Accumulo e continuità operativa: la proposta di Energy per il segmento C&I

Davide Tinazzi, Ceo di Energy SpA illustra i nuovi sistemi per integrare accumulo e UPS, proteggere i processi produttivi e accelerare la diffusione dei BESS.

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Nel segmento commerciale e industriale, i sistemi di accumulo stanno progressivamente evolvendo da strumenti per l’ottimizzazione energetica a veri e propri asset strategici per la continuità operativa.

È in questo contesto che Energy S.p.A. presenta una nuova soluzione, mostrata a KEY 2026, che punta a integrare batterie e funzionalità tipiche degli UPS, rispondendo a una criticità sempre più rilevante: la qualità della tensione sulla rete.

Come spiega Davide Tinazzi, CEO dell’azienda, il sistema nasce per colmare un limite strutturale dei tradizionali BESS: la velocità di risposta. Se infatti l’accumulo consente di massimizzare l’autoconsumo, non sempre è in grado di intervenire con la rapidità necessaria in caso di micro-interruzioni o disturbi di rete.

La soluzione proposta introduce un elemento chiave: un quadro elettrico di interfaccia che consente al sistema di accumulo di comportarsi come un grande gruppo di continuità.

In questo modo, l’investimento in storage non è più finalizzato solo al risparmio energetico, ma diventa anche una forma di protezione contro i fermi produttivi. Un aspetto rilevante per le aziende energivore e per quelle con processi altamente automatizzati, più esposte ai danni causati anche da brevi cali di tensione.

L’obiettivo è coprire i cosiddetti vuoti di tensione della rete, anche di pochi millisecondi, mentre l’autonomia nei blackout più prolungati resta legata alla capacità del sistema di accumulo installato.

I sistemi proposti coprono un ampio spettro di applicazioni, con soluzioni che vanno da 100 kWh fino a oltre 2 MWh. Nel caso presentato in fiera, il sistema installato ha una capacità di 220 kWh ed è in grado di operare a piena potenza per circa due ore, alimentando anche carichi significativi.

Ma il potenziale di queste tecnologie non si limita all’industria manifatturiera. Il segmento C&I include una varietà crescente di applicazioni: dal supporto alle linee produttive all’efficientamento energetico degli edifici, fino alla gestione della climatizzazione, delle pompe di calore e dei sistemi di automazione.

Un’estensione che coinvolge anche il settore dei servizi e il terziario, dove la continuità energetica è sempre più centrale.

Nonostante il potenziale, la diffusione dei sistemi di accumulo nel segmento commerciale e industriale in Italia resta ancora limitata. Se nel residenziale il cosiddetto trascinamento ha raggiunto circa il 70%, nel C&I siamo ancora a pochi punti percentuali. Il trend però è destinato a crescere rapidamente, spiega Tinazzi.

L’esperienza di altri mercati europei suggerisce che nei prossimi anni il tasso di abbinamento potrebbe salire fino al 15-20%, trainato sia dalla diffusione del fotovoltaico sia dalla crescente attenzione alla resilienza energetica delle imprese.

Allo stesso tempo, il contesto di mercato presenta alcune criticità: l’inizio del 2026 si sta rivelando più complesso del previsto per il settore dei sistemi di accumulo a batterie, (Bess, i tre fattori che complicano l’inizio del 2026).

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