Dall’oggi al domani la Sicilia diverrà, seppure transitoriamente, di fatto un mercato amministrato. La decisione, nata per risolvere un problema certo non nuovo, arriva all’improvviso e senza consultazioni alle spalle: è in un emendamento, scritto dal presidente della Commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti al ddl di conversione del decreto Competitività che, come sappiamo, è stato approvato dal Senato e ora deve passare per la Camera (qui il testo).

Le conseguenze previste? Difficili da valutare, dato che molto dipende da come la norma verrà attuata: da una parte si dovrebbe avere un effetto di diminuzione del PUN, dall’altra saliranno i costi di dispacciamento e le rinnovabili in Sicilia potrebbero avere vita più dura.

Fino all’entrata in operatività dell’elettrodotto 380 kV “Sorgente-Rizziconi” tra la Sicilia e il Continente e degli altri interventi finalizzati al significativo incremento della capacità di interconnessione tra la rete elettrica siciliana e quella peninsulare – dispone l’emendamento – “le unità di produzione di energia elettrica, con esclusione di quelle rinnovabili non programmabili, di potenza superiore a 50 MW ubicate in Sicilia sono considerate risorse essenziali per la sicurezza del sistema elettrico e hanno l’obbligo di offerta sul mercato del giorno prima”.

Le modalità di offerta e remunerazione di questi impianti, in pratica quasi tutti i termoelettrici siciliani – si specifica – sono definite dall’AEEGSI entro 60 giorni dall’entrata in vigore “seguendo il criterio di puntuale riconoscimento per singola unità produttiva dei costi variabili e dei costi fissi di natura operativa e di equa remunerazione del capitale netto residuo investito riconducibile alle stesse unità, in modo da assicurare la riduzione degli oneri per il sistema elettrico.”

In pratica, quali che siano i prezzi sul mercato zonale, l’energia prodotta da questi impianti verrà sempre remunerata con una tariffa fissa, che l’AEEGSI stabilirà per ogni impianto in modo che si possano coprire i costi. Si eviterà, dunque, che accada quel che si è verificato in questi ultimi anni: cioè che gli impianti termoelettrici siciliani si rifacciano dei mancati guadagni delle ore in cui i prezzi sono troppo bassi, anche a causa dell”apporto delle rinnovabili, applicando prezzi stellari nei picchi serali.

L’operazione verrà finanziata con risorse caricate sugli oneri di dispacciamento e, secondo le intenzioni di chi ha scritto l’emendamento, dovrebbe far abbassare il prezzo dell’elettricità all’ingrosso nella zona Sicilia e di conseguenza anche il PUN, il prezzo unico nazionale.

Nel 2013 il prezzo zonale siciliano, infatti, è stato  superiore al PUN di ben 29 euro, cioè pari al 46% in più, – si spiega – con extracosti per 600 milioni di euro, che hanno fatto salire il PUN di 2 euro. Rendere la Sicilia un mercato amministrato, così come ci si propone, dovrebbe dimezzare questi extracosti, abbassando il PUN di circa un euro, anche se come detto si pagherebbero più cari i costi di dispacciamento.

Insomma l’intenzione – porre un freno alle speculazioni serali dei termoelettrici siciliani – sembra lodevole. Basta infatti uno sguardo al grafico sotto (riferito ad un martedì soleggiato di maggio, il 13 maggio 2014) per capire che qualcosa non va nel mercato elettrico siciliano, sostanzialmente isolato e caratterizzato, da una parte, da diversi impianti termoelettrici obsoleti e poco competitivi e, dall’altra, da una forte penetrazione delle rinnovabili (circa 1,2 GW solo da fotovoltaico).

Come si vede, nel picco serale, quando cessa soprattutto la concorrenza del FV, capace di portare i prezzi anche a zero, i prezzi del MWh in Sicilia schizzano alle stelle: sfiorano i 140 euro per sei ore, mentre a livello nazionale quel giorno la punta massima, limitata ad una sola ora, è stata di poco meno di 95 euro/MWh.

