Come integrare meglio con l’ambiente eolico e fotovoltaico

Il nuovo rapporto di Eurelectric si concentra su un tema molto delicato: come far convivere le rinnovabili con la tutela della biodiversità e il ripristino degli ecosistemi.

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Pale eoliche con sistemi a ultrasuoni che evitano le collisioni con gli uccelli; pannelli fotovoltaici installati ad alcuni metri di altezza dal suolo, in modo da poter coltivare i terreni sottostanti; habitat marini rigenerati intorno alle fondamenta delle turbine offshore.

Sono alcuni esempi, tra i tanti, di come le fonti rinnovabili possono essere integrate con gli ecosistemi, ottenendo così reciproci vantaggi.

Un nuovo rappporto di Eurelectric, associazione europea delle industrie elettriche, intitolato “Power Plant” (link in basso), spiega come far convivere la produzione di energia elettrica green con altri obiettivi ambientali, tra cui la tutela della biodiversità, il ripristino delle zone degradate (ad esempio con interventi di rivegetazione) e la corretta gestione delle risorse naturali.

Nel testo si raccomandano diverse soluzioni e buone pratiche, che dovrebbero essere introdotte nelle legislazioni dei vari Paesi per promuovere le tecnologie pulite.

Secondo Eurelectric, il pacchetto Fit for 55 che punta a tagliare del 55% al 2030 le emissioni di CO2 a livello Ue, in confronto ai livelli del 1990, richiede di installare circa 500 GW di nuovi impianti a fonti rinnovabili in pochi anni. Si parla di 220 GW di fotovoltaico, 201 GW di eolico a terra e 64 GW di eolico in mare, più una manciata di GW tra idroelettrico e altre tecnologie.

Per riuscire in questa impresa, bisogna accelerare molto i tempi delle autorizzazioni; un grande aiuto in questa direzione, sostiene Eurelectric, potrebbe arrivare da un nuovo modello di pianificazione energetica e ambientale, in grado di ottimizzare le sinergie tra gli impianti di generazione elettrica e gli ecosistemi che li ospitano.

Grande spazio è dato all’agrovoltaico, il fotovoltaico totalmente integrato con le attività agricole e/o di allevamento di animali.

Questo tipo di installazioni, dove i pannelli sono montati su strutture sopraelevate al fine di permettere le coltivazioni e il passaggio di mezzi agricoli, sono al centro di un crescente interesse, anche in Italia, per via dei numerosi potenziali vantaggi rispetto ai tradizionali parchi fotovoltaici a terra.

In generale, il suolo viene utilizzato in modo più efficiente, con una doppia finalità (produzione di energia e cibo); la presenza di filari di pannelli, grazie agli ombreggiamenti, può ridurre il consumo idrico (grazie alla minore evotraspirazione delle piante) così come le erosioni del terreno, perché aiuta a trattenere più umidità nel suolo.

Inoltre, si possono sviluppare diverse buone pratiche ecologiche: ad esempio, piantare specie vegetali adatte per gli insetti impollinatori, contribuendo così alla rigenerazione di habitat naturali sempre più minacciati dalle attività umane.

Anche gli impianti eolici possono diventare più sostenibili dal punto di vista ambientale.

Per quanto riguarda il rischio di collisioni con gli uccelli, non mancano le soluzioni per evitarle: dai sistemi radar per identificare i volatili e se necessario ridurre temporaneamente la velocità delle pale, alla corretta pianificazione dei siti dove installare le turbine senza interferire con le rotte migratorie, passando per la generazione di ultrasuoni per allontanare pipistrelli e uccelli dal raggio di azione delle pale.

Mentre le fondazioni delle turbine offshore possono offrire nuovi habitat per varie specie, contibuendo al ripristino di ecosistemi sottomarini.

Altre possibili sinergie tra rinnovabili e ambiente, esplorate nel documento di Eurelectric, riguardano gli impianti fotovoltaici galleggianti e quelli realizzati in aree degradate e/o integrati nelle infrastrutture esistenti (barriere antirumore sulle autostrade, edifici e coperture, pensiline dei parcheggi).

Anche queste, infatti, sono soluzioni ottimali per ridurre il consumo di suolo e privilegiare la realizzazione di impianti in aree già antropizzate.

In sostanza, Eurelectric suggerisce di definire un nuovo modello in cui si velocizzano le autorizzazioni per gli impianti che assicurano vantaggi netti positivi in una prospettiva più ampia, non solo energetica ma anche ambientale. Si dovrebbero anche stabilire incentivi ad hoc per questi impianti.

Di recente, la lobby eolica europea, WindEurope, ha sottolineato che nelle aste per la nuova capacità da fonti rinnovabili, nelle assegnazioni dei punteggi finali sta aumentando il peso dei criteri “non di prezzo”, tra cui spiccano i criteri ambientali.

In altre parole: non vince chi produce energia elettrica al minor costo, ma chi la produce a un costo basso e allo stesso tempo garantendo benefici più ampi agli ecosistemi.

Ad esempio, nelle aste olandesi per due mega parchi eolici offshore, il 50% del punteggio sarà aggiudicato in base a criteri diversi dal prezzo elettrico; in un caso, saranno determinanti i criteri ecologici, cioé le misure attuate per limitare gli impatti negativi su habitat marini e uccelli. In un altro caso, si guarderà soprattutto a criteri tecnologici (presenza di sistemi di accumulo, realizzazione di cavi HVDC), in modo da assicurare la massima integrazione del parco offshore con la rete elettrica sulla terraferma.

Questi criteri, pertanto, vanno a premiare il valore aggiunto degli impianti eolici, in termini non solo economici ma anche ambientali e per il corretto funzionamento del sistema elettrico.

È di fondamentale importanza, infine, che i “criteri non di prezzo” siano trasparenti, confrontabili e misurabili; inoltre, non dovrebbero comportare rilevanti costi addizionali sotto il profilo amministrativo e di gestione degli impianti.

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