Su quali fonti energetiche deve puntare la Sardegna? Conviene realizzare una dorsale del gas sull’isola? Elettrificare tutti i consumi finali è una strada percorribile? Quali sono i costi associati alle diverse opzioni?

Sono tante le domande che si rincorrono pensando al futuro mix energetico sardo e che trovano qualche prima risposta nell’analisi costi-benefici appena pubblicata da RSE, che dovrebbe essere teneuta in considerazone nel procedimento di valutazione di impatto ambientale.

Ma va detto che a fine della scorsa settimana, cioè prima della pubblicazione del documento RSE, il Ministro dell’Ambiente Costa firmava il progetto di dorsale gas per il tratto Sud, da Oristano a Cagliari; un progetto che si basava sul parere positivo della Commissione tecnica di verifica esterna al ministero. Ora questo procedimento va al Ministero dello Sviluppo Economico per l’Autorizzazione Unica e che deve indire la Conferenza dei Servizi.

A nostro parere questa decisione del Ministro è del tutto incoerente con il necessario processo di decarbonizzazione nazionale e dell’isola.

Nello specifico lo studio RSE si concentra sul periodo 2020-2040 e confronta varie possibili configurazioni per l’approvvigionamento energetico della regione, cercando così di valutare la convenienza della diverse scelte, in particolare tra la scelta di metanizzare l’isola e quella di elettrificare il più possibile i consumi finali nei diversi settori (residenziale, terziario, industrie, trasporti).

Possibili scenari

In sostanza, per quanto riguarda i diversi possibili mix di infrastrutture gas ed elettriche (esistenti/da sviluppare), lo studio RSE identifica 4 configurazioni “fisiche” e 1 configurazione “virtuale”, riassunte nella tabella sotto (cliccare sopra per ingrandire), con un totale di dieci combinazioni perché ogni singolo caso è stato esaminato con/senza la presenza del futuro elettrodotto Tyrrhenian Link di Terna.

La configurazione “base” prevede il minimo sviluppo delle infrastrutture gas (solo opere già realizzate o la cui realizzazione è già prevista); la configurazione “depositi” punta su una maggiore disponibilità di stoccaggio GNL senza però la dorsale gas, prevista invece nella configurazione “continente” insieme con la realizzazione del gasdotto offshore Sealine (qui si prevede il massimo sviluppo delle infrastrutture legate al metano). Mentre lo scenario “elettrico” punta sulla massima elettrificazione, in particolare nei settori residenziale e terziario.

Infine, la configurazione “isola” prevede un collegamento “virtuale” per le forniture di gas, con un servizio di bettoline continente-isola e depositi costieri con rigassificatori.

Le ipotesi più convenienti

Il grafico sotto riassume le valutazioni costi-benefici dei differenti scenari considerati da RSE.

Nota: “opzione 2” fa riferimento all’ipotesi di soddisfare l’eventuale ripartenza dei fabbisogni energetici delle industrie Eurallumina e Sider Alloys con una nuova centrale a gas CHP, al servizio dell’intero polo.

La configurazione “isola”, si legge nello studio, è risultata quella che porterebbe ai maggiori risparmi, rispetto allo scenario base, perché i maggiori costi legati a investimenti infrastrutturali sarebbero più che compensati da minori costi di acquisto dei vettori energetici e da minori esternalità ambientali (circa 2 miliardi di € di ulteriori risparmi cumulati nel periodo 2020-2040).

In generale, RSE osserva che l’introduzione del metano nel sistema energetico sardo porterebbe a vantaggi sia a livello di sistema, sia a livello di utenti finali. Infatti, il metano sostituirebbe progressivamente combustibili meno sostenibili sotto il profilo ambientale e più costosi come olio combustibile, gasolio e GPL.

La configurazione “isola”, afferma RSE, con un approvvigionamento tramite virtual pipeline, sarebbe inoltre maggiormente flessibile nel caso di una penetrazione del metano in Sardegna inferiore rispetto agli scenari di sviluppo prospettati.

Infine, si legge nell’analisi, va rilevato che, dal confronto fra la configurazione con maggior penetrazione del vettore elettrico e quelle con maggiore ricorso al gas naturale, queste ultime sono maggiormente convenienti, nel medio termine.

Ciò si spiega, secondo RSE, con fattori peculiari del contesto isolano e con le ipotesi adottate: i costi chiavi in mano delle tecnologie sono stati assunti leggermente più elevati della media nazionale, il load factor delle pompe di calore è inferiore alla media nazionale, i costi relativi alle scelte già operate in materia di distribuzione del gas sono stati considerati come già parzialmente sostenuti.

Tuttavia, afferma RSE, (corsivi e neretti nostri) “l’elettrificazione resta comunque la strada più coerente con le politiche di decarbonizzazione sull’orizzonte di lungo termine dal 2050, insieme allo sviluppo dell’idrogeno ‘verde’ per l’alimentazione degli usi non elettrificabili e per la gestione dell’overgeneration da fonti rinnovabili”.

Altri studi e dibattiti in corso

Un recente studio del WWF-Politecnico di Milano sostiene che è possibile eliminare del tutto la generazione a carbone al 2025 senza investire in nuove infrastrutture del gas, puntando su rinnovabili, accumuli e in prospettiva sull’idrogeno “verde” (quello prodotto da energia elettrica 100% eolica-solare).

Intanto Terna punta a costruire il nuovo collegamento elettrico Tyrrhenian Link isola-continente, che nel 2027-2028 potrebbe essere operativo con la piena capacità di 1.000 MW.

E il progetto del Tyrrhenian Link si lega a doppio filo alla partita, che resta apertissima, tra chi vorrebbe metanizzare l’isola con la nuova dorsale gas e chi invece vorrebbe puntare tutto su rinnovabili e sistemi per l’accumulo energetico.

La seconda opzione consentirebbe una piena decarbonizzazione della Sardegna che potrebbe rinunciare al carbone (quasi 1 GW di capacità tra le centrali di Portovesme e Fiumesanto) senza vincolarsi a un’altra fonte fossile (il gas naturale).

Vedremo quale piega prenderanno gli investimenti, anche alla luce delle prossime decisioni del governo, ricordando che il PNIEC parla di un’uscita dal carbone nel 2025, ma per la Sardegna si è già perso molto tempo e la stessa giunta sarda di Christian Solinas punta a un abbandono più graduale del carbone al 2030.

Ricordiamo poi che circa un terzo della richiesta di elettricità dell’isola è coperto oggi dalle fonti rinnovabili per un consumo medio annuale totale di appena 9 TWh (e quees’anno difficilmente si superanno gli 8 TWh, causa Covid). Al netto del fabbisogno, altri 4 TWh sono esportati nel continente.