Si è acceso in Italia un dibattito su “nucleare sì – “nucleare no”, spesso contrapposto alle energie rinnovabili, anche queste con le sue fazioni. Ma qual è la situazione reale?
La produzione elettrica in Europa
Prima di entrare nella giungla dei dati vediamo il consumo in due giornate diverse in Francia: 1° aprile e 12 agosto. È utile notare che in Francia, la terra del nucleare, in aprile l’atomo riesca a fornire il 66% dell’energia con una potenza di 46 GW, mentre il solare appena il 17%.
Ma in agosto la situazione è diversa: il 53% viene dal nucleare con una potenza di 30 GW e ben il 35% dal solare con 20 GW di potenza.
In estate la media mensile di produzione è di 35 TWh, mentre in inverno siamo a 45 GWh, anche perché molto riscaldamento in Francia è elettrico.
Una situazione simile in altri paesi europei anche se il nucleare è sostituito dalle centrali a turbogas e talvolta dal carbone. Vediamo nella tabella la quota di fonti utilizzati dalle prime cinque economie europee che hanno comportamenti e soluzioni molto diverse tra loro:
Va ricordato che due paesi hanno scelto di uscire dal nucleare: la Spagna (entro il 2035 chiuderà 7 GW ancora operativi) e la Germania (32 reattori chiusi nel 2023). Due paesi, Francia e UK, hanno scelto invece di rilanciare seriamente il settore e non a caso sono le sole due nazioni europee con un arsenale militare nucleare.
Il carbone è stato eliminato dal Regno Unito ed è previsto un phase out per la Germania nel 2030-38 (il dibattito è aperto sulle date), compensato da fotovoltaico ed eolico. Si può ragionevolmente affermare che il carbone in un prossimo futuro non sarà più una fonte energetica di interesse per gran parte dell’Europa.
L’Italia presenta l’anomalia di un uso molto elevato del gas, che, a differenza del carbone, ha riserve più limitate e, per questo, la sua riduzione va incoraggiata proprio per i costi molto alti e soprattutto per l’instabilità degli approvvigionamenti legati alle situazioni internazionali. Il nostro paese, inoltre, importa il 12% del proprio fabbisogno energetico da Francia e Svizzera, energia prevalentemente prodotta da reattori nucleari.
Se guardiamo al resto d’Europa il panorama è variegato e con forti contrasti, ma con un leggero calo del nucleare che è passato dai 140 GW dell’inizio degli anni 2000 ai 95 GW di oggi (120 GW tenendo conto del Regno Unito, oggi non più parte dell’Ue).
Vantaggi e limiti delle diverse tecnologie
Per punti evidenziamo benefici e criticità delle diverse fonti energetiche.
Gas, (carbone) e centrali termiche
- costi elevati
- relativa rapidità di installazione e di risposta
- forti fluttuazioni di costo dovuti a ragioni geopolitiche
- dipendenza da forniture estere (Usa e paesi arabi), con costi molto elevati
- criticità nei periodi di siccità estiva (come in queste ultime settimane).
Nucleare:
- costi elevati e tempi di realizzazione molto lunghi
- rigidità della produzione che non può essere facilmente modulata
- problema di una dismissione molto costosa
- incognita sulla gestione dei rifiuti radioattivi (non dimentichiamo il caso Ilaria Alpi in Somalia e l’affondamento di navi cariche di rifiuti radioattivi nel canale di Sicilia.
Eolico:
- costi medio-bassi
- elevato impatto visivo
- intermittenza
Idroelettrico:
- costi bassi
- tempi di realizzazione molto lunghi
- fortissimo impatto ambientale
- criticità nei periodi estivi
Fotovoltaico:
- bassi costi
- rapidità di installazione
- necessità di grandi superfici e intermittenza (due aspetti spesso usati contro il solare).
Alcune considerazioni vanno fatte in base a questo aspetti elencati.
