Nel 2024 i Paesi membri dell’Ue hanno importato da Stati extra comunitari pannelli fotovoltaici per un valore di 11,1 miliardi di euro, turbine eoliche per 0,5 miliardi e biocarburanti liquidi per 2,9 miliardi, per un totale di quasi 14,6 miliardi di euro di importazioni.
Lo riporta Eurostat in una nota, nella quale si spiega anche che il valore dei moduli FV importati è diminuito del 43% rispetto al 2023 a causa del calo dei prezzi, mentre il peso fisico totale di quelli acquistati è aumentato del 2%.
Anche le importazioni di biocarburanti liquidi hanno registrato un calo del 25% in valore. Di contro le importazioni di turbine non solo hanno visto un aumento del 102% in valore, ma hanno anche registrato un aumento del 113% in peso importato. Nel 2024 l’Ue ha importato esattamente 32.373 turbine eoliche, 9.072 in più rispetto al 2023.
Il dato sull’export
Per quanto riguarda le esportazioni, lo scorso anno l’Ue ha venduto pannelli fotovoltaici per un valore di 0,7 miliardi di euro, biocarburanti liquidi per 1,8 miliardi e turbine eoliche per 2,8 miliardi.
Un totale quindi di 5,3 miliardi di prodotti cleantech esportati, che portano la bilancia commerciale in queste tre tecnologie verso un deficit da 9,2 miliardi, come si evince dal grafico in basso.
A differenza dei pannelli solari e dei biocarburanti liquidi, dunque, l’export di aerogeneratori ha superato i valori delle importazioni. Tra il 2023 e il 2024 si è registrato un aumento sia in valore (+41%) sia in peso esportato di macchine eoliche (+28%). In termini quantitativi, lo scorso anno l’Ue ha esportato 17.180 turbine, 7.434 in più rispetto al 2023.
Per quanto riguarda i moduli FV, le esportazioni sono diminuite del 22% in valore, ma sono aumentate del 24% in peso. Le esportazioni di biocarburanti liquidi sono diminuite sia in valore (-18%) che in peso (-7%).
Cina e India i partner principali
La Cina è stata di gran lunga il principale fornitore di moduli, pari al 98% di tutte le importazioni del 2024. Sebbene la quota sia rimasta invariata rispetto al 2023, il valore totale di queste importazioni è sceso da 19 miliardi di euro a 10,9 miliardi nel 2024.
Anche per quanto riguarda i biocarburanti liquidi, la Cina è in testa alla lista dei fornitori, ma con una quota di circa il 24%, in calo rispetto al 36% del 2023. Tra i principali partner di importazione di biocarburanti liquidi figurano anche la Malesia (15%), il Regno Unito (13%) e il Brasile (12%).
Quanto alle turbine eoliche, lo scorso anno le importazioni provenivano principalmente da India e Cina. Rispetto al 2023, la Cina ha aumentato la sua quota dal 31% al 43%, mentre l’India ha registrato un calo dal 58% al 48%.
In basso un grafico riepilogativo dei principali partner dell’Ue per queste tre tecnologie.
Come uscire dal dominio cinese
Eurostat dipinge dunque un quadro di forte dipendenza dell’Ue dalla Cina. Lo scorso luglio il centro studi francese Institut Montaigne ha suggerito in una pubblicazione una serie di misure complementari per riequilibrare i rapporti con Pechino (Tecnologie pulite, come ridurre la dipendenza Ue dalla Cina?).
Una prima linea d’azione suggeriva di rendere l’accesso al mercato europeo condizionato a requisiti stringenti di contenuto locale. Per esempio, almeno il 50% dei componenti critici per veicoli elettrici e batterie dovrebbe essere prodotto in Europa o nei Paesi partner, che aderiscano a intese di mutuo riconoscimento e cooperazione industriale.
Il centro studi raccomandava anche di imporre, nei settori più arretrati come quello delle batterie al litio-ferro-fosfato, la creazione di imprese miste a maggioranza europea come condizione per l’accesso al mercato europeo da parte dei produttori cinesi.
Un’altra proposta riguardava il rafforzamento del ruolo della Banca Europea per gli Investimenti per sostenere finanziariamente i progetti minerari e la costituzione di riserve strategiche.
Il rapporto chiedeva anche una maggiore armonizzazione delle normative europee sul riciclo, con obiettivi differenziati per settori e materiali e una semplificazione delle regole sui trasporti transfrontalieri dei rifiuti contenenti materiali critici.
Infine, si sottolineava la necessità di approfondire la cooperazione tecnologica e industriale con altri partner strategici, come ad esempio Giappone, Corea del Sud e Canada, per sviluppare congiuntamente tecnologie di riciclo avanzato e sistemi interoperabili di tracciabilità delle materie prime lungo tutta la filiera.
Export: la Cina senza eguali
Il dominio della Cina nelle cleantech è però, al momento, incontrastato. Il gigante asiatico è il primo esportatore mondiale di “elettro-tecnologie” con cui produrre e utilizzare direttamente l’elettricità: veicoli elettrici (inclusi i modelli ibridi ricaricabili, cosiddetti PHEV), batterie, eolico, fotovoltaico, sistemi per il riscaldamento e la climatizzazione, reti elettriche.
Secondo un recente report del think tank climatico Ember il valore dell’export di Pechino ha raggiunto quota 20 miliardi di dollari solo ad agosto 2025, il massimo di sempre, trainato dalle vendite di veicoli elettrici e batterie. Il totale degli ultimi dodici mesi ha superato 200 miliardi di dollari.
Guardando all’Unione europea, la Cina ad agosto 2025 ha esportato elettro-tecnologie per oltre 6,8 miliardi di dollari, di cui la maggior parte (circa 3,1 mld $) riguardavano le batterie. Il totale cumulato degli ultimi 12 mesi sfiora i 60 miliardi, proprio con le batterie saldamente in testa con 26,5 miliardi.




























