’IPCC, pietra miliare che ha riconfermato in maniera inequivocabile il cambiamento climatico antropogenico e ha portato alla creazione dell’UNFCCC.

L’anno 1990 è spesso considerato l’ultima linea di demarcazione dopo la quale i responsabili delle politiche non possono dire che non sapevano dei pericoli del cambiamento climatico: a quel tempo erano già in corso importanti mobilitazioni della società civile e al tempo rallentare il riscaldamento globale sarebbe stato più facile, ricorda lo IEEP.

“Già nel 1990 – commenta Thorfinn Stainforth, policy analyst di IEEP – sapevamo dell’impatto dell’umanità sul cambiamento climatico, eppure abbiamo emesso più della metà di tutte le emissioni dal 1751 solo negli ultimi 30 anni. Se avessimo agito allora, i giovani di oggi e le generazioni future avrebbero dovuto affrontare una sfida molto più semplice. Non possiamo permetterci un altro decennio di inattività e dobbiamo appiattire la curva delle emissioni come parte della ripresa dell’Europa dalla pandemia COVID-19 “.