Triplicare le rinnovabili al 2030? Solo pochi Paesi aggiornano i target

Per gran parte dei governi non sembra urgente aggiornare i piani nazionali per inglobare l'obiettivo indicato dalla COP28 di Dubai. I ritardi secondo un'analisi di Ember.

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A quasi due anni dall’accordo raggiunto alla COP28 di Dubai di triplicare la capacità di energia rinnovabile entro il 2030, la maggior parte dei Paesi non ha ancora recepito questa ambizione nei propri obiettivi nazionali.

Lo afferma il think tank britannico Ember nel suo ultimo studio “What’s new with national renewable targets? Not much” (link in basso), nel quale si sottolinea come triplicare la potenza globale di energia da Fer entro il 2030 sia “l’azione più importante di questo decennio” per rimanere sulla buona strada verso il contenimento delle temperature, ormai entro i due gradi.

Eppure, nonostante il piano concordato a livello globale che indica un ambizioso target di 11.000 GW di potenza da rinnovabili entro il 2030, la maggior parte dei Paesi coinvolti ha lasciato i propri obiettivi nazionali sostanzialmente invariati (vedi articoli correlati).

Per stimarli Ember ha tenuto conto di strategie ufficiali, piani, ordini esecutivi, proiezioni ufficiali e studi di terze parti attendibili. Nel suo studio ha analizzato 96 Paesi e l’Ue nel suo complesso, che insieme rappresentano il 97% della capacità rinnovabile globale, il 96% della domanda del settore elettrico e il 96% delle emissioni del settore energetico al 2024.

Insomma scarsa urgenza per la transizione energetica, ma molta per la corsa agli armamenti, a quanto pare.

A che punto sono i piani nazionali?

A luglio 2025 solo 22 Paesi hanno aggiornato i propri obiettivi nazionali per il 2030, di cui appena 7 al di fuori dell’Ue (Australia, Brasile, Indonesia, Messico, Corea del Sud, Regno Unito e Vietnam).

Questi ultimi lo hanno fatto per rispettare scadenze pregresse di pianificazione energetica nazionale e non come risposta diretta all’impegno assunto alla COP28