Riqualificazione edilizia in Italia: investimenti per 40 miliardi in 6 anni

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Nel mirino il rinnovamento energetico di interi condomini e grandi edifici pubblici. Secondo Green Building Council Italia e Legambiente, è necessario adottare nuove misure per facilitare gli investimenti, assegnando alla certificazione un ruolo di primo piano. La discussione al convegno sulla “deep renovation” urbana a Solarexpo.

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Addio alla famigerata classe G delle case colabrodo: l’edilizia italiana è chiamata a una radicale trasformazione per abbattere sensibilmente i consumi energetici. Un rinnovamento profondo, che dovrà puntare a interi palazzi e quartieri. Il tema è stato al centro del convegno sulla “deep renovation” urbana, organizzato da Green Building Council Italia (Gbc) e Legambiente al Solarexpo-The Innovation Cloud 2015 di Milano. Come ha osservato Gianni Silvestrini, presidente di Gbc, «i momenti di crisi rompono le consuetudini e aprono nuovi scenari. Il nostro shale gas è nel patrimonio immobiliare, che in media consuma tre volte più energia delle costruzioni più moderne».

Smart retrofit

C’è quindi un potenziale vastissimo di risparmio energetico tuttora inespresso. Le detrazioni fiscali, ha puntualizzato Silvestrini, hanno permesso di eseguire in Italia 2,2 milioni d’interventi con 25 miliardi di euro complessivamente investiti. Tuttavia, questi lavori sono rimasti circoscritti perlopiù ai singoli appartamenti, con una riduzione media del fabbisogno pari al 20% rispetto alla situazione di partenza. Adesso bisogna pensare più in grande, all’edilizia condominiale dove la riqualificazione “spinta” può assicurare un taglio più netto e consistente dei consumi, fino al 60-90% nei casi di migliore applicazione delle tecnologie più efficienti.

Secondo Roberto Pagani del Politecnico di Torino, il concetto giusto è “smart retrofit”, perché è impossibile annullare e ricostruire interi quartieri di sana pianta. Meglio concentrarsi su misure intelligenti e non pionieristiche, sfruttando le tecnologie esistenti e collaudate, in un’ottica integrata: energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, isolamento di pareti e infissi, impianti a elevate prestazioni come caldaie a condensazione, illuminazione a Led, dispositivi di monitoraggio.

Il ruolo delle ESCo

Questo salto di qualità comporterebbe diversi vantaggi: ridurre le bollette, far ripartire l’edilizia e tutta l’industria collegata (soprattutto impiantistica), diminuire le importazioni di combustibili fossili e tagliare le emissioni di anidride carbonica. Servono però strumenti diversi da quelli utilizzati finora. L’obiettivo, ha spiegato allora Silvestrini, è finanziare la riqualificazione senza possedere un cospicuo capitale di partenza. L’elevato investimento iniziale, infatti, è una barriera spesso insormontabile per un condominio o una pubblica amministrazione. La proposta di Green Building Council e Legambiente in campo residenziale è favorire il ruolo delle società di servizi energetici (ESCo), per gli interventi costosi e complessi che riguardano più alloggi. Occorre pertanto rimodulare i Titoli di efficienza energetica, con nuove schede basate sui parametri della certificazione energetica prima e dopo i lavori e un obiettivo minimo di dimezzare i consumi, convalidato da un balzo di classe, per esempio, dalla G alla B. Sarebbe l’Esco a finanziare per intero il retrofit condominiale, ripagandosi negli anni successivi grazie alla quota-risparmio sulle bollette.

Obiettivi al 2020

La diagnosi energetica è fondamentale per facilitare l’accesso al credito, perché garantisce il raggiungimento di determinati risultati. Ecco quindi la proposta di Gbc e Legambiente per sbloccare gli investimenti nel settore pubblico: escludere gli interventi certificati di riqualificazione dagli strettissimi vincoli del patto di stabilità. Purtroppo, come ha osservato Livio de Santoli dell’Università La Sapienza di Roma, il retrofit energetico ha proceduto a rilento. L’Italia ha rinnovato in media appena l’uno per cento l’anno del suo stock edilizio sfruttando le detrazioni del 55-65%.

Per quanto concerne l’efficienza nel residenziale, l’obiettivo di risparmio al 2020 è pari a 2,7 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio). Questa la fotografia a oggi: 30 milioni di abitazioni per tre miliardi di metri quadrati. Metà di questi edifici è stata costruita prima del 1976 e brucia in media 160-220 kWh l’anno per metro quadro.

Raggiungere il traguardo al 2020 significa quindi investire almeno 7 miliardi di euro ogni 12 mesi, intervenendo su 100 milioni di m2, con un tasso di crescita del 4%, il quadruplo di quanto visto finora. Il conto finale è presto fatto: 40 miliardi di € da investire in sei anni riqualificando il 20% del patrimonio immobiliare italiano residenziale. Il risparmio energetico cumulato arriverebbe così a 30.000 GWh (46 kWh/m2).

Nel terziario, invece, il traguardo nazionale è di 1,2 Mtep l’anno sempre all’orizzonte 2020. In questo scenario, ha proseguito De Santoli, la pubblica amministrazione centrale dovrebbe spendere circa tre miliardi ogni dodici mesi, anche per ottemperare quanto stabilito in sede UE, cioè l’obbligo di riqualificare almeno il 3% l’anno della superficie degli immobili appartenenti al Governo centrale. Tuttavia il decreto di recepimento della direttiva comunitaria ha stanziato finora solo poche centinaia di milioni di euro.

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