L’Ue si rimangia la scelta dell’auto solo elettrica post 2035

Nella revisione del regolamento sulle emissioni ci sarà spazio per altre tecnologie, come e-fuel e biocarburanti. Le dichiarazioni del commissario Ue ai Trasporti che salvano le future immatricolazioni di veicoli con motori termici.

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Manca l’ufficialità di un documento istituzionale, ma la marcia indietro di Bruxelles sulle auto solo elettriche post-2035 è certificata dalle dichiarazioni del commissario Ue ai Trasporti, il greco Apostolos Tzitzikostas.

In un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, ha affermato che i veicoli con motori endotermici rimarranno sul mercato anche dopo il 2035.

Come noto, l’attuale regolamento Ue sulle emissioni di CO2 delle auto prevede che tra dieci anni si potranno vendere solo nuovi modelli con zero emissioni allo scarico, quindi in sostanza solo vetture a batteria. È la scelta del tutto elettrico opposta alla “neutralità tecnologica” invocata da diversi Paesi Ue, capitanati da Italia e Germania.

La Commissione europea sta lavorando a una proposta di revisione del regolamento, dietro le molteplici pressioni arrivate in questi mesi da governi e associazioni dei costruttori, accomunate dalle richieste di salvare le filiere industriali dei motori a combustione.

L’Italia chiede spazio per i biocombustibili, la Germania per i carburanti sintetici di origine rinnovabile (e-fuel).

Secondo Tzitzikostas, come riporta il quotidiano tedesco, Bruxelles includerà “tutti i progressi tecnologici” nell’aggiornamento dei limiti di emissione per i veicoli, compresi i motori a combustione interna alimentati con e-fuel e biocarburanti.

La proposta dovrebbe arrivare nel pacchetto automotive previsto per il 10 dicembre, anche se il commissario ai Trasporti ha riferito che il provvedimento potrebbe slittare di alcune settimane.

Intanto, nel rispondere a uninterrogazione del 2 dicembre alla Camera di Luca Squeri (Forza Italia), riguardo alle iniziative del Mase sui biocarburanti, il ministero dellAmbiente e della Sicurezza energetica sottolinea che i biocombustibili, tra cui bioetanolo, biodiesel e HVO (Olio Vegetale Idrogenato), “rappresentano una significativa opzione tecnologica e commerciale per guidare il settore verso motori totalmente sostenibili, a emissioni basse o nulle”.

L’intenzione quindi è duplice: “Da un lato, accompagnare la penetrazione delle auto elettriche, tenendo conto della necessaria riconversione industriale e dell’accessibilità dei costi; dall’altro lato, preservare l’industria automobilistica nazionale nella scena globale delle tecnologie della mobilità, anche in accordo con altri Paesi dell’Unione che convergono sulla necessità di far coesistere i motori elettrici con i motori termici” anche dopo il 2025.

Mentre venerdì scorso (28 novembre), il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha inviato una lettera a Bruxelles chiedendo maggiori flessibilità nel regolamento sulle auto.

Berlino ritiene che differenti tecnologie debbano avere un ruolo nella riduzione delle emissioni: non solo l’elettrico “puro”, ma anche ibrido plug-in, range extender (piccoli motori a benzina che estendono l’autonomia delle batterie), e-fuel, biocarburanti avanzati.

Il 1° dicembre l’associazione europea dei costruttori auto (Acea) ha pubblicato una nota riguardo all’imminente pacchetto automotive.

La direttrice generale dell’Acea, Sigrid de Vries, ha dichiarato che “gli obiettivi di CO2 per il 2030 e 2035 per auto e furgoni non sono più realistici” per una serie di ragioni, tra cui soprattutto il mancato allineamento tra decisioni politiche, scelte dei consumatori, sviluppo delle infrastrutture.

“Richiamare questa affermazione non significa fare marcia indietro, ma chiedere un approccio più intelligente e pragmatico”, ha precisato.

Secondo de Vries, “non dovrebbero essere escluse tecnologie di propulsione (ad esempio, veicoli ibridi plug-in, estensori di autonomia, celle a combustibile a idrogeno, ecc.) che possano svolgere un ruolo valido sfruttando fonti di energia rinnovabile”.

Inoltre, “eventuali emissioni residue possono essere compensate con altri mezzi, ad esempio premiando i produttori per le riduzioni di CO2 lungo la filiera”, come l’utilizzo di materiali riciclati o prodotti con processi industriali low-carbon.

Infine, “stimolare la domanda deve rimanere una priorità assoluta per l’Ue e gli Stati membri”, tramite incentivi fiscali per l’acquisto di auto più green e misure per promuovere l’elettrificazione delle flotte aziendali.

A novembre impennata italiana delle auto elettriche

Da segnalare che le vendite di auto elettriche in Italia si sono impennate a novembre, primo mese in cui hanno influito gli incentivi fiscali legati all’Isee.

Secondo Motus-E, associazione che promuove la mobilità elettrica nella Penisola, sono state immatricolate 15.131 vetture full electric, con un incremento del 130,7% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e una quota di mercato intorno al 12% (5,3% a novembre 2024).

Da gennaio a novembre 2025, le auto elettriche vendute nello Stivale sono 82.218, in crescita del 40% in confronto allo stesso periodo del 2024; la quota di mercato è salita al 5,8% (4% nei primi undici mesi dello scorso anno).

“La spinta degli incentivi ha temporaneamente mitigato l’anomalia del mercato italiano, riavvicinandolo agli standard europei e lanciando un segnale chiaro sulle ambizioni che il nostro Paese può e deve avere”, ha rimarcato il presidente di Motus-E, Fabio Pressi.

Per rilanciare la filiera automotive, ha aggiunto, “l’Europa deve mettere tutti i costruttori in condizione di produrre sul proprio territorio auto elettriche mass market con costi industriali competitivi”, poiché “la crescente disponibilità di questi modelli, insieme ai bonus rivolti alle fasce più fragili, sta facendo superare la fase dei cosiddetti early adopters, avvicinando all’elettrico una popolazione sempre più ampia, che deve essere adeguatamente informata su questa tecnologia”.

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