Quali misure prenderà la Commissione europea per rispondere al grande piano americano di investimenti nelle energie pulite?

Qualche risposta dovrebbe arrivare al prossimo Consiglio europeo straordinario del 9-10 febbraio, in cui si discuterà in particolare su questo tema; tema che è stato affrontato, tra i vari punti in agenda, anche a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen nel loro incontro di ieri, lunedì 9 gennaio.

In ballo ci sono diversi possibili interventi: allentare ancora di più le maglie delle norme Ue sugli aiuti di Stato, potenziare il piano REPowerEU e creare un nuovo fondo sovrano europeo con cui sostenere gli investimenti delle aziende manifatturiere nei settori più importanti della transizione energetica, come fonti rinnovabili, batterie e auto elettriche.

Gli Stati Uniti, ricordiamo, hanno lanciato nel 2022 un maxi programma di sostegno alla green economy, mettendo sul piatto 369 miliardi di $ di aiuti e sussidi, in buona parte sotto forma di crediti di imposta, grazie alla nuova legge battezzata Ira, Inflation Reduction Act.

È il più grande intervento della storia Usa volto a incentivare le fonti rinnovabili, i veicoli elettrici, le pompe di calore e altre tecnologie verdi, incoraggiando le imprese a investire sul territorio americano, vincolando però gli aiuti alla produzione e assemblaggio dei componenti fondamentali negli Stati Uniti.

Ciò ha messo in allarme Bruxelles. Si teme che le aziende europee sposteranno progetti e investimenti sul suolo americano, attirate dai nuovi incentivi predisposti dalla Casa Bianca.

Di recente, ad esempio, il produttore norvegese di moduli fotovoltaici REC ha deciso di sospendere la realizzazione a Hambach, in Francia, di uno stabilimento di moduli a etero-giunzione, da 4 GW di capacità produttiva.

Secondo varie indiscrezioni, la possibile cancellazione del progetto di Hambach sarebbe legata alle nuove condizioni di mercato, con la possibilità di investire invece negli Stati Uniti o in India, due Paesi che nei mesi scorsi hanno varato ingenti programmi di agevolazioni fiscali e aiuti al settore delle rinnovabili.

Quindi le tensioni commerciali tra Ue e Stati Uniti sono cresciute. La stessa von der Leyen, già a dicembre, aveva sottolineato i possibili rischi per le industrie europee connessi al piano di Biden, tra cui la concorrenza sleale innescata dalle regole Usa di contenuto locale, come condizione necessaria per ottenere i sussidi.

Come detto, la Commissione Ue starebbe ora valutando un ulteriore allentamento dei vincoli sugli aiuti di Stato, in modo da favorire la concessione di sussidi pubblici a determinati settori industriali. Inoltre, Bruxelles potrebbe istituire un nuovo fondo sovrano europeo allo scopo di rilanciare gli investimenti Ue nella transizione energetica pulita.

Una soluzione, questa del fondo comune, che piace al governo italiano, preoccupato – come già in occasione del piano tedesco contro il caro energia – che singoli Paesi europei, con maggiori disponibilità finanziarie, possano agire da soli creando nuovi squilibri di mercato.

Resta da vedere se, appunto, la Ue farà un fronte unitario per promuovere una nuova politica industriale green.

Intanto in Francia il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, nei giorni scorsi, parlando alla radio Inter France, ha annunciato una nuova legge con varie misure e incentivi per riportare le aziende a investire sul territorio nazionale, con un focus su rinnovabili, idrogeno verde, batterie, nucleare.

La Francia, insieme alla Germania, preme affinché Bruxelles adotti una sorta di “Inflation Reduction Act europeo”, varando uno schema di sussidi più generosi e più semplici da ottenere per le industrie che decidono di produrre in Europa.