Strategia Energetica Nazionale, le osservazioni di ATER

  • 6 Dicembre 2012

Obettivi troppo timidi sulle rinnovabili: si potrebbe arrivare al 50% del fabbisogno elettrico al 2020, strumenti contradittori per raggiungerli e diverse altre criticità. Anche ATER, l'Associazione Tecnici Energie Rinnovabili, ha reso note le sue osservazioni sulla Strategia Energetica Nazionale.

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Anche ATER, l’Associazione Tecnici Energie Rinnovabili ha reso note le sue osservazioni sulla Strategia Energetica Nazionale. Anche se il documento di consultazione sulla SEN “non è privo di elementi condivisibili” ATER sottolinea diverse criticità che riportiamo qui sotto (in allegato il documento ATER).

1- L’obiettivo temporale del programma è troppo limitato, otto anni rappresentano nel settore energetico un arco nel quale non si possono programmare, progettare, avviare, eseguire interventi di qualche momento e ambizione;
2- I target, in particolare per le rinnovabili, sia pure con il leggero superamento dell’obsoleto obiettivo determinato dalla cd. Direttiva 20/20/20 (che era comunque obiettivo minimo), appare poco “sfidante”;
3- Tra le priorità indicate alcune ci appaiono non opportune (segnatamente il potenziamento della produzione da idrocarburi nazionale), altre assenti (l’indipendenza energetica e la riduzione dello squilibrio della bilancia commerciale energetica, ci sembrano meritevoli di entrare tra le priorità);
4- La gerarchia degli obiettivi-chiave non ci sembra corretta;
5- Occorre prevedere uno spazio all’importante tema dell’unbuilding tra la rete di distribuzione elettrica e la produzione che è richiamato come raccomandazione europea, ma non trova alcuno spazio nel documento.
6- La necessaria integrazione delle rinnovabili nel mix di generazione energetica nazionale potrebbe essere perseguita con strumenti meno contraddittori e più efficaci senza costi supplementari.

Venendo ad una trattazione più specifica dei punti indicati, quanto al secondo tema si può considerare deludente che la SEN indichi quale obiettivo ad 8 anni l’incremento delle rinnovabili fino al 36-38% della generazione elettrica, quando oggi è ca. al 25% (dati TERNA). L’ 1% di generazione elettrica corrisponde a ca. 2,8-3 TWh/anno che con un mix di generazione da rinnovabili (2/3 FV, 2/6 eolico, 1/6 biomasse) si produce con ca. 1,2 GW di nuova potenza istallata. Un incremento di 13 punti in 8 anni si ottiene con 2 GW di nuova potenza istallata (di cui 1,3 da FV; 0,3 da eolico; 0,3 da biomasse). L’esperienza di questi ultimi anni ha mostrato che non è difficile fare molto di più. Lo stesso FV, con il V CE, sta ancora viaggiando su un ritmo di circa 0,9 GW all’anno senza considerare i registri (che aggiungono oltre 1,5 GW). Di più, lo stesso documento della SEN, a pag. 70, dichiara che saranno istallati “in parity” (cioè senza incentivi) ca. 1-2 GW/anno.

Noi crediamo che tale ipotesi sia fortemente sottostimata, con gli opportuni stimoli –non solo e non principalmente economici- la produzione da rinnovabili è facilmente in grado di realizzare una media di 3-4 GW all’anno di FV, 1 GW di eolico e 1 GW di biomasse/idroelettrico. In otto anni ciò può aggiungere oltre 100 TWh, portando a più che raddoppiare l’attuale incidenza delle rinnovabili.

Per tali ragioni crediamo che un obiettivo più adeguato sia il 50% da rinnovabili elettriche al 2020.
Ciò porterebbe numerosi vantaggi:
a- Riduzione ulteriore della dipendenza dall’estero (probabilmente sotto il 60%, dall’attuale 84%) con ulteriore riduzione della fattura energetica di almeno 1,5 miliardi di euro (un decimo di punto di PIL);
b- Ulteriore sviluppo degli investimenti (i valori citati corrispondono a ca. 7 miliardi di euro all’anno, 60 miliardi nel periodo);
c- Una ulteriore riduzione delle emissioni di gas serra;

