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Basta gas e fonti fossili per il riscaldamento degli edifici italiani

Una campagna di sensibilizzazione di Legambiente e Kyoto Club che vuole coinvolgere i decisori pubblici e le imprese, proponendo proposte emendative all’attuale legislazione italiana ed europea.

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Da tempo siamo convinti che una vera decarbonizzaizone del sistema energetico italiano debba necessariamente passare dalla graduale “rottamazione” di milioni di caldaie e caldaiette a metano, Gpl e gasolio, a partire da quelle più inefficienti.

Ora, stop alla diffusione degli impianti di riscaldamento residenziali alimentati da combustibili fossili, lo chiedono anche Legambiente e Kyoto Club, con una campagna intitolata “Per la decarbonizzazione degli impianti di riscaldamento degli edifici in Italia”.

Lo scopo del progetto è di sensibilizzare l’opinione pubblica, le aziende e i decisori pubblici, proponendo proposte emendative all’attuale legislazione italiana ed europea.

Uno dei primi obiettivi della campagna è di costruire una coalizione di soggetti interessati in Italia a questo processo di phase out delle fossili nel riscaldamento residenziale. Soggetti che provengano dal settore imprenditoriale, dalle amministrazioni locali, dai sindacati, dal mondo associativo.

I punti prioritari per questa coalizione per il prossimo anno sono diversi e, per certi versi, ambiziosi.

Ad iniziare dal supporto richiesto a governo e Parlamento nazionale, oltre che a livello europeo, per modificare l’attuale regime di credito d’imposta del 110%, e per rivisitare la legislazione sull’Ecodesign e sull’etichettatura energetica delle caldaie al fine eliminare possibili regimi di sovvenzione per il riscaldamento a combustibili fossili dal Recovery Plan nazionale, e al contrario spingere all’utilizzo delle fonti rinnovabili.

Altro aspetto su cui verterà la campagna è prevedere per i nuovi edifici il divieto del riscaldamento a combustibili fossili, per puntare a soddisfare i requisiti di Edifici a Energia Quasi Zero (NZEB) come indicato dalla direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive).

Tuttavia, proprio grazie ad una specifica revisione della normativa europea sull’Energy Label per il riscaldamento si dovrà poi favorire la graduale eliminazione di tutte le caldaie a gas.

Legambiente e Kyoto Club, insieme agli altri partner dell’iniziativa, elaboreranno dei position paper su questi aspetti e li divulgheranno con diversi strumenti a partire da conferenze pubbliche, partecipando anche alla piattaforma informale Heating Hub guidata dalla European Climate Foundation (ECF).

Si faranno inoltre promotori di tali iniziative e proposte per spingere le autorità comunali e regionali a modificare in questo senso i regolamenti edilizi.

Si ricorda che il riscaldamento nel settore residenziale è causa di oltre il 19% delle emissioni prodotte dal nostro Paese e del 60% delle polveri sottili nelle aree urbane.

Come spiegano in una nota Kyoto Club e Legambiente, in Italia ci sono oltre 19 milioni di caldaie a gas e si stima che più di 7 milioni siano antecedenti alla direttiva 90/396/CE sulle prestazioni degli apparecchi. Il rischio è che possano essere sostituite da altri impianti a gas, certamente più efficienti, ma senza risolvere il problema dell’inquinamento, quando invece esistono alternative competitive come, ad esempio le pompe di calore elettriche.

“È sbagliato che gli impianti a gas ricevano incentivi fino al 110% della spesa. Perché continuare a spingerli quando esistono tecnologie a zero emissioni più efficienti? In alcuni Paesi europei – spiegano Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, e Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club – è stata già stabilita la data entro cui sarà vietato installare sistemi di riscaldamento da fonti fossili. La stessa scelta va presa in Italia, a partire dalle città dove si concentra l’inquinamento e sono più rilevanti le conseguenze sulla salute delle persone”.

Le due associazioni coinvolgeranno le imprese, perché, spiegano, il sistema industriale italiano deve essere coinvolto e diventare protagonista della transizione energetica nel settore civile, che offre peraltro notevoli opportunità di investimento e di creazione di lavoro.

“La nostra campagna – spiegano le associazioni – vuol essere un contributo alla sensibilizzazione sull’urgenza di agire e per il sostegno alle aziende del settore del riscaldamento domestico perché entro il 2030 si producano solo impianti e apparecchi senza emissioni climalteranti”.

Le due associazioni ricordano che secondo i dati più recenti dell’European Environmental Bureau, l’energia consumata per il riscaldamento di edifici e le forniture d’acqua calda, rappresenta il 28% dell’energia consumata nell’Ue, che rappresenta l’80% della domanda energetica complessiva delle abitazioni, responsabile del 12% delle emissioni totali di CO2 in Europa.

Sempre a livello di Unione Europea, i dati dicono che l’85% del riscaldamento centralizzato usa fonti energetiche fossili; i boiler a gas naturale rappresentano il 58% di quelli installati e il 60% di questi è vecchio e inefficiente (di classe C o inferiore).

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