Il problema dell’intermittenza per le principali fonti rinnovabili si contrasta con stazioni di pompaggio e parchi di batterie (queste ultime in rapida evoluzione con cali di costo impressionanti).
Per il fotovoltaico la necessità di ampie superfici può essere in parte mitigata dalla tecnologia del fotovoltaico flottante e dai sistemi agrivoltaici.
I costi elevati del nucleare e i tempi di realizzo lunghi potrebbero essere risolti dagli SMR (Small Modular Reactors), ma ad oggi non cè un solo prototipo funzionante. Newcleo, società italo-francese, prevede un possibile test su un reattore commerciale da 200 MW per il 2032 e, al momento, per la gestione dei rifiuti e per i siti non ci sono proposte concrete.
Il problema del caldo e della siccità e del suo impatto sulle centrali termiche a gas o nucleari non ha soluzioni. In Italia i dati di Terna di giugno 2026 danno 6,5 TWh prodotti con il fotovoltaico a fronte di un consumo di 28 TWh (oltre il 23%); e anche da noi si registra la parziale chiusura di diverse centrali termiche a gas per un totale di 6,7 GW (vedi tabella).
Inoltre, abbiamo un calo di oltre il 30% della produzione idroelettrica annua. Con la chiusura/riduzione di attività di diverse centrali termiche e il crollo in questa stagione dell’idroelettrico, senza il FV avremmo potuto rischiare diversi black out.
Costi e trend di sviluppo delle fonti energetiche
Il solare FV domina lo scenario dei nuovi impianti a livello mondiale e i trend di crescita confermano che non solo la potenza installata, ma la stessa energia prodotta nel 2030 sarà dominata da questa tecnologia.
Dei 42.485 TWh che si ipotizza saranno generati a livello mondiale nel 2030, il 21,4% verrà dal solare, il 47,2% da tutte le rinnovabili, mentre le fonti fossili scenderanno al 46%, pur continuando a crescere in valore assoluto.
Si noti come lo scenario sia cambiato tra il 2020 e nella proiezione al 2030. L’uso dei fossili, pur fortemente contrastato dalle rinnovabili è continuato a salire, ma il contributo del solare alla produzione è esploso e ci si aspetta nel prossimo decennio il tanto auspicato calo dei fossili anche in termini assoluti.
Questa esplosione dell’energia solare è dovuta a tre fattori:
- semplicità e rapidità di installazione (ad esempio, 100 MW si installano in pochi mesi);
- manutenzione semplice, invasività limitata, sicurezza elevata;
- costi del kWh FV in continuo forte calo.
Nei seguenti due grafici sono riportati i dati del costo del kWh negli ultimi anni e le stime al 2030.
Dunque, si profila all’orizzonte un kWh solare a 20 $/MWh, obiettivo già raggiunto in alcuni impianti (ad esempio in Messico).
Il calo dei costi del kWh (Lcoe) prodotto con il fotovoltaico sono ancora più impressionanti se comparati con quello delle altre fonti energetiche; i risultati si possono riassumere in questi punti:
- Gli impianti fotovoltaici di grande potenza generano energia al prezzo, oggi, di 40 €/MWh (con prospettive di riduzione ulteriori).
- L’eolico è a 50-100 €/MWh.
- Il gas tra i 150 e i 300 €/MWh (prima della crisi, oggi il 30% in più).
- L’idroelettrico è tra i 50 e i 150 €/MWh.
- Il costo del nucleare resta incerto; le stime sono molto diverse e non sempre è chiaro se tengono conto dell’intero ciclo (includendo stoccaggio dei rifiuti radioattivi e smantellamento di vecchie centrali) o meno; siamo quindi costretti a dare una lista di stime non facilmente controllabili e confrontabili:
- Fraunhofer: da 140 €/MWh (vecchi impianti già ammortizzati) a 500 €/MWh (i nuovi impianti di IV generazione);
- Lazard Frères: costi che variano da 138 $/MWh a 222 $/MWh (senza tener conto dei costi dello smantellamento delle centrali);
- Bloomberg: valore variabile da 140 $/MWh a 220 $/MWh;
- Gli inglesi forniscono valori tra i 160 e 180 €/MWh;
- Recentemente i francesi, che hanno approvato la costruzione di 6 reattori EPR da 1500 MW con forti agevolazioni governative, stimano un prezzo del MWh tra 85 a 115 € con entrata in servizio dei reattori tra il 2038 e il 2044.
