Nuovi numeri aiutano nella difficile impresa di quantificare la crescita dei data center in Italia.
Secondo A2A, nella provincia di Milano, la più centrale per questo settore, nei prossimi cinque anni la capacità installata di centri dati dovrebbe passare dagli attuali 200 MW a circa 2 GW
Il nuovo documento Terna–Snam sui consumi civili, pubblicato nei giorni scorsi, parla di 9-12,5 GW in tutta la penisola al 2050.
Un report di Ambrosetti e A2A, pubblicato a inizio settembre, stima che la capacità installata dei data center italiani potrebbe raggiungere tra 2,3 e 4,6 GW entro il 2035, con consumi elettrici stimati tra il 7 e il 13% della domanda nazionale.
2 GW in 5 anni in provincia di Milano
Le stime sul milanese sono state fornite venerdì 18 dall’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, un incremento di dieci volte che, da solo, equivale a più della potenza di picco di diverse città italiane messe insieme.
I data center saranno collegati alla rete ad alta tensione o direttamente a centrali di produzione, per evitare di sovraccaricare le reti di distribuzione locali gestite dalla stessa A2A.
“Abbiamo già oltre 3 GW di nuova potenza termoelettrica tra costruita, in costruzione o autorizzata nella regione”, ha spiegato Mazzoncini durante un evento a Milano (che leggiamo dalla cronaca di Reuters), aggiungendo che la crescita del digitale sta aprendo nuove opportunità per le utility.
Nonostante i costi elettrici italiani restino superiori alla media europea, secondo il numero uno di A2A gli sviluppatori non sono scoraggiati: “Il costo dell’elettricità sta convergendo in Europa. Un pannello solare o una turbina eolica producono allo stesso costo in Spagna, Italia o Irlanda. È lì che il mondo sta andando”.
Le proiezioni al 2050 secondo Terna
Come detto, Terna nel suo nuovo documento sulle prospettive energetiche al 2050 stima una capacità installata di data center tra 9 e 12,5 GW entro metà secolo.
Numeri che vanno letti con cautela, precisa il gestore di rete, perché il settore è “estremamente recente” e dipende da molte variabili: evoluzione dell’intelligenza artificiale, diffusione del cloud, nuove regole sulla cybersecurity, ma anche tempi autorizzativi e infrastrutturali che possono superare i sei-otto anni tra richiesta di connessione e pieno regime operativo.
Il baricentro del mercato europeo, si spiega nel report, si sta spostando dai poli saturi del Nord Europa (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino) verso i Paesi del Sud, in particolare Italia e Spagna. Milano è oggi il principale hub nazionale, mentre la Spagna si concentra su Madrid e Barcellona.
Le prime richieste di connessione per centri di calcolo di grande taglia in Italia risalgono al 2013; da allora il ritmo è cresciuto in modo esponenziale.
Attualmente, i data center connessi alla rete elettrica italiana raggiungono una potenza complessiva di circa 513 MW, quasi tutti in Lombardia: un valore ancora limitato rispetto ai progetti in corso ma in rapida crescita, spiega sempre il documento Terna-Snam.
Il dl Energia e il problema connessioni
Come abbiamo riportato, con l’atteso dl Energia sono in arrivo semplificazioni per queste infrastrutture: in sintesi, si introduce il Paur (Procedimento Autorizzativo Unico Regionale), fino a 300 MW autorizzano le Regioni, sopra i 300 MW decide il Mase, con tempi certi (10 mesi + 3 in casi eccezionali) e Via accelerata.
Ma il decreto disciplina solo le autorizzazioni, non le connessioni, che restano in capo a Terna (AT) e ai DSO come E-Distribuzione (MT).
“Questo significa che i grandi hyperscale giocheranno la loro partita tra Terna e Mase, ma il vero mercato sarà gestito dalle Regioni e Terna oppure dai vari DSO diffusi nel territorio nazionale”, spiegava l’esperto Mauro Moroni in un recente articolo (I data center in Italia: da 50 GW di rumore a 5 GW di realtà).
Lo scenario – prevede Moroni – sarà a due velocità: da una parte pochi hyperscale, campus enormi capaci di spostare i numeri nazionali (basti citare il progetto Eni-Khazna da 500 MW o gli annunci di Microsoft e AWS), dall’altra molti edge da 1-5 MW, già realtà con Rai Way che ha completato cinque siti (Firenze, Genova, Milano, Torino, Venezia) e punta a diciotto.
Un carico continuo
Nella sua analisi, Terna sottolinea che i data center, pur essendo assimilabili a carichi industriali per potenza, vengono oggi classificati nei consumi civili (terziario). La loro peculiarità è l’assorbimento costante di energia – 24 ore su 24, 365 giorni l’anno – con elevati standard di qualità e ridondanza delle forniture. È un tipo di domanda non legata a cicli produttivi o stagionalità, ma a esigenze di continuità e sicurezza informatica.
Dal punto di vista tecnico, i consumi dei data center si concentrano per circa due terzi sull’infrastruttura IT (server, archiviazione, rete), mentre il raffreddamento rappresenta la principale voce ausiliaria.
L’efficienza complessiva viene misurata con l’indicatore PUE (Power Usage Effectiveness), oggi mediamente pari a 1,5 in Italia. I nuovi obiettivi europei puntano a ridurlo verso 1,3-1,4, in linea con il Climate Neutral Data Center Pact firmato nel 2021 dai principali operatori del settore.
Le evoluzioni auspicabili
Oltre alla riduzione dei consumi, il Climate Neutral Data Center Pact prevede anche impegni su energia rinnovabile, uso efficiente dell’acqua, economia circolare e recupero del calore per il teleriscaldamento.
Come spiegava Moroni nel suo intervento, infatti, queste infrastrutture non possono essere considerate solo grandi consumatori di energia e acqua: devono diventare elementi attivi della transizione energetica se integrati correttamente nei sistemi locali.
All’estero questa integrazione è già realtà: Microsoft in Danimarca recupera il calore per il teleriscaldamento, l’Olanda impone trasparenza sui consumi, la Germania richiede piani di recupero termico e la Svezia progetta in sinergia con le reti rinnovabili.
In Italia si muovono i primi passi: a Brescia A2A e Qarnot hanno realizzato un data center che fornisce calore pulito al teleriscaldamento, mentre a Milano un progetto analogo con Avalon 3 consentirà di riscaldare oltre mille famiglie.
La vera trasformazione però – prevede l’esperto – arriverà quando i data center diventeranno “nodi attivi” della rete elettrica, come già previsto in Alberta, dove devono contribuire alla stabilità di tensione e frequenza. Anche in Italia, prevede, che in futuro dovranno fornire servizi di rete, coordinarsi con sistemi di accumulo e gestire l’energia rinnovabile in eccesso.



























