Come l’Ue vuole espandersi nel mercato globale delle tecnologie pulite

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Un piano della Commissione europea punta a raggiungere una quota del 15% della produzione mondiale di cleantech. Per arrivarci, Bruxelles mira ad accordi con i singoli Paesi esteri. Intanto nasce il "Patto per il Mediterraneo".

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L’Unione europea ambisce a raggiungere una quota del 15% della produzione globale di tecnologie pulite.

A questo scopo la Commissione europea ha lanciato il 16 ottobre, la sua “EU global climate and energy vision”, un’iniziativa proiettata al di fuori dei confini comunitari, decisa ad “assicurare all’Europa un posto di rilievo nei mercati globali e a sostenere i punti di forza industriali e tecnologici della Ue”.

Secondo dati recenti presentati da Eurostat, la bilancia commerciale Ue per tre tecnologie specifiche (pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e biocombustibili liquidi) ha un deficit da 9,2 miliardi di euro (Tecnologie green, il deficit della bilancia commerciale Ue).

Come spiegato in una comunicazione (link in basso), l’obiettivo è dare supporto alle imprese anche attraverso partnership per lo sviluppo di capacità manifatturiera nei Paesi terzi.

“Per cogliere appieno i benefici della transizione – si legge – la Ue deve essere la potenza industriale che fornisce tecnologie pulite e soluzioni di adattamento in tutto il mondo e crea nuove opportunità commerciali per la propria industria”.

Ma quali sono i principali ostacoli per questo scopo? Secondo la Commissione ci sono rischi reali e percepiti, la mancanza di infrastrutture di sostegno e mercati dei capitali ancora poco sviluppati.

La leva della Ue per espandere i confini della propria industria sono gli accordi commerciali con altri Paesi: Bruxelles ha firmato intese di libero scambio con 76 governi e ne sta attualmente negoziando altre con Australia, India, Malesia, Filippine, Tailandia, Messico, Indonesia, Emirati Arabi e gli Stati del Mercosur.

Questi Stati verranno incoraggiati a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, attraverso l’uso e la diffusione delle tecnologie pulite “made in EU”.

L’Ue finanzierà nei Paesi partner progetti come siti produttivi di cleantech o di ricerca e sviluppo, oppure impianti di fonti rinnovabili. Allo studio anche la possibilità di fornire un sostegno al credito all’esportazione per le tecnologie pulite Ue.

La regia di questa maxi-strategia sarà l’“EU External Clean Transition Business Council”, un organo che fornirà consulenza sulle priorità di investimento nei vari Paesi.

Nascerà anche la “EU Energy and Raw Materials Platform”, uno strumento per sviluppare la cooperazione internazionale principalmente nelle materie prime, l’idrogeno e le batterie.

Le batterie saranno anche al centro di un pacchetto di misure che verrà presentato a breve nell’ambito del piano d’azione per il settore automobilistico. Atteso anche un provvedimento denominato “Industrial Accelerator Act” per creare mercati pilota per prodotti tecnologici puliti.

Nasce il Patto per il Mediterraneo

Sempre ieri, 16 ottobre, è stato presentato dall’alta rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Sicurezza, Kaja Kallas, il “Patto per il Mediterraneo”, per rafforzare i legami tra l’Ue e la sponda Sud del Mediterraneo in cui si punterà, tra le altre cose, anche sullo sviluppo di rinnovabili, materie prime critiche, trasporti, digitale, resilienza idrica.

L’area di interesse comprende 10 Paesi: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia. Il Patto è però aperto ad altri partner, inclusi la Turchia e gli Stati del Golfo, dell’Africa subsahariana e dei Balcani occidentali.

La relativa comunicazione (link in basso) prevede in particolare il lancio della “Trans-Mediterranean Renewable Energy and Clean Tech Initiative” (T-Med), iniziativa che avrà come scopo facilitare il commercio di energia rinnovabile e i partenariati industriali in settori come fotovoltaico, eolico, idrogeno, riscaldamento, reti di trasporto, storage, pompe di calore ed efficienza energetica.

Verrà poi istituita una piattaforma di investimento per coordinare una pipeline di progetti rinnovabili, di infrastrutture di rete e di produzione di tecnologie pulite. La piattaforma riunirà promotori di progetti, istituzioni finanziarie e investitori privati, al fine di attrarre investimenti su larga scala attraverso soluzioni di “blending” (mix di finanziamenti pubblici e privati) e “de-risking” (garanzie pubbliche agli investimenti).

T-Med inoltre prevede la creazione di norme per sostenere i Paesi partner nella modellizzazione dei sistemi energetici per valutare gli impatti economici di una maggiore penetrazione delle rinnovabili.

Il Patto, che a novembre sarà proposto per l’approvazione politica delle due parti (Ue e partner del Mediterraneo meridionale), sarà messo in pratica attraverso uno specifico “Piano d’azione Ue per il Mediterraneo”, che la Commissione presenterà entro marzo 2026.

Collaborazione con le autorità locali

Sempre ieri 16 ottobre centinaia di sindaci, consiglieri locali e leader regionali provenienti da tutta Europa si sono riuniti a Bruxelles per partecipare alla cerimonia del “Patto dei sindaci dell’Ue 2025“. Un evento nato per discutere del ruolo degli enti locali nel fornire ai cittadini energia pulita e accessibile, rafforzando al contempo la capacità delle città di adattarsi e prepararsi agli eventi legati al clima.

Dal suo lancio nel 2008, il patto ha mobilitato oltre 10mila città e comuni di tutte le dimensioni a impegnarsi per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica dell’Ue.

La cerimonia ha ospitato anche la consegna di alcuni riconoscimenti ottenuti da tre città per la decarbonizzazione del riscaldamento: Domokos (Grecia), Lappeenranta (Finlandia) e Mechelen (Belgio):

  • Domokos è stata elogiata per aver migliorato l’efficienza delle sue strutture scolastiche con l’installazione di pompe di calore aria-acqua;
  • Lappeenranta per essersi dotata di un sistema di accumulo efficiente di energia termica che utilizza algoritmi basati sull’intelligenza artificiale per ottimizzare la ricarica in base ai prezzi dell’elettricità e alla domanda di calore;
  • Mechelen è stata premiata per la sua ampia diffusione di reti di teleriscaldamento, combinate con sistemi di accumulo, per fornire calore verde alle aree densamente popolate, massimizzando al contempo il potenziale delle fonti di calore locali, rinnovabili e residuali.

I tre vincitori sono stati premiati anche per il forte coinvolgimento delle parti interessate, il sostegno ai gruppi vulnerabili, la comunicazione efficace e la creazione di posti di lavoro.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha inoltre annunciato durante l’evento il lancio di una nuova “Agenda UE per le Città”, che collegherà in modo diretto le iniziative locali con i fondi europei.

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