Va notato come i soli valori basati su un piano economico siano dati dai due paesi che hanno sviluppato il settore con decenni di investimenti e con il parallelo sviluppo del nucleare militare.
Questi dati giustificano le previsioni di sviluppo e di costo di importanti centri di ricerca internazionali. Bloomberg, ad esempio, a livello mondiale propone la seguente stima per il settore elettrico al 2050:
Il grafico evidenzia come solare ed eolico domineranno il settore elettrico nel 2050 con oltre il 55% di contributo, mentre il nucleare fornirà meno del 10% e le fossili scenderanno sotto il 30%.
Nel successivo grafico, Ember prevede per quella data un costo di generazione del solare sotto i 25 $/MWh e per le batterie al di sotto dei 50 $/kWh.
Insomma, il fotovoltaico è e sarà la tecnologia più economica seguita dall’eolico on-shore.
Il nucleare ha un costo di produzione del kWh che va da 3 a 10 volte più alto del solare, ma con grandi incertezze sia nei costi che nella scala dei tempi, ma soprattutto sulle economie di scala: la filiera nucleare è complessa a monte (approvvigionamento uranio, arricchimento, materiali speciali) e a valle (decomissioning, waste disposal) e richiede grandi strutture industriali a livello nazionale, più facile per chi ha il volano dell’industria della bomba, ma assai costoso per chi parte da zero.
Ambiente, sicurezza, approvvigionamento, dismissione e rifiuti
Ambiente. Oggi siamo coscienti che le risorse naturali sono limitate e l’ambiente va difeso per cui nel prossimo futuro sarà pressoché impossibile (per fortuna) distruggere una vallata e allagare paesi montani o ampie foreste per generare un bacino idroelettrico.
Solare ed eolico sono invasivi e vanno curate le integrazioni con le vaste superfici necessarie. Tuttavia, soluzioni come gli impianti flottanti e agrivoltaici sono molto promettenti.
Ad esempio, la copertura di solo il 10% dei bacini idroelettrici e dei bacini di cava dismessi in Italia permetterebbe l’installazione di oltre 30 GW di impianti FV a vantaggio dell’agricoltura e della riduzione dell’evaporazione con risparmio di milioni di metri cubi di acqua all’anno, oltre ai vantaggi per la qualità dell’acqua e per la fauna ittica.
Sicurezza. Ci sono poi i problemi di sicurezza. Certamente una turbina eolica o un campo FV sono vulnerabili, ma i danni dovuti a eventi naturali o all’uomo (atti di guerra, sabotaggi) saranno sempre locali e marginali. L’essere distribuite sul territorio le rende molto meno vulnerabili.
Viceversa, gli impianti a gas o ancor più quelli nucleari esibiscono una drammatica criticità che non può essere sottovalutata. Si è ormai capito che le grandi centrali termiche (nucleari e non) sono bersagli pericolosi nel corso di guerre e di tensioni internazionali.
Approvvigionamento. Conosciamo gli aspetti geopolitici e le crisi degli approvvigionamenti per gas, petrolio e uranio; in quest’ultimo caso c’è la complessa catena di lavorazione e un arricchimento in mano a potenze che implicano anche opzioni militari.
Le rinnovabili sono per loro natura ripartite in modo sostanzialmente omogeneo su tutto il globo con variazioni dovute alla latitudine e alle zone climatiche ben definite. È vero che oggi il 90% della filiera FV è in mano alla Cina, ma si tratta di vecchie scelte industriali e di politica economica. Se l’Europa avesse investito maggiormente (con aiuti governativi come in Cina) oggi non saremmo così dipendenti dalla produzione asiatica.