Più dubbi sono gli effetti che il provvedimento produrrà in concreto: “Tutto dipenderà dal modo in cui l’Autorità stabilirà le tariffe: potrebbe trattarsi di una misura utile per calmierare i prezzi, ma potrebbe anche rivelarsi un regalo agli operatori del termoelettrico”, commenta a QualEnergia.it GB Zorzoli, esperto di mercato elettrico e attuale presidente onorario di FREE, il coordinamento delle associazioni delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.

A far sperare che non si tratti di un regalo ai grandi dell’energia convenzionale è la presa di posizione fortemente critica di Assoelettrica: “l’intervento proposto – si legge in una nota firmata dal presidente Chicco Testa – avrebbe l’effetto di eliminare le dinamiche concorrenziali in Sicilia tradendo in modo evidente il percorso di liberalizzazione e apertura al mercato del settore elettrico, avviato con la Direttiva Comunitaria 96/92/CEE (…) così come l’affidamento degli operatori nazionali e internazionali che in tale mercato hanno effettuato rilevanti investimenti. Per tali ragioni, ove la misura divenisse legge, da una parte il conflitto con la disciplina comunitaria porterebbe con ogni probabilità all’apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, dall’altra la lesione degli interessi degli investitori ingiustamente pregiudicati determinerebbe un contenzioso amministrativo articolato e diffuso”.

Il grosso degli impianti dell’isola è riconducibile ad Enel, Erg ed Edipower, ma negli impianti siciliani hanno interessi quasi tutti i grandi operatori italiani. A voler guardare maliziosamente dietro alle parole dell’associazione si può dunque pensare che il regime amministrato proposto dall’emendamento sarebbe un cattivo affare per i termoelettrici. Le tariffe stabilite dall’Autorità – anche se definite, come prescrive la norma, in modo da remunerare sia i costi variabili che quelli fissi che il capitale investito – verosimilmente per gli impianti in questione sarebbero meno convenienti rispetto alla possibilità attuale di guadagnare sui prezzi stellari del picco serale. “Va anche considerato che la maggior parte degli impianti ha piani di ammortamento già chiusi, per cui le tariffe coprirebbero solo i costi variabili”, spiega a QualEnergia.it un portavoce di Assoelettrica.

Se i termoelettrici probabilmente ci rimetterebbero, anche per le rinnovabili il cambiamento potrebbe essere negativo. Mentre Zorzoli non ha particolari preoccupazioni da questo punto di vista, l’analista di eLeMeNS, Tommaso Barbetti, è allarmato: “L’effetto – spiega a QualEnergia.it – sarà una forte riduzione del mercato contendibile e un marcato abbassamento dei prezzi all’ingrosso, di cui risentiranno gli impianti non essenziali, cioè fondamentalmente quelli a fonti rinnovabili non programmabili”.

Insomma, la misura prevista sembra difficile da valutare e si presta a diverse letture. A mettere d’accordo tutti è solo la critica su tempi e modi. L’anomalia del mercato siciliano, infatti, non è un problema nuovo ma esiste da anni; anzi, prima della massiccia iniezione di fotovoltaico ed eolico (come abbiamo raccontato qui) i prezzi lievitati erano molto più frequenti anche nelle fasce diurne. L’osservazione comune a tutti gli interlocutori che abbiamo sentito è che non si capisce perché si agisca proprio adesso, quando dovrebbe mancare circa un anno al completamento dell’elettrodotto (che comporterà la fine di questo regime amministrato). Ma soprattutto ci si chiede perché una misura del genere sia apparsa all’improvviso in un decreto, senza nessuna consultazione degli stakeholder.

Staremo a vedere se l’emendamento verrà confermato nel testo finale. Voci di corridoio parlano di intenzioni di modificarlo da parte del Governo, cosa che comporterebbe una ritorno del testo al Senato. Se diverrà legge non mancheremo di verificare come l’AEEGSI stabilirà le tariffe e come il nuovo regime cambierà il mercato.