Comunità locali per la decarbonizzazione del calore

Pianificazione a livello comunale, progettazione di infrastrutture per produrre e distribuire calore e freddo sostenibile e coinvolgendo i cittadini: un workshop tenuto in Belgio ha fatto il punto su come le iniziative locali possano contribuire alla decarbonizzazione di caldo e freddo.

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Le comunità locali non sono protagoniste della transizione energetica solo grazie all’epocale trasformazione dei semplici utenti consumatori in prosumer attivi, ma anche perché il ruolo di tutti i cittadini, in questo nuovo paradigma di gestione dell’energia, è proprio quello di decisori in grado di influenzare i progetti sul territorio.

Ciò riguarda non solo il settore elettrico ma anche e necessariamente, visti i numeri in gioco, tutta la partita del riscaldamento e del raffrescamento.

Le comunità nel cuore della transizione

Questo tema è stato il centro della sessione speciale Community-led Heating and Cooling: The Road to the EU’s Thermal Democratisation, inserita all’interno del 19° Simposio internazionale su teleriscaldamento e teleraffrescamento, organizzata dal programma District Heating and Cooling della Agenzia Internazionale per l’Energia a Genk in Belgio.

La sessione, che ha avuto luogo nella mattinata del 9 settembre 2025, è stata ideata e gestita da un trittico di attori focalizzati sul tema delle comunità energetiche termiche: l’associazione delle cooperative energetiche europee REScoop.eu, il Patto dei Sindaci e il progetto europeo ConnectHeat.

Le tre presentazioni, assieme alla successiva discussione, hanno permesso di fare il punto sullo stato delle iniziative di comunità nel settore termico in Europa, così come sulle barriere ancora da superare e sulle prospettive del prossimo futuro.

55 storie di città

Il primo intervento, a cura di Allison Le Corre di Energy Cities e relatrice a nome del Patto dei Sindaci, si è focalizzato sui risultati della recente campagna informativa Cities Heat Detox.

La campagna ha permesso di evidenziare metodologie ed esperienze pratiche su come impostare progetti di decarbonizzazione di calore e freddo a livello locale, partendo dalla pianificazione e dalla mappatura di domanda e consumo, passando dalla realizzazione di reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, per arrivare poi al cuore del sistema, vale a dire l’impiego di fonti pulite e rinnovabili per l’alimentazione di queste stesse reti.

Uno degli aspetti centrali della campagna è stata la raccolta di 55 storie di successo, disponibili sul sito web dell’iniziativa, realizzate in città di diversa taglia e in ben 22 diversi Paesi europei.

Trenta di queste esperienze sono relative a strategie di pianificazione, mentre le restanti si riferiscono a singoli progetti di decarbonizzazione come, ad esempio, la costruzione di una rete di teleriscaldamento a basso impatto ambientale.

Normative da migliorare e completare

Nella seconda presentazione, poi, Felix Kriedemann di REScoop.eu, ha approfondito il tema dei progetti di comunità nel settore del riscaldamento e del raffrescamento, partendo con la definizione del concetto di iniziative community-led, le quali dovrebbero avere sempre una forte partecipazione dei cittadini, non più solo utenti ma anche decisori o, addirittura, proprietari di impianti e infrastrutture.

È stato anche sottolineato come la normativa originaria sulle comunità energetiche rinnovabili, risalente alla revisione della Direttiva Europea sulle rinnovabili, sia stata solo parzialmente (e non sempre in modo efficace) recepita dagli Stati Membri, con un grande buco che corrisponde proprio alle regolamentazioni specifiche sulle iniziative di comunità per calore e freddo, al momento del tutto assenti nelle normative nazionali.

Dopo un excursus sulle tecnologie a fonti rinnovabili da utilizzare, che comprendono anche l’utilizzo di calore da recupero, e sui fattori abilitanti e le barriere, l’intervento ha poi introdotto alcune delle esperienze più interessanti in merito alle cosiddette “comunità del calore”, con l’analisi di tre esempi provenienti da Belgio, Olanda e Irlanda.

Non solo calore

Nell’intervento di chiusura, infine, l’iniziativa europea ConnectHeat, ha riportato i risultati conclusivi dei 6 casi pilota di comunità termiche sviluppati nei 3 anni di progetto in Italia, Belgio, Spagna, Bulgaria, Germania e Croazia.

I progetti sul territorio sono caratterizzati da elementi estremamente variegati e dimostrano, quindi, come le comunità termiche possano essere realizzate in contesti differenti e con condizioni al contorno molto diverse.

Sono stati coinvolti, ad esempio, utenti del settore turistico ma anche studenti universitari o affittuari di alloggi sociali, e anche il ventaglio di soluzioni tecnologiche impiegate è notevolmente vario: recupero di calore da utenze industriali, solare termico, geotermico, fotovoltaico, reti a bassa temperatura, biomassa e persino calore di scarto da un crematorio.

Un’ultima chiosa riguarda il tema del raffrescamento: sia il progetto croato sia quello spagnolo prevedono reti che forniscano sia calore sia freddo.

In uno scenario di evidente riscaldamento globale, le reti del futuro non potranno non considerare questo elemento: a fronte di una domanda termica che sta già diminuendo, i bisogni energetici per il raffrescamento, invece, saranno sempre più crescenti e impellenti.

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