L’allarme dall’Autorità per l’energia sugli aumenti della bolletta elettrica che potrebbero arrivare a gennaio sembra essere stato raccolto dal Governo.

Dal MiSE, infatti, è giunto l’annuncio di un rinvio della terza fase della riforma delle tariffe elettriche dei clienti domestici, che sarebbe dovuta scattare con l’anno nuovo.

Ieri, la vice ministra dello Sviluppo economico Teresa Bellanova, rispondendo a un’interrogazione (presentata alla Camera da Lara Ricciatti di Mdp), ha annunciato che “in attuazione di uno specifico ordine del giorno approvato in Assemblea alla Camera, il Governo si è impegnato a dare indirizzi all’Autorità competente al fine di estendere la gradualità temporale della riforma per i clienti domestici e, al contempo, di tener conto delle esigenze di sterilizzazione degli effetti della medesima riforma nella disciplina del bonus sociale elettrico e gas, di prossima adozione”.

E’ probabile che l’Esecutivo usi il nuovo Milleproroghe per dare mandato all’Aeegsi di rinviare la riforma.

Nessuna novità invece, chiariamo, per l’altra riforma delle tariffe elettriche, cioè quella sugli oneri per i clienti non domestici, che scatterà come previsto dal primo gennaio 2018.

Sui domestici, come si ricorderà, il regolatore, in una segnalazione all’esecutivo inviata a inizio mese, invitava a “valutare l’opportunità di fornire all’Autorità indirizzi sugli obiettivi da privilegiare”, magari “rinviando di un anno il completamento della riforma“, oltre a valutare gli impatti sulle fasce più deboli, predisponendo il rafforzamento del bonus sociale.

L’Aeegsi, infatti, aveva messo in evidenza come, salvo interventi, dal primo gennaio 2018, circa 22 dei 29 milioni di utenti domestici italiani avrebbero affrontato “incrementi significativi” della bolletta elettrica.

Il rischio, ora scongiurato dal rinvio,  era che all’effetto del terzo step della riforma delle tariffe dei domestici, si sommassero gli oneri per finanziare i nuovi sgravi agli energivori, che peseranno in totale 1,5 miliardi di euro, con aumenti complessivi per le famiglie che sarebero potuti arrivare fino al 9% (senza contare i probabili rincari della componente energia).

Lo slittamento della terza fase della riforma serve appunto evitare l’accavallarsi dei due rincari.

Per tutelare gli utenti dagli aumenti dovuti ai nuovi sconti agli energivori, peraltro, ricordiamo, la Legge europea 2017 appena approvata stabilisce che almeno il 50% delle risorse  che si libereranno dal fabbisogno per gli incentivi alle rinnovabili, cioè dalla componente A3, per gli anni 2018, 2019 e 2020 (rispetto al 2016) siano destinate, dal primo gennaio 2018, alla riduzione diretta delle tariffe elettriche degli utenti che sostengono gli oneri legati ai suddetti sgravi agli energivori.

Per i consumatori, dunque, le notizie sono buone. L’annuncio del Governo sul rinvio della terza fase della riforma dei domestici non ha invece un impatto positivo per il mondo del fotovoltaico e dell’autoproduzione energetica, che notoriamente avversa questa revisione delle tariffe elettriche (QualEnergia.it, Nuova tariffa elettrica: come cambia la convenienza di risparmio e fotovoltaico).

Ci si limita infatti a spostare nel tempo l’applicazione della nuova struttura tariffaria, che diminuisce il risparmio ottenibile riducendo i prelievi dalla rete, mentre, come ovvio, il vantaggio dell’autoproduzione viene eroso da tutte le altre iniziative che contengono gli aumenti del costo del kWh in bolletta, come quella della Legge europea.