In questi mesi si parla solo di Superbonus, ma l’utilizzo di questa importante agevolazione non è sempre è possibile per la complessità dell’intervento trainante e per il fatto che non può essere usufruito dalle imprese.

Un incentivo diretto (non quindi sotto forma di detrazione fiscale), ancora poco sfruttato da cittadini e imprese, oltre che dalla PA, è il conto termico.

A questo proposito riproponiamo un articolo pubblicato sullo Speciale “Nuovi e vecchi incentivi per efficienza energetica, rinnovabili e veicoli elettrici” (pdf) che sintetizza l’applicabilità e opportunità dell’incentivo.

L’incentivo e il suo nuovo approccio

La Direttiva 2009/28/CE, pubblicata nell’aprile del 2009, segna una svolta importante nelle politiche europee volte alla diffusione e promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili.

Nell’obbligare gli Stati membri a raggiungere una quota complessiva di energia prodotta da fonti rinnovabili, distingue tre settori di applicazione: “trasporti”, “elettricità”, “riscaldamento e raffreddamento”.

È la prima volta che in una Direttiva si fa esplicito riferimento alle cosiddette “rinnovabili termiche”, e un motivo c’è, i numeri parlano chiaro. Poco meno del 50% dei consumi finali di energia, in Europa come in Italia, riguardano il riscaldamento e il raffreddamento. Nel settore residenziale, che da solo rappresenta circa il 40% dei consumi finali di energia, i maggiori fabbisogni, intorno all’80%, riguardano il riscaldamento degli ambienti e la produzione di acqua calda sanitaria.

Sotto la spinta di questa nuova attenzione data al settore del “riscaldamento e raffreddamento”, il decreto di recepimento, D. Lgs. n. 28 del 2011, ha introdotto un nuovo incentivo rivolto alle rinnovabili termiche e alle misure di efficienza energetica: il Conto termico.

Questo meccanismo, entrato nella sua piena operatività a metà del 2013, ha introdotto un approccio completamente nuovo rispetto alle detrazioni fiscali. Un approccio che si declina in due principali aspetti. Il beneficio viene riconosciuto sulla base di algoritmi molto semplici che permettono di stimare l’energia termica prodotta in un anno da un impianto a fonti rinnovabili.

L’incentivo non arriva all’utente finale sotto forma di riduzione delle tasse nell’ambito dell’annuale dichiarazione dei redditi, ma con un bonifico che il GSE (soggetto che gestisce il meccanismo) effettua a beneficio dell’utente finale che ha fatto l’intervento.

Il decreto di revisione del Conto termico (DM 16/2/2016), il cosiddetto Conto termico 2.0, ha introdotto delle novità che hanno reso il meccanismo più interessante e fruibile. Basti pensare che, per l’installazione di un piccolo impianto domestico, l’incentivo viene erogato all’utente finale in un’unica rata dopo 2/3 mesi, o in due rate nel giro di massimo un anno e mezzo.

Il prossimo decreto di revisione del Conto Termico dovrà essere adottato entro il 30 giugno 2021.

È già previsto un ampliamento degli interventi ammissibili (ad esempio, interventi di allaccio a sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento efficiente, installazione di impianti di microcogenerazione, installazione di punti di ricarica per veicoli elettrici) e una maggiore spinta agli interventi di riqualificazione degli edifici del settore terziario privato.

Verranno inoltre aggiornati alcuni requisiti tecnici, in particolare di quelle tecnologie che possono avere degli impatti sulla qualità dell’aria, e verranno riservate maggiori risorse al settore pubblico.

Caratteristiche e funzionamento

Possono accedere all’incentivo tutti i soggetti, pubblici e privati – persone fisiche, imprese, aziende agricole, amministrazioni pubbliche – che facciano interventi su edifici o unità immobiliari di qualsiasi categoria catastale, dotati di impianto di climatizzazione in-vernale.

Le risorse complessive disponibili per questo meccanismo sono ingenti, pari a 900 milioni di euro annui: 200 mln euro per la Pubblica Amministrazione e 700 mln euro per i privati.

Sono previste due tipologie di interventi incentivabili:

  • gli interventi di incremento dell’efficienza energetica
  • gli interventi di produzione di energia termica da fonti rinnovabili.

I soggetti pubblici possono accedere ad entrambe le tipologie, mentre i privati possono richiedere l’incentivo solo per la seconda tipologia di intervento (tabella 1).

Con particolare riferimento all’installazione di impianti a fonti rinnovabili, il Conto termico è finalizzato principalmente a premiare gli interventi che permettono di rottamare generatori inefficienti e obsoleti sostituendoli con generatori più efficienti e performanti.

Il punto forte del Conto Termico sono tempi e modalità di erogazione dell’incentivo: tramite bonifico sul conto corrente del beneficiario e in tempi molto brevi, soprattutto per gli impianti piccoli (tabella 2)

L’incentivo riconosciuto non può superare il 65% delle spese sostenute per l’intervento e, in generale, anche se per quanto riguarda gli impianti a fonti rinnovabili viene calcolato in base a un algoritmo, varia tra il 40% e il 65% dell’investimento.

È inoltre possibile usufruire del mandato irrevocabile all’incasso, dispositivo che rende semplice e vantaggioso cedere l’incentivo riconosciuto dal GSE a un soggetto terzo. Il mandato può essere utilizzato unicamente per procedere al pagamento di un fornitore tramite l’erogazione, direttamente a tale soggetto, dell’incentivo netto spettante.

Con questo strumento, quindi, il fornitore riconosce al cliente uno sconto pari all’entità dell’incentivo e poi incassa il contributo erogato dal GSE.

La richiesta di incentivo può essere inviata al GSE esclusivamente per via telematica attraverso il Portaltermico con due modalità: accesso su prenotazione prima di realizzare l’intervento (modalità riservata alla Pubblica Amministrazione) e accesso diretto solo dopo aver concluso l’intervento.

Per informazioni: GSE – Conto Termico

Per approfondire:

Conto Termico 2.0: cos’è importante sapere per accedere all’incentivo

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