La crisi energetica riporta in auge la scommessa Ue sull’idrogeno verde

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Una spinta arriva anche dal nuovo piano REPowerEU. Alcune analisi di Rystad Energy.

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Uno degli effetti della crisi energetica è far tornare alla ribalta la competitività della produzione di idrogeno “verde”, quello ottenuto a partire da elettricità 100% rinnovabile.

Lo spiega la società di analisi e consulenza Rystad Energy, affermando che i prezzi in aumento dei combustibili fossili stanno rendendo sempre più costoso produrre il cosiddetto idrogeno “grigio”, che è ricavato da fonti fossili (principalmente gas) e può diventare “blu” se viene applicata la tecnologia per catturare la CO2.

Si veda anche: Il caro-gas potrebbe aiutare lo sviluppo di biometano e idrogeno verde?

Rystad sottolinea che i costi per produrre H2 da fossili sono cresciuti di oltre il 70% da quando è iniziata la guerra in Ucraina, passando da circa 8 a 12 $/kg.

Mentre in alcune regioni europee, ad esempio nella penisola iberica, i costi per produrre idrogeno verde sono scesi sotto 4 $/kg grazie alle dinamiche favorevoli di mercato, tra cui ampia disponibilità di energia rinnovabile a basso costo e prezzi delle risorse fossili alle stelle.

Intanto la Commissione europea ha proposto il suo piano REPowerEU per ridurre la dipendenza dal gas russo, con diverse iniziative incentrate anche sullo sviluppo di idrogeno green.

Questo idrogeno verde, afferma Rystad, “promette sicurezza energetica e potenziali nuove economie regionali” per le rinnovabili, tanto che alcuni Paesi si stanno già concentrando sulle possibili future esportazioni di H2.

I prossimi dieci anni saranno decisivi per il settore: se la produzione di idrogeno verde potrà essere aumentata come previsto a oltre 10 milioni di tonnellate a livello globale entro il 2030, con costi intorno a 1,5 $/kg o meno, allora il mix energetico sarà sempre più idrogeno-dipendente, ma con una platea di Paesi fornitori molto più ampia e meno soggetta a rischi geopolitici.

La sfida per governi e aziende è ridurre i rischi per gli investitori e creare gli incentivi necessari per aumentare rapidamente  domanda e offerta di H2 nei vari settori, in primis industrie pesanti e trasporti.

Tuttavia, la quantità di idrogeno richiesta per sostituire interamente il gas e il carbone nel settore energetico europeo è veramente enorme: sarebbero necessarie 54 milioni di tonnellate circa di H2 nel 2030. Servirebbe soprattutto un surplus di generazione elettrica da fonti rinnovabili che in questa fase è ancora problematica.

I Paesi europei sono sulla buona strada per produrre 3 milioni di tonnellate/anno di idrogeno verde entro il 2030, quindi il divario rimane considerevole. Il nuovo obiettivo di REPowerEU è di arrivare a 20 milioni di tonnellate grazie alle nuove infrastrutture integrate per il trasporto, distribuzione e stoccaggio (Hydrogen Accelerator).

Sebbene sia difficile e improbabile, precisa Rystad, che il futuro idrogeno sarà utilizzato come combustibile sostitutivo completo per le centrali termoelettriche, la sua miscelazione con il gas naturale o la co-combustione di ammoniaca e carbone per generare energia può essere un passo verso la riduzione dei combustibili fossili.

Questo approccio è stato testato con successo in Europa, Cina e Giappone e non richiederebbe modifiche importanti alle infrastrutture, a condizione che il contenuto di idrogeno sia inferiore al 20%.

Nel 2021 sono stati annunciati nel mondo 188 progetti di elettrolisi per produrre H2 verde, contro 24 progetti per impianti dedicati alla produzione di H2 da fossili con tecnologie a basse emissioni di CO2, come la CCS (Carbon Capture and storage).

Rystad poi segnala che la produzione di ammoniaca da idrogeno sta rapidamente emergendo. Le infrastrutture esistenti per i 150 milioni di tonnellate utilizzate ogni anno dalle industrie dei fertilizzanti, inoltre, possono facilitare il suo commercio globale.

Con la diffusione dei motori ad ammoniaca, in particolare, si prevede che la domanda di ammoniaca come carburante per le navi aumenterà rapidamente, raddoppiando il livello attuale di 150 milioni di tonnellate entro il 2040.

La domanda di ammoniaca dal settore energetico è più incerta. Il colosso statale China Energy ha provato con successo una miscela di ammoniaca al 35% per una caldaia a carbone da 40 MW. Giappone e Corea del Sud hanno fissato un obiettivo di miscelazione di ammoniaca del 20% entro il 2025 e il 2035, rispettivamente.

Se questa percentuale venisse aumentata al 35%, la domanda complessiva di ammoniaca potrebbe raddoppiare superando i 300 milioni di tonnellate già nel 2030.

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