Scendono le bollette elettriche del terziario, merito del calo del PUN

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Lo dice il monitoraggio di Confcommercio su negozi, supermercati, ristoranti e alberghi. Con una flessione del 2,7% in questo trimestre si è tornati ai livelli del 2012. Cala soprattutto la 'componente energia', mentre cresce il peso degli oneri. Ma sul medio termine RSE prevede aumenti legati al costo dell'energia e oneri in calo.

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Nel trimestre in corso la bolletta per gli utenti del terziario sarà un po’ più leggera, merito soprattutto di un calo nel costo della componente energia. È quanto emerge dall’Indice Costo Elettricità Terziario (ICET) di Confcommercio, che monitora le bollette di utenze quali negozi, supermercati, ristoranti e alberghi.

A seguito dell’ultimo aggiornamento delle condizioni economiche da parte dell’Autorità per l’Energia, l’indice per i profili monitorati (qui i dettagli e in basso il rapporto) registrerà nel 2° trimestre 2015 una diminuzione del 2,7% rispetto al precedente. Essendo 100 il valore del primo trimestre 2010, l’ICET è sceso a quota 124,23 punti, contro i 127,74 del primo trimestre 2014, riportandosi sui livelli del II trimestre 2012.

La discesa, come si vede nel grafico sotto, è dovuta ad un calo nei costi dell’energia, misurato dall’Indice Prezzo Unico Nazionale del terziario (PUN terziario), che ha fatto registrare per il primo trimestre 2015 una contrazione di circa il 13% rispetto ai prezzi medi relativi al quarto trimestre del 2014.

Sul calo dei prezzi dell’elettricità all’ingrosso in corso – aggiungiamo noi – pesano vari fattori: accanto alla situazione di overcapacity, alla domanda ancora depressa e a un calo dei prezzi del gas, ha avuto un impatto determinante l’effetto ribassista di fotovoltaico ed eolico sul mercato elettrico. Solo grazie all’effetto che hanno sulla Borsa elettrica e, dunque, sulla formazione del PUN, eolico e fotovoltaico in 3 anni ci hanno fatto risparmiare 7,3 miliardi di euro, mostra un recente studio di AssoRinnovabili, mentre il solo fotovoltaico nel 2014 ha di fatto tagliato la bolletta di  900 milioni, secondo la stima dell’Irex Report di Althesys.

L’effetto del calo della ‘componente energia’ è però fortemente attutito dal peso di oneri e altre componenti parafiscali. Gli oneri di sistema, che in massima parte vanno proprio agli incentivi alle rinnovabili, hanno raggiunto, nel secondo trimestre 2015, nuovi livelli record, rappresentando quasi il 33% della bolletta delle imprese, contro il 26,8% dei costi dell’energia vera e propria (vedi grafico).

“È  necessario – auspica Confcommercio – proseguire nelle politiche di riduzione dei costi energetici delle imprese, affrontando il tema dell’eccessiva presenza di componenti di natura fiscale sul totale della spesa e dei ritardi infrastrutturali della rete elettrica nazionale. Un esempio fra tutti, il recente caso del sequestro del palo della luce, nell’ambito della rete elettrica in costruzione tra la Sicilia e la Calabria (Sorgente-Rizziconi), che avrebbe dovuto apportare, con la sua entrata in operatività a giugno 2015, un’importante riduzione dei prezzi con un beneficio atteso sulle bollette elettriche di famiglie e imprese italiane per oltre 600 milioni di euro per anno.”

In Italia, ricordiamo, la bolletta costa più cara della media europea soprattutto per le piccole e medie imprese. Come si vede dalla tabella sotto, presa dall’ultima monografia di RSE, una media impresa italiana che consumi da 500 a 2000 MWh l’anno paga 8 euro/MWh in più di una sua concorrente tedesca e ben 49 euro/MWh in più rispetto alla media europea.

Secondo RSE le tariffe cresceranno ancora nel medio periodo (2015-2030): ciò avverrà per il previsto aumento dei prezzi dei combustibili fossili e della CO2, oltre che dei costi necessari per adeguare la rete alla crescente penetrazione delle rinnovabili non programmabili, mentre calerà il peso degli oneri di sistema e altri risparmi si avranno grazie a fonti pulite, efficienza energetica, miglioramenti tecnologici e sistemi di accumulo.

Commercianti e PMI hanno però un’arma sottoutilizzata per tagliare i costi dell’energia e migliorare la competitività, quella dell’efficienza energetica e dell’autoproduzione da rinnovabili. In alcuni casi, con interventi che si ripagano in poco più di un anno, un’azienda può guadagnare fino al 16% sul margine EBITDA, ci spiegava poco tempo fa Marco Chiesa dell’Energy & Strategy Group.

A breve QualEnergia.it pubblicherà uno Speciale Tecnico sulle diverse opzioni tecnologiche per ridurre i consumi elettrici e termici delle micro, piccole e medie imprese attraverso interventi di efficientamento energetico, risparmio e uso di impianti a fonti rinnovabili.

Il rapporto di Confcommercio (pdf)

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