Triplicando il tasso attuale delle ristrutturazioni edilizie, quasi tutti gli edifici residenziali nell’Unione europea potrebbero essere ristrutturati entro il 2050.

Con questo trend risparmieremmo il 44% dell’energia finale e il 46% del gas utilizzati per il riscaldamento nel residenziale ed eviteremo nel complesso di consumare 750 TWh annui: quasi il minimo, visto che l’Europa punta ad essere a emissioni nette zero entro quell’anno.

Lo mostra un nuovo report che arriva proprio mentre si sta decidendo come rivedere la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici, la cosiddetta EPBD, che sarà votata il 9 febbraio dalla Commissione Energia dell’Europarlamento.

Il consumo di energia nelle famiglie dell’Ue pesa per il 21% delle importazioni di energia dell’Unione e il riscaldamento degli ambienti negli edifici residenziali richiede il 17,3% dell’energia consumata a livello di europeo, dicono i dati Eurostat citati dal report.

Nel documento, realizzato dal think tank specializzato in efficienza energetica degli edifici BPIE, sono presentati due scenari da qui al 2050, entrambi con l’attuale tasso di ristrutturazione, stimato tra lo 0,9 e l’1,0% annuo, come punto di partenza.

In entrambe le ipotesi si prevede che il ritmo delle riqualificazioni cresca linearmente fino al raddoppio nel 2030, il che soddisferebbe gli obiettivi di ristrutturazione dell’iniziativa europea Renovation Wave, di ristrutturare almeno 35 milioni di edifici entro il 2030.

La differenza tra le due strade tracciate è nella velocità del rinnovamento del parco immobiliare dopo il 2030: lo scenario più ambizioso (“Full Renovation”) ipotizza che nel prossimo decennio il tasso di ristrutturazione continui a crescere fino al 4% annuo nel 2045, cioè alla velocità necessaria per rinnovare tutti gli edifici residenziali esistenti prima del 2050.

Lo scenario più conservativo (“2% Renovation”) ipotizza, invece, che il tasso di ristrutturazione si stabilizzi al 2% e resti costante costante dal 2030 in poi.

In entrambi i casi, entro il 2030 gli edifici residenziali dell’Ue possono risparmiare 141 TWh nel riscaldamento degli ambienti residenziali e più del doppio di tale importo entro il 2040, vale a dire, rispettivamente 397 e 319 TWh.

Nel decennio tra il 2040 e il 2050, i risparmi potrebbero invece crescere di circa il 90% nello scenario di Full Renovation fino a raggiungere i 750 TWh, e di circa il 60% nello scenario 2% Renovation, a 515 TWh:

Ristrutturando solo tetti e pareti, circa il 60% dei paesi dell’Ue può risparmiare tra l’8 e l’11% dell’energia finale utilizzata per il riscaldamento degli ambienti residenziali entro il 2030 rispetto al 2020, si mostra.

Entro il 2050, seguendo la strada più ambiziosa, sette paesi possono tagliare i consumi di oltre il 50% e 16 di oltre il 40%, l’Italia del 46% come si vede dalla tabella qui sotto (click per ingrandire):

La conclusione dello rapporto è che bisogna accelerare: se dopo il 2030 non si raddoppia il ritmo delle ristrutturazioni, arriveremo a metà secolo con il 30% degli edifici ancora da riqualificare e un potenziale risparmio energetico di 235 TWh andrà sprecato.

Per beneficiare e cogliere fino a 777 TWh di risparmio potenziale, l’intero parco immobiliare deve essere riqualificato entro il 2050 e il tasso di ristrutturazione deve essere almeno raddoppiato entro il 2030 e passare al 3% entro il 2035 e a quasi il 4% entro il 2040.

“La revisione della direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia non potrebbe arrivare in un momento migliore. È ora imperativo stabilire regole e incentivi per guidare i cambiamenti necessari per raggiungere un settore edilizio altamente efficiente e decarbonizzato entro il 2050”, auspicano gli autori del report.

L’EPBD, si sottolinea, dovrebbe introdurre una definizione di “ristrutturazione profonda” e richiedere che i programmi finanziari e i servizi di consulenza diano la priorità ai progetti che la realizzano una ristrutturazione profonda.

Gli standard minimi di prestazione energetica, si chiede, dovrebbero essere “efficaci ed equi”, in linea con una visione a lungo termine fino al 2050. “Questo – si osserva – darà chiarezza ai proprietari degli edifici e aiuterà la filiera delle costruzioni e delle ristrutturazioni a organizzarsi e a programmare le proprie risorse di conseguenza, dando impulso all’innovazione e alla formazione della forza lavoro”.

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