Dal lockdown un effetto “trascurabile” sul clima: per questo servono subito politiche green

La riduzione delle emissioni deve diventare permanente, cambiando il modello economico-energetico. Un nuovo studio su Nature Climate Change.

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L’impatto diretto del lockdown sull’evoluzione del clima nel lungo periodo sarà “trascurabile”.

In altre parole, è necessario ridurre le emissioni inquinanti in modo permanente, se si vuole contenere l’aumento delle temperature medie a +1,5-2 gradi in confronto all’età preindustriale, come stabilito dall’accordo firmato a Parigi nel 2015.

Un nuovo studio pubblicato da Nature Climate Change, “Current and future global climate impacts resulting from COVID-19” (allegato in basso), riporta alle considerazioni fatte da Luca Mercalli in questa intervista sulla “lezione” impartita dall’emergenza coronavirus, per quanto riguarda il cambiamento climatico.

In sostanza, aveva spiegato Mercalli, è come se il lockdown non avesse avuto un effetto tangibile sul clima, mentre sarebbe molto importante se le riduzioni annuali di un 5-7% della CO2 si potessero mantenere per sempre, grazie alle politiche di ripresa economica “verde”.

Ecco il punto: ciò che importa di più per il futuro del clima è la concentrazione cumulativa di anidride carbonica nell’atmosfera, espressa in ppm (parti per milione di molecole nell’atmosfera).

E tale concentrazione è continuamente aumentata dall’inizio dell’età industriale, cioè da quando l’uomo ha iniziato a utilizzare carburanti fossili che emettono CO2. La CO2, infatti, è come una coperta che trattiene il calore e riscalda la Terra e se questa coperta diventa troppo spessa, la Terra finisce per scaldarsi in maniera eccessiva, con conseguenze devastanti per gli ecosistemi naturali.

Tra l’altro, l’anidride carbonica rimane nell’atmosfera per secoli, quindi serve a poco ridurre temporaneamente le emissioni di CO2, per alcuni mesi o anche per un intero anno.

Per ottenere un effetto tangibile sul clima e sulle temperature, bisognerebbe tagliare ogni anno – e per parecchi anni consecutivi – le emissioni di diversi punti percentuali, fino ad azzerarle, in modo da abbassare gradualmente la concentrazione totale di anidride carbonica nell’atmosfera. A tal proposito si veda l’articolo La CO2 e la vasca da bagno: perché nemmeno il Covid farà calare la concentrazione.

Secondo gli autori dello studio pubblicato da Nature Climate Change, le minori emissioni di gas serra associate al lockdown si tradurranno in un “raffreddamento” del clima (cooling effect) di appena 0,01 gradi al 2030.

In pratica, gli studiosi hanno assunto che le emissioni, dopo la parentesi del lockdown, torneranno sui livelli abituali entro la fine del 2022; si parla di un “two-year blip”, cioè una temporanea deviazione di due anni dal percorso che avrebbero seguito le emissioni se non ci fosse stata la pandemia.

Di conseguenza, scrivono gli scienziati, la traiettoria futura delle emissioni e delle temperature dipenderà anche dalle politiche di rilancio economico adottate dai governi.

In particolare, assumendo che i paesi daranno un forte stimolo green ai rispettivi pacchetti economici, si potrebbero evitare circa 0,3 gradi di ulteriore riscaldamento terrestre al 2050.

Quindi, affermano gli autori (traduzione nostra dall’inglese, con neretti), “il nostro lavoro mostra che la risposta della temperatura globale alle dinamiche di breve termine della pandemia, sarà probabilmente di piccola entità”.

E questi risultati “evidenziano che senza perseguire una decarbonizzazione di lungo termine delle economie in tutti i settori, anche massicci cambiamenti nei comportamenti portano solo a modeste riduzioni del tasso di riscaldamento. Tuttavia, le scelte d’investimento per la ripresa influenzeranno fortemente la traiettoria del global warming entro la metà del secolo”.

Infine, una nota importante: il fatto che gli impatti del lockdown sul clima siano trascurabili sul lungo periodo, non deve essere preso per attaccare le politiche sul clima, affermando, in sostanza, che volare di meno, usare di meno l’automobile, produrre più energia con le rinnovabili e così via, siano tutte azioni poco utili. Sono poco utili se sono temporanee e indotte da una crisi sanitaria globale.

Casomai, la lezione impartita dal lockdown è proprio quella che bisogna rendere permanenti queste riduzioni della CO2, attraverso un radicale cambiamento dell’attuale sistema economico-energetico (vedi anche l’articolo La riduzione delle emissioni da pandemia vanno rese strutturali e sostenibili).

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