Nel 2026 la Commissione europea rivedrà la sua misura climatica di punta, il sistema di scambio delle emissioni EU ETS.
Secondo la normativa attuale, appena il 15% dell’impatto climatico del settore dell’aviazione sarà incluso nel mercato del carbonio dell’Ue nel 2026.
Uno studio di Carbon Market Watch simula quattro potenziali strategie alternative su come l’Ue potrebbe rivedere le sue regole, per tagliare di più le emissioni e raccogliere fondi, arrivando perfino a decuplicare il gettito dell’EU ETS tra il 2025 e il 2040.
L’EU ETS è stato esteso all’aviazione nel 2012, coprendo in origine tutti i voli in partenza o in arrivo negli aeroporti all’interno dello Spazio economico europeo (SEE). Tuttavia, l’ambito di applicazione è stato successivamente limitato ai voli intra-SEE con la cosiddetta misura “stop-the-clock”.
Originariamente concepita come un adeguamento temporaneo, questa misura è stata ripetutamente prorogata ed è attualmente destinata a rimanere in vigore fino alla fine del 2026. Alla luce della revisione prevista per quell’anno della Direttiva EU ETS, lo studio considera i quattro scenari necessari per rivedere l’ambito geografico su cui applicare il meccanismo nel trasporto aereo:
1. Tutti i voli da o verso il SEE, come inizialmente pianificato nel 2012 (“ambito completo”)
2. Tutti i voli in partenza dal SEE (esclusi quelli in arrivo)
3. Tutti i voli intra-SEE e tutti i voli da o verso paesi che non partecipano a CORSIA (il meccanismo globale istituito dall’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale delle Nazioni Unite)
4. Solo i voli intra-SEE, ossia l’ambito attuale
Il rapporto rivela che estendere l’ETS a tutti i voli in partenza raddoppierebbe almeno il gettito generato, e lo quadruplicherebbe se l’Ue revocasse la controversa decisione “stop-the-clock”.
Inoltre, se si prendessero in considerazione anche le emissioni climalteranti diverse dalla CO2 dell’aviazione, come le scie di condensazione o il protossido di azoto – che possono avere un impatto sul riscaldamento climatico tre volte superiore a quello della CO2 – il gettito aumenterebbe ulteriormente.
Un altro problema del sistema attuale è che il 67% delle emissioni dei jet privati sfugge oggi all’attenzione dell’EU ETS. L’eliminazione delle esenzioni esistenti sbloccherebbe nuove risorse.
Guardando ai risultati in dettaglio, includere nell’ETS tutti i voli in partenza andrebbe più che a raddoppiare i ricavi, portandoli a 259 miliardi di euro cumulativi dal 2025 al 2040, rispetto al mantenimento dell’attuale ambito limitato ai soli voli intra-SEE, che genererebbe 112 miliardi di euro nello stesso periodo.
L’Ue potrebbe persino quasi quadruplicare i ricavi se “riavviasse il cronometro” e tornasse all’“ambito completo” (vedere il grafico qui sotto).
L’estensione dell’ambito geografico dovrebbe quindi essere una priorità, considerando la quota di emissioni che oggi sfugge alla fissazione del prezzo del carbonio.
Inoltre, l’inclusione degli effetti non CO2, insieme ai jet privati, potrebbe triplicare i ricavi rispetto allo scenario più ristretto (grafico a sinistra, che considera solo l’aviazione commerciale senza effetti non CO2).
I ricavi aggiuntivi generati, spiega lo studio, potrebbero essere reinvestiti per sostenere gli sforzi del settore nell’adozione di carburanti più puliti, in particolare rendendo più sostenibili i progetti di e-kerosene.
I proventi potrebbero inoltre essere destinati al potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria dell’Ue, offrendo così un’alternativa di trasporto più economica e pulita rispetto ai voli a corto raggio.
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