Quanto al terzo punto, le priorità indicate nella SEN ci vedono:
a- Concordi sulla prima, promozione dell’efficienza energetica;
b- Anche se presenta elementi di attenzione e criticità, soprattutto in relazione all’impatto ambientale, riteniamo che la riduzione del prezzo del gas sia una obiettiva priorità del paese e dato che il prezzo alto impatta negativamente sulla competitività delle imprese e i costi delle famiglie, sia direttamente sia indirettamente tramite l’incremento non giustificato del costo dell’energia elettrica. Tale punto è ben chiarito nella SEN e lo condividiamo. Una parte della soluzione, in ottica di medio/lungo periodo può anche essere l’integrazione con l’europa e lo sfruttamento a tal fine della nostra posizione geografica.
c- Non concordiamo con l’obiettivo 6 –produzione sostenibile di idrocarburi– in quanto contradditoria in termini e non opportuna. Gli idrocarburi nazionali è più opportuno siano considerati riserva strategica da non impegnare.
d- Crediamo debba salire al rango di priorità, invece, la sicurezza energetica e la riduzione strutturale (non temporanea) dell’importazione di vettori energetici. Questa è una priorità che serve a più obiettivi contemporaneamente e fornisce una ottima ragione per privilegiare le fonti energetiche sostenibili, rinnovabili e autoctone.

Quanto al quarto punto, gli obiettivi-chiave per il settore, crediamo che il terzo obiettivo (sicurezza e indipendenza di approvvigionamento) sia da considerare prioritario. Infatti a ben vedere (e come è illustrato efficacemente nelle osservazioni di Legambiente) i costi per i cittadini e le imprese sono cresciuti per l’effetto diretto ed indiretto dell’incremento di costo dei prodotti petroliferi e non per effetto delle rinnovabili (che hanno ancora un effetto marginale, e per certo versi anche di calmierazione). Secondo obiettivo può essere il contenimento dei costi e quindi gli altri due.
Tra gli obiettivi, però, deve trovare posto l’unbuilding tra la rete di trasporto dell’energia e la produzione. Tale raccomandazione europea è richiamata a pag. 20 della SEN ma poi scompare del tutto nelle scelte.

Quindi crediamo che debba essere indicato l’obiettivo di superare il modello (a questo fine è necessario l’unbuilding) “produzione-trasporto-consumo”, in favore di un modello “produzione-consumo-trasporto (eccedenze)-consumo-produzione” che minimizza la necessità di trasportare, trasformare, accumulare energia in favore di un più efficiente consumo locale.

Quanto al sesto punto, la necessaria integrazione tra la produzione crescente da rinnovabili e il sistema elettrico del paese crediamo vada perseguita con strumenti più aggressivi e meno contraddittori. La SEN, fondamentalmente, prevede un atteggiamento difensivo che al primo passo vede la proibizione (di nuovi impianti), al secondo la punzione (degli esistenti con i distacchi) e solo al terzo l’accoglienza (con le reti di trasporto e gli accumuli). Crediamo che tale atteggiamento sia ingiusto e non motivato.

Crediamo che, in particolare nelle aree critiche, sia necessario favorire il consumo locale senza trasformazione e dispacciamento. Ciò è facilmente fattibile. Questa associazione ha avanzato una proposta all’AEEG per il potenziamento dei SEU che potrebbe portare a risparmiare fino al 16% in bolletta ai consumatori senza altri costi per la collettività.

Nel contesto dei SEU, per facilitare tale possibilità (essenzialmente collegare produttori e consumatori consorziati, sino a soglie di distanza e potenza) sarebbe utile e opportuno prevedere che collegamenti fisici di energia, realizzati dai produttori o dai consumatori e non aperti all’utilizzo di terzi (“reti private”) siano autorizzabili fruendo delle facilitazioni previste per gli impianti da rinnovabili (tra cui la dichiarazione di pubblica utilità ed il potere di esproprio) e dotate di facilitazioni fiscali. Tale semplice innovazione consentirebbe di realizzare impianti connessi direttamente con centri di consumo, di scaricare la rete dall’onere di trasformare e dispacciare l’energia e di migliorarne la stabilità. E’ recente un intervento di Del Pizzo di TERNA in tal senso (in merito agli effetti postivi di alcune rinnovabili nella stabilizzazione della rete) che è singolarmente passato sotto assoluto silenzio, mentre faceva notare che il piccolo FV in particolare, quando connesso a reti di distribuzione a media e bassa tensione, corrisponde a una diminuzione del carico. In altre parole TERNA osserva un “calo di domanda” di energia prelevata dall’alta tensione da parte della rete di distribuzione.

Il documento di ATER (pdf)

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