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La crisi idrica può mettere a rischio fino al 18% del Pil italiano

La filiera dell'acqua vale complessivamente 320 miliardi di euro nel nostro Paese, circa un quinto del prodotto interno lordo. Gli impatti economici ed energetici dai libro bianco 2023 sui servizi idrici.

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L’acqua è un elemento fondamentale sotto ogni punto di vista, anche economico ed energetico: un dato poco conosciuto è che la “risorsa acqua” vale quasi un quinto dell’intero Pil nazionale italiano (18% circa).

Si parla di 320 miliardi di euro complessivi nel 2022 considerando la filiera dell’acqua nella sua interezza: le attività economiche che usano l’acqua come input produttivo primario (agricoltura, industrie, impianti energetici), il cosiddetto “ciclo idrico esteso” che comprende le aziende attive in diversi servizi idrici (tra cui captazione, distribuzione, fognatura, depurazione) e le imprese che forniscono impianti, macchinari, software e altre tecnologie per la filiera idrica.

I dati si trovano nel libro bianco “Valore acqua per l’Italia” 2023, presentato lo scorso 22 marzo da The European House – Ambrosetti.

E sono numeri sempre più attuali, considerando la crisi idrica che sta colpendo il nostro Paese già dallo scorso anno e che è destinata con ogni probabilità ad aggravarsi nei prossimi mesi estivi.

In particolare, l’acqua è un input produttivo primario per oltre 9.000 imprese del settore energetico, che valgono circa 31,6 miliardi di valore aggiunto e 99.000 occupati.

La siccità estiva e invernale nel nostro paese stanno inoltre riducendo pesantamente la generazione idroelettrica. Nel 2022 si sono persi circa 16,9 TWh rispetto all’anno precedente, cioè si è registrato un calo del 37,7% sul 2021. Una tendenza che rischia di incidere sugli obiettivi per le rinnovabili al 2030.

Qualche altra cifra del libro bianco, partendo dallo scenario generale: il 2022, si ricorda, è stato l’anno più caldo e meno piovoso della storia italiana, con temperature che hanno raggiunto i +2,7 °C rispetto alla media 1981-2010 e anomalie pluviometriche significative soprattutto nelle regioni centro-settentrionali.

Negli ultimi 70 anni, in Italia si è osservato un aumento statisticamente significativo delle zone colpite da siccità estrema e le variazioni meteo-climatiche hanno avuto una notevole influenza sul ciclo idrologico: la stima di disponibilità idrica media per l’ultimo trentennio mostra una riduzione del 20% rispetto al periodo 1921-1950.

Si sottolinea quindi la necessità di adottare un “approccio preventivo” nella gestione dell’acqua, incentrato sulle cosiddette “5 R”: Raccolta, Ripristino, Riuso, Recupero e Riduzione.

In particolare, è necessario aumentare gli investimenti per migliorare le reti idriche e ridurre le perdite, che nel 2021 si attestavano ancora al 41% (47% al sud e 31% al nord).

Rimanendo in campo energetico, ricordiamo che le centrali termoelettriche, a gas o a carbone, hanno bisogno di ingenti quantità di acqua per il raffreddamento degli impianti. Anche il nucleare per il suo corretto funzionamento dipende dalla disponibilità di acqua, indispensabile per raffreddare i reattori.

Proprio la siccità e le ondate di calore hanno causato moltissimi problemi al nucleare francese nell’estate 2022.

Tra gli investimenti più urgenti, quindi, figurano anche quelli per migliorare l’efficienza dei sistemi di raffreddamento nelle centrali energetiche.

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