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Con il boom del fotovoltaico ci sarà un forte aumento della domanda di metalli

Il consumo globale di alluminio, rame e zinco per l'industria solare è destinato a crescere moltissimo al 2030-2040. Le stime di Wood Mackenzie.

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La crescita del fotovoltaico su scala globale avrà un impatto rilevante sulla domanda di alcuni metalli, soprattutto nello scenario di transizione energetica “accelerata”.

Wood Mackenzie torna a esaminare le conseguenze del boom delle energie rinnovabili per il mercato internazionale delle materie prime, con un focus sul solare, fotovoltaico in primis ma contando anche il ruolo di altre tecnologie, come il solare a concentrazione CSP.

Il grafico seguente riassume la prevista domanda di alluminio, rame e zinco per il solare in differenti scenari.

Lo scenario base di Wood Mackenzie è compatibile con un riscaldamento terrestre di circa 2,8-3 °C, quindi totalmente disallineato rispetto al traguardo climatico fissato negli accordi di Parigi: contenere il riscaldamento a +1,5-2 °C.

Mentre gli scenari AET-2/AET-1.5 (Accelerated Energy Transition) prevedono lo sviluppo di un mix energetico in grado di limitare l’aumento delle temperature entro le soglie stabilite a Parigi nel 2015.

Ebbene, secondo Wood Mackenzie, la richiesta di alluminio per tecnologie e componenti del solare arriverà a 8,5-10 milioni di tonnellate rispettivamente nel 2030 e 2040 nei due scenari di transizione accelerata (4,6 Mt invece nello scenario base al 2040).

In sostanza, la domanda di alluminio proveniente dall’industria del solare, sarà il 12,6% della domanda totale di alluminio tra vent’anni (oggi è al 3% circa).

Anche il consumo di rame, spiegano gli analisti, è destinato a salire grazie al maggiore impiego di questa materia prima per la produzione di energia solare, soprattutto da impianti fotovoltaici. Si parla di 1,3-1,6 Mt nel 2030-2040.

Per lo zinco, infine, si stima un consumo nell’industria solare di 1,7-2,1 Mt negli scenari AET.

Verso un nuovo super-ciclo delle materie prime

Più in generale, secondo Wood Mackenzie sta per partire un nuovo super-ciclo delle materie prime che, per la prima volta, non avrà come protagonisti i combustibili fossili, bensì i metalli necessari per la transizione energetica pulita, come litio, cobalto, alluminio, nickel e rame.

Difatti, affermano gli analisti, con lo sviluppo delle fonti rinnovabili e la diffusione delle auto elettriche, crescerà la domanda di metalli indispensabili alla realizzazione delle diverse tecnologie verdi, dalle pale eoliche ai pannelli fotovoltaici, passando per le batterie e gli altri componenti di impianti e infrastrutture green.

Ricordiamo, infine, che lo scenario AET-2 si basa su tre assunti: rapida elettrificazione di tutti i settori; decarbonizzazione della generazione elettrica con rinnovabili, accumuli e conversione carbone-gas (coal-to-gas switching); uso di tecnologie CCS (carbon capture and storage) su vasta scala per catturare le emissioni di CO2 e produzione di idrogeno low-carbon a basse emissioni inquinanti, quindi non solo H2 verde, ma anche idrogeno cosiddetto blu da fossili con CCS.

Possiamo quindi affermare che un percorso di questo tipo è molto distante da un mix energetico con il 100% di rinnovabili come quello proposto dalla LUT (Lappeenranta University of Technology), dove il fotovoltaico salirebbe al 76% del mix elettrico globale e ci sarebbe un azzeramento di tutti i combustibili fossili.

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