Sabato a Gela è stata posata la prima pietra di quello che sarà il più grande impianto fotovoltaico su serra d’Italia e probabilmente del mondo. Un sistema da 80 MW su una superficie di 230 ettari di serre integrato da un impianto di cogenerazione a biomasse. Un progetto molto interessante che combina agricoltura biologica fuori suolo fatta su terreni marginali, fotovoltaico e biomasse da filiera corta.

Nelle serre, coperte da 233mila moduli fotovoltaici, infatti, si coltiveranno pomodori biologici con tecnica idroponica, senza cioè che vedano la terra, un sistema che permette di minimizzare il consumo di acqua e di valorizzare terreni agricoli marginali poco produttivi. La climatizzazione sarà fornita da impianto cogenerativo a biomasse da 40 MW, nel quale andranno a finire gli scarti delle lavorazioni agricole e che fornirà anche la CO2 per coltivare le piante. Il progetto – portato avanti dalla cooperativa locale Agroverde – dovrebbe creare circa 400 posti di lavoro stabili e circa 800 nella fase di costruzione. Richiederà un investimento di 300 milioni di euro: per circa un terzo fondi di un filone di investitori internazionali coordinati dalla storica azienda Radiomarelli, per un altro 30% (circa 95 milioni) finanziamenti Cipe che andranno per la parte specificatamente agricola e per il resto capitali della cooperativa stessa.

Un’idea molto interessante, che però, almeno per il momento, è difficilmente replicabile: i conti tornano solo perché il progetto, nonostante i lavori siano iniziati solo adesso, potrà godere degli incentivi del quarto conto energia fotovoltaico.

Si tratta infatti di un impianto realizzato su suolo pubblico e che ha ottenuto la valutazione di impatto ambientale solo il 29 maggio: grazie al cosiddetto “Salva Alcoa 2”, ha dunque tempo fino al 31 ottobre per entrare in esercizio ottenendo le tariffe premianti del quarto conto energia, nonostante, come sappiamo, gli incentivi al FV finiscano, assieme al quinto conto, il prossimo 6 luglio.

I terreni sui quali verrà edificata la struttura – 230 ettari di cui 110 coperti dalle serre – sono stati espropriati dal Comune di Gela, che ha dichiarato la pubblica utilità della serra e li ha dati in usufrutto alla cooperativa. Il progetto dunque è stato possibile anche grazie al sostegno delle istituzioni, Comune in primis: a posare la prima pietra sabato c’era anche il presidente della Regione Rosario Crocetta, sindaco di Gela per due mandati, l’ultimo conclusosi con l’elezione in Regione a ottobre 2012.

A pagare ai proprietari i terreni espropriati dal Comune sarà la cooperativa. Oltre alle ricadute occupazionali, al Comune andrà il 3% di tutti i profitti che verranno dal progetto, il 3% dei proventi della produzione elettrica, mentre Agroverde si è impegnata a realizzare come opere di compensazione spazi pubblici di verde urbano e un parco da 17 ettari.

Insomma, un progetto ambizioso ma anche delicato e complesso: si pensi, oltre alla procedura d’esproprio, alle difficoltà nell’ottenere una VIA positiva ma anche il consenso dell’opinione pubblica locale, aspetti che in casi analoghi si sono rivelati problematici. A Narbolia, in Sardegna, ad esempio, un progetto di serre fotovoltaiche da 26 MW rischia di perdere l’accesso agli incentivi dopo che l’appello al Tar di un comitato contrario all’opera, promosso da Adiconsum e Italia Nostra, aveva bloccato temporaneamente i lavori. Non sarà – potrebbero chiedere i più sospettosi – che il progetto gode di altri appoggi oltre che di quelli della politica?

Il presidente di Agroverde, Stefano Italiano, già eroe dell’anti-racket, molto attivo nella lotta al ‘pizzo’ da quando nel 2004 una sua denuncia di estorsione subita mandò in galera 12 persone, è ancora sotto processo per riciclaggio di capitali mafiosi: inquisito nel 2008, nel 2010 è stato assolto perché il fatto non sussiste; nel 2011, dopo che la Procura Generale ha impugnato la sentenza, il procedimento è stato riaperto. A QualEnergia.it Stefano Italiano si dice “assolutamente tranquillo” riguardo all’esito della sentenza, mentre gli investitori di Radiomarelli assicurano che l’amministrazione comunale di Gela ha fornito la garanzia “contro il pericolo di qualunque forma di condizionamento della criminalità, mediante appropriati strumenti di stretta collaborazione con le forze di polizia e la prefettura di Caltanissetta, in grado di assicurare un costante monitoraggio e controllo dei soggetti a vario titolo chiamati ad interagire nella realizzazione dell’opera progettuale”.

Insomma, i presupposti affinché il progetto vada a buon fine sembrano esserci, anche se completare tutto entro il 31 ottobre sarà una corsa contro il tempo: “per costruire la serra da 26 MW in Sardegna noi ci abbiamo messo 2 mesi e mezzo con 600 persone in cantiere. Auguro al progetto di Gela buona fortuna”, commenta a QualEnergia.it Paolo Rocco Viscontini, a.d. di Enerpoint, EPC dell’impianto di Narbolia.

 

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