Il governo prova a regolare i data center con il Dl Energia

Mentre il decreto resta bloccato per contrasti tra Mase e Mipaaf sulle aree idonee, vediamo le norme per le autorizzazioni dei centri dati.

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Dato come “in arrivo nei prossimi giorni” dal ministro Pichetto solo la settimana scorsa, il dl Energia ancora si fa attendere.

A bloccarlo sarebbero i contrasti tra Mipaaf e Mase sulla spinosa questione delle aree idonee.

Secondo quanto dichiarato ieri alla Staffetta Quotidiana dal titolare del ministero della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, il provvedimento è ancora in fase di concertazione tra Mase e Mipaaf e arriverà solo “quando saranno garantiti equilibri tra produzione rinnovabile e tutela dei terreni agricoli”.

Una parte del decreto ormai definita è invece quella relativa alle misure per regolare la filiera dei data center in Italia.

Un settore in espansione nel nostro Paese, anche se a ritmi meno veloci di quelli che potrebbero apparire osservando le richieste di connessione pervenute a Terna (I data center in Italia: da 50 GW di rumore a 5 GW di realtà).

La bozza del decreto

Allo studio iter semplificati e tempi autorizzativi più brevi, che dovrebbero realizzarsi attraverso un provvedimento unico rilasciato dall’autorità competente per l’autorizzazione integrata ambientale, che fino a 300 MW è individuata nella Regione e al di sopra di tale soglia nel Mase.

Secondo la bozza del dl, visionata dal Sole 24 Ore, il procedimento dovrà concludersi entro dieci mesi dalla verifica della completezza della documentazione fornita dal proponente.

L’autorizzazione sarà comunque rilasciata in seguito alla Conferenza di Servizi, necessaria per garantire il coinvolgimento di tutte le amministrazioni competenti e per acquisire la verifica di assoggettabilità a Via (Valutazione di Impatto Ambientale) di competenza statale, prevista per gli impianti sopra i 50 MW termici (o 25 nel caso di dimezzamento della soglia) o la Via, sempre statale, prevista per impianti sopra i 150 MW termici.

Stando al contenuto della bozza, i progetti di data center che, alla data di entrata in vigore del provvedimento, abbiano già ottenuto i titoli abilitativi necessari alla realizzazione del progetto stesso e che necessitino di connessione di utenza con tensione superiore a 220 kV, potranno richiedere l’autorizzazione alla realizzazione delle opere di connessione alla Regione territorialmente competente.

Caso a parte per i progetti che verranno dichiarati di interesse strategico nazionale, per i quali l’autorizzazione seguirà le procedure accelerate previste dal decreto legge 10 agosto 2023, n. 104, secondo il quale è possibile fare ricorso a una “autorizzazione unica” che sostituisce tutti i permessi, pareri e nulla osta necessari.

Il decreto appena citato riduce inoltre i tempi massimi di conclusione dei procedimenti per i progetti strategici (da 10 a 8 mesi) e consente alle Regioni di delegare ai Comuni alcune funzioni autorizzative in materia ambientale, per semplificare ulteriormente gli iter a livello locale.

Può infine essere nominato dal governo un commissario straordinario per assicurare il coordinamento e l’azione amministrativa necessari “per la tempestiva ed efficace realizzazione del programma d’investimento”.

I numeri sui data center in Italia

Secondo i più recenti dati dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nel 2024 la potenza informatica nominale installata sul territorio nazionale ha raggiunto 513 MW (+17% rispetto al 2023).

Va specificato che questa misura si differenzia dalla potenza termica. Rappresenta infatti la potenza elettrica destinata direttamente ai server, agli storage e alle apparecchiature di rete, quindi la capacità elaborativa effettiva del data center.

L’altra unità indica invece la potenza complessiva richiesta dal data center, includendo anche i sistemi di raffreddamento, l’illuminazione, i sistemi di sicurezza e alimentazione ausiliari (UPS, trasformatori, ecc.).

L’Osservatorio del Politecnico fornisce anche dati sul mercato della colocation, ovvero l’offerta in affitto di spazi e infrastrutture per l’allocazione di server da parte di terzi, che ha raggiunto nel 2024 la quota di 765 milioni di euro, per un incremento su base annua pari al 17%.

Secondo i dati forniti la scorsa settimana dall’Italian datacenter association (Ida), per i prossimi cinque anni il nostro Paese prevede una spesa di 21,8 miliardi di euro per la costruzione e allestimento degli hub digitali.

Un recente studio Teha-A2a rileva che nel 2024 sono stati censiti 168 data center in Italia, con Milano e in generale la Lombardia tra le aree emergenti a livello europeo.

L’analisi sottolinea come il nostro Paese stia guadagnando un ruolo sempre più centrale nello scenario internazionale. Mentre i grandi hub storici europei (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino) mostrano segnali di saturazione a fronte di una serie di vincoli energetici, infrastrutturali, urbanistici e normativi, la Lombardia si sta affermando come polo strategico, attirando l’interesse crescente degli investitori.

Il numero di data center presenti nel nostro Paese è infatti in crescita: le 168 strutture rilevate nel 2024, per una potenza installata di 513 MW, valgono il 13° posto a livello mondiale. Milano, con una potenza installata di 238 MW, pari al 46% della capacità nazionale, supera città come Madrid e Zurigo.

In Italia si stima che entro la metà del prossimo decennio la potenza installata di data center potrebbe raggiungere i 2,3 GW in uno scenario tendenziale e i 4,6 GW in una prospettiva “full potential” e i loro consumi elettrici oscillare tra il 7 il 13% del totale nazionale.

Numeri nettamente inferiori ai circa 50 GW di richieste di connessione per nuovi data center pervenute a Terna, domande perlopiù speculative fatte per opzionare la rete e non destinate a trasformarsi in nuova potenza installata.

Il nostro Paese, è anche candidato a ospitare una delle gigafactory di intelligenza artificiale europee annunciate dalla Commissione europea nel suo programma per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il titolare del Mimit, Adolfo Urso, parlando al “Data Center Symposium” che si è svolto il 7 ottobre a Roma si è detto “molto fiducioso che una delle gigafactory sia assegnata all’Italia”, aggiungendo che sia “verosimile che venga coinvolta una Regione meridionale”.

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