Target 2030 per le Marche: servono i grandi impianti rinnovabili

Gli obiettivi del Piano energetico regionale sono “un miraggio” senza installazioni di taglia superiore. Le proposte di Legambiente Marche ai candidati in vista delle elezioni.

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Il target 2030 delle Marche “resterà un miraggio senza i grandi impianti a terra”. A sostenerlo è la Legambiente regionale in un documento di otto proposte per i candidati governatori, in vista delle elezioni del 28 e 29 settembre.

Secondo l’associazione serviranno tutti i contributi possibili per mitigare la crisi climatica, incluse le comunità energetiche. La Regione, dunque, “dovrà varare un piano per le aree idonee che risponda al nuovo decreto che il Mase sta per varare, permettendo la corretta diffusione delle rinnovabili sul territorio” (Sentenza aree idonee, i ministeri ancora a confronto).

I temi complessivi trattati dal documento Legambiente (in basso) sono: rifiuti ed economia circolare; aree protette, biodiversità e infrastrutture verdi; adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici; bonifiche e lotta all’inquinamento; rigenerazione urbana e rilancio delle aree interne; gestione sostenibile della risorsa idrica; agroecologia e zero consumo di suolo.

In quest’ultimo punto è compreso lo sviluppo degli impianti agrivoltaici, “che permettono la coltivazione e l’allevamento e contribuiscono all’integrazione del reddito degli agricoltori”.

L’associazione denuncia chiaramente che “le Marche, da anni, hanno nettamente rallentato la propria transizione energetica”; un problema a cui si ritiene che il Piano quinquennale energetico e climatico di luglio 2025 non risponda correttamente.

I pilastri di questo piano sono:

  • fotovoltaico su tetti e superfici a terra in aree industriali;
  • fotovoltaico su tetti in aree urbane;
  • agrivoltaico su superfici agricole con determinate coltivazioni;
  • installazioni in cave abbandonate, siti bonificati, di Rfi e Società Autostrade;
  • eolico a terra e nel mare.

In questo scenario il solare contribuirebbe con una potenza di 1.200 MW, l’agrivoltaico per poco più di 500. Altri 600 MW verrebbero dall’eolico a terra (100 MW) e, soprattutto, dall’eolico off-shore (500 MW).

Nel complesso si tratta di installare 2,3 GW di nuova potenza rinnovabile entro il 2030, con almeno 1 GW entro il 2026; “obiettivi non realizzabili”, scrive Legambiente Marche.

I motivi di questo scetticismo sono racchiusi in aspetti normativi e tecnici. Sul solare gravano “i limiti posti” dal piano, con la richiesta di allargarne i requisiti. Il riferimento, sostanzialmente, è allo sblocco dell’utility scale.

Analoghe considerazioni vengono fatte per i limiti colturali posti all’agrivoltaico che, secondo l’associazione, ne eleveranno i costi, “senza considerare che un buon agrivoltaico parte dalla progettazione delle colture e fare un impianto a terra o sospeso dipende dal piano agronomico”.

L’eolico offshore nelle Marche, invece, “non ha progetti in fase avanzata di definizione, ha costi elevati e tempi lunghissimi. È evidente che basare oltre un quarto del piano, che è di medio periodo, su una tipologia di impianto che richiede tempi molto più lunghi, vuol dire un fallimento annunciato”.

Di contro, si legge nel documento, l’eolico a terra ha una previsione di contributo che andrebbe incrementata, “nel rispetto, partecipazione e condivisione dei territori”.

In conclusione, “ricorrendo anche a grandi impianti, non solo eolici, potremo raggiungere l’obiettivo del piano”, cioè ridurre l’import energetico di elettricità dal 65% al 22%.

Un traguardo a cui devono contribuire anche le “comunità energetiche rinnovabili e solidali”, sui cui si chiede alla Regione di concentrare gli sforzi, pensando anche ai soggetti che abitano nei centri storici, “che da sempre rappresentano una frontiera invalicabile per la realizzazione di impianti di energia pulita”.

Nel documento, infine, i richiami all’utilità del biometano e l’invito per il prossimo governo regionale a contrastate la sindrome Nimby (not in my back yard) ed evitare quella Nimto (non nel mio mandato, traducendo l’acronimo inglese).

Come accennato, le elezioni regionali nelle Marche si svolgeranno il 28 e 29 settembre. I candidati presidente sono sei: l’uscente Francesco Acquaroli (centrodestra), Matteo Ricci (centrosinistra), Beatrice Marinelli (Evoluzione della rivoluzione), Claudio Bolletta (Democrazia sovrana popolare), Lidia Mangani (Partito comunista italiano), Francesco Gerardi (Forza del popolo).

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