Dismissione, rifiuti, inquinamento. Il fotovoltaico, specie il flottante, ha una modalità di dismissione semplice e veloce, e lo stesso vale per l’eolico.
Il problema riguarda le fonti fossili che immettono nell’atmosfera grandi quantità di CO2 a cui non c’è rimedio se non la drastica riduzione dell’uso di queste tecnologie.
Le cose vanno anche peggio per il nucleare dove stoccaggio dei rifiuti e smantellamento delle centrali hanno costi elevatissimi e soprattutto richiedono la localizzazione di siti che finora è stata difficile e incerta. Le difficoltà in Europa hanno portato all’uso di soluzioni criminali, economiche ma molto pericolose. Negli Stati Uniti i depositi del Nevada e del New Mexico hanno avuto problemi di gestione e risultano insufficienti per lo smaltimento di quanto prodotto dai 100 reattori commerciali in funzione.
Le scelte italiane e le recenti proposte per un rilancio del nucleare
L’Italia negli ultimi 30 anni non ha avuto una vera e propria politica energetica. Dopo i referendum sul nucleare del 1987 e del 2011 si è adagiata su una linea di adattamento all’esistente, potenziando soltanto le centrali a turbogas.
Una scelta facile e redditizia per gli investitori, ma rischiosa perché crea forti dipendenze dalla situazione politica internazionale ci espone a fluttuazioni di prezzo considerevoli.
Dal punto di vista ambientale è un vero e proprio delitto: il gas è una risorsa preziosa perché fruibile in modo capillare e limitato, bruciarlo in centrale è un non-senso.
Le politiche a favore delle rinnovabili non sono state affatto organiche e si è proceduto per decreti legge senza alcuna visione complessiva; un’incompetenza che, va detto, è stata bipartisan.
Contare sull’idroelettrico è corretto, ma non si costruiranno nuovi impianti e sappiamo che in questo caso servirà un’appropriata manutenzione dell’esistente.
L’incrocio FV-idroelettrico però apre grandi prospettive grazie alla nuova tecnologia del fotovoltaico flottante: senza modifiche di rete e infrastrutture si porta il numero di ore di produzione dei bacini idroelettrici da 2000 a 3000 ore l’anno con un impatto ambientale minimo. Ma anche questo processo va programmato e realizzato con uno sviluppo che non può dipendere dall’ultima campagna elettorale.
Il nucleare è proposto con insistenza, tanto che nel piano energetico nazionale si parla di 400 MW nel 2035, 7,6 GW nel 2050 e “incredibile dictu” di 400 MW nel 2050 con reattori nucleari a fusione (al momento pura fantasia).
Il punto è che anche puntando sulla tecnologia SMR, tuttora in fase di sviluppo, non ci sono idee chiare su siti, strutture di supporto per la filiera, posti di stoccaggio per i rifiuti e ancor meno per i costi finali.
Ma non sembra esserci un piano serio di investimento neanche per il fotovoltaico e l’eolico né per la soluzione del FV e dell’eolico flottante che però continuano a macinare risultati positivi e riduzioni di costi a livello planetario.
La scelta di una strategia energetica con un contributo consistente di energia nucleare può essere adottata da paesi come Gran Bretagna e Francia che da 50 anni hanno sviluppato il settore, creato infrastrutture (nonostante i problemi per lo stoccaggio dei rifiuti) e ammortizzato i costi con il doppio binario militare-civile.
Meno ragionevole è pensare che da noi si possa contare su uno sviluppo reale usando gli SMR che potranno contribuire in piccolissima parte alla produzione elettrica, ma con vincoli e limiti di capacità produttiva e soprattutto di gestione. E chissà poi se riusciremo mai trovare un sito nazionale per lo stoccaggio delle scorie.






























