Tra un paio di mesi scopriremo se l’Europa metterà più ambiente nei suoi piani per rilanciare la competitività industriale: il 25 novembre Bruxelles presenterà una serie di misure per l’attuazione del Clean Industrial Deal, il patto per l’industria pulita annunciato a febbraio.
L’agenda delle attività, aggiornata al 30 settembre (pdf), prevede che i vice presidenti esecutivi della Commissione Ue, Teresa Ribera e Stéphane Séjourné, responsabili rispettivamente della Transizione e della Concorrenza, annuncino quattro provvedimenti.
Sono due strategie – Clean Energy Investment Strategy per gli investimenti nell’energia pulita e Battery Booster Strategy per le batterie – che saranno pubblicate insieme al pacchetto per le reti energetiche European Grid Package e alle nuove norme per accelerare la decarbonizzazione nelle industrie, il cosiddetto Industrial Decarbonisation Accelerator Act (Idaa).
Proprio su quest’ultima iniziativa si è focalizzato un documento ufficioso (pdf) firmato dai governi di Italia, Francia e Germania a margine del Consiglio Ue sulla Competitività di ieri, 30 settembre.
L’Industrial Decarbonisation Accelerator Act, su cui si è chiusa la consultazione Ue lo scorso 9 luglio, punta a favorire gli investimenti nelle tecnologie pulite che permettono di ridurre le emissioni di gas-serra nelle industrie “pesanti”, grazie ad esempio a un maggiore utilizzo di elettricità nei consumi finali, sostituendo i combustibili fossili.
Obiettivo è rendere le industrie più gren ma allo stesso tempo aumentare la loro capacità di competere sui mercati globali.
Intanto Italia, Francia e Germania, come detto, hanno lanciato un appello congiunto alla Commissione europea per “un’azione incisiva e rapida a favore delle industrie ad alta intensità energetica, chiedendo misure concrete per sostenere la transizione verde e rafforzare la competitività industriale dell’Unione”.
Come si legge in una nota congiunta del Mase (ministero per l’Ambiente e la Sicurezza energetica) e del Mimit (ministero delle Imprese e del Made in Italy), le richiesta vanno dall’energia a costi competitivi alla difesa dalle pratiche commerciali sleali, senza dimenticare il sostegno ai capitali privati per gli investimenti “verdi”.
“Senza interventi rapidi e mirati, rischiamo di perdere posti di lavoro, capacità produttiva e autonomia strategica”, ha rimarcato il ministro Adolfo Urso.
Per Pichetto Fratin, è fondamentale garantire alle imprese “l’accesso a fonti pulite a condizioni vantaggiose, intervenendo anche sui costi di rete che gravano sull’energia rinnovabile prodotta in Italia”.
Una priorità dei tre governi è creare una domanda stabile per acciaio, cemento e materiali a basse emissioni, con etichette trasparenti, regole comuni e un maggiore uso degli appalti pubblici per premiare chi investe in prodotti e servizi “green”.
I tre Paesi propongono di definire criteri comuni e trasparenti per misurare le emissioni lungo le catene del valore, in modo da prevenire pratiche di greenwashing o elusione normativa nei Paesi terzi.
Altra richiesta è affrontare il nodo del costo dell’energia per le imprese, che in Europa resta strutturalmente più alto rispetto ad altri competitor come Stati Uniti e Asia; occorre migliorare l’accesso alle fonti rinnovabili e abbattere gli oneri di rete, in particolare per le imprese energivore.
Infine, si chiede di proteggere l’industria europea dalla crescente sovraccapacità produttiva globale, che rischia di distorcere le dinamiche di mercato abbassando i prezzi.
In questo scenario si collocano le proposte italiane già avanzate a Bruxelles, tra cui la revisione del Cbam – il meccanismo di adeguamento della CO2 alle frontiere con diverse modifiche appena approvate dal Consiglio Ue in via definitiva – e l’istituzione, da gennaio 2026, di uno strumento di salvaguardia per l’acciaio, per difendere questo settore strategico dalle pratiche sleali di dumping ambientale e industriale.


























