L’Ets è nel mirino delle industrie europee

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Si moltiplicano le richieste di sospendere o rivedere il mercato Ue della CO2, per abbassare i costi dell'energia e rilanciare la competitività. Ursula von der Leyen difende il sistema. Intanto si discute anche sul Cbam.

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Molte industrie chiedono di rivedere il mercato europeo Ets perché i prezzi delle emissioni di anidride carbonica sono troppo alti, altre industrie si schierano a favore della nuova tassa alla frontiera sulla CO2 contro l’ipotesi di esentare alcuni beni dalla sua applicazione.

Il tutto arricchito dalle richieste di abbassare i costi dell’energia, promuovere un commercio internazionale “equo” e la diffusione di prodotti made in Europe.

Questo il fermento che agita il tessuto industriale del nostro continente, mentre la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, difende a spada tratta l’Ets e cerca di rintuzzare gli ennesimi attacchi contro il Green Deal.

È la sintesi della giornata di ieri, 11 febbraio, che ha riunito centinaia di imprese all’European Industry Summit di Anversa, in Belgio.

Dal vertice è uscita una dichiarazione, indirizzata ai leader politici riuniti oggi (12 febbraio) nel Consiglio europeo di Alden Biesen per discutere di competitività.

Si chiedono misure di politica industriale di emergenza, in particolare:

  • ridurre i costi dell’energia e delle emissioni di CO2;
  • sostenere il commercio globale equo e un migliore accesso ai finanziamenti, tramite accordi di libero scambio e strumenti politici contro la concorrenza sleale per garantire condizioni di parità per le industrie dell’Ue;
  • favorire l’acquisto di prodotti realizzati in Europa, ad esempio attraverso le regole degli appalti pubblici.

Come ha osservato Markus Kamieth, presidente dell’associazione che riunisce l’industria chimica europea (Cefic) e amministratore delegato del colosso tedesco del settore, Basf, “l’Europa sta perdendo capacità industriale a una velocità mai vista prima. Non si tratta di una recessione temporanea, ma di un cambiamento strutturale della competitività che interessa tutti i settori manifatturieri. Se l’Europa vuole guidare la transizione pulita, deve smettere di perdere le industrie che la rendono possibile”.

Ets sotto attacco

L’Ets, ricordiamo, prevede che industrie pesanti, centrali elettriche, compagnie aeree e di navigazione paghino un prezzo – salito sopra 90 euro a gennaio – per ogni tonnellata di CO2 emessa, al fine di incentivare gli investimenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili.

Una quota (sempre minore) di permessi di CO2 è distribuita gratuitamente alle aziende per sostenerle.

Il prezzo della CO2 è aumentato gradualmente, perché ogni anno si riduce il numero di permessi di emissione disponibili sul mercato.

Molto critica la posizione di Confindustria. Il suo presidente, Emanuele Orsini, ha chiesto di sospendere temporaneamente l’Ets in tutti i settori coperti dal meccanismo (con riferimento anche a edifici e trasporti stradali del nuovo Ets 2), in modo che il sistema possa essere “ripensato profondamente”.

“L’Ets è un sistema squilibrato, che non genera i benefici di decarbonizzazione cui aspira, mentre di fatto grava sulla capacità competitiva dell’industria europea”, ha dichiarato Orsini.

Per il presidente di Federchimica, Francesco Buzzella, “in Italia la produzione chimica è in calo da quattro anni consecutivi e si colloca su livelli del 13% inferiori al 2021, ossia a prima della crisi energetica”.

Pertanto, “per azioni realmente incisive è indispensabile un serio ragionamento sull’immediata sospensione del sistema Ets o, in sub-ordine, conservare le quote gratuite fino a che sarà necessario proteggere la competitività dell’industria europea”.

Tra i leader politici, particolarmente critico il cancelliere tedesco, Friedrich Merz.

Parlando ad Anversa, citato dal sito web Politico, ha dichiarato che il sistema Ets “è stato implementato per ridurre le emissioni di CO2 e, allo stesso tempo, per consentire alle aziende di arrivare a linee di produzione a zero emissioni di CO2. Quindi, se questo non fosse realizzabile e se questo non fosse lo strumento giusto, dovremmo essere molto aperti a rivederlo, o almeno a rinviarlo”.

Dopo queste affermazioni, il prezzo della CO2 è sceso sotto 75 euro/ton, ai minimi da cinque mesi.

La difesa di Von der Leyen

In questo scenario, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso al summit di Anversa ha difeso l’Ets.

L’Ets, ha detto, “porta chiari benefici” e “dalla sua introduzione nel 2005, le emissioni sono diminuite del 39%, mentre l’economia nei settori coperti dall’Ets è cresciuta del 71%”.

“Questo dimostra che decarbonizzazione e competitività possono andare di pari passo”, ha sottolineato, per poi ricordare che “la prossima settimana concluderemo la prima asta pilota (della Industrial Decarbonisation Bank), del valore di 1 miliardo di euro, che finanzierà la decarbonizzazione del modo in cui si alimentano i forni, si fondono i metalli o si miscelano i prodotti chimici”.

Tuttavia, gli Stati membri investono meno del 5% dei ricavi Ets in processi produttivi decarbonizzati: “Reinvestire maggiori entrate Ets verso l’industria sarà quindi un obiettivo fondamentale della prossima riforma del sistema di questa estate”, ha concluso von der Leyen.

Per ridurre i costi energetici e sostenere la competitività, secondo WindEurope è necessario promuovere maggiormente l’elettrificazione diretta dei consumi finali.

Servono “misure mirate per far coincidere domanda e offerta di energia elettrica” nei comparti manifatturieri, evidenzia una nota dell’associazione Ue dell’eolico.

Inoltre, Bruxellese “dovrebbe assumere un ruolo guida” per ridurre le tasse sull’elettricità “al fine di incentivare gli investimenti nei processi industriali elettrificati”.

Il dibattito sul Cbam

Come detto, altro dibattito sta ruotando intorno al Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), ossia il meccanismo operativo dal 2026 per adeguare alla frontiera il costo della CO2 su determinati beni importati, tra cui acciaio, cemento, fertilizzanti.

Obiettivo è allineare il costo della CO2 tra, per esempio, l’acciaio prodotto nell’Ue e quello importato dalla Cina, in modo da tutelare la concorrenza delle aziende europee rispetto alle importazioni da altri mercati dove sono in vigore politiche ambientali più “morbide”.

Come riferisce Politico, Bruxelles starebbe valutando di esentare i fertilizzanti dall’applicazione del Cbam, utilizzando una specifica clausola di sospensione prevista dalla normativa, dietro le richieste di alcuni governi nazionali.

Tuttavia, queste procedure “creano incertezza giuridica riguardo a un pilastro della politica climatica dell’Ue”, secondo l’associazione dei produttori di acciaio Eurofer, mentre l’aumento dei prezzi all’importazione è una caratteristica intenzionale del sistema, non un bug imprevisto.

Cement Europe rimarca che una “esenzione a tempo indeterminato per circostanze impreviste, potenzialmente applicata anche retroattivamente, rischia di compromettere la prevedibilità di cui il settore ha bisogno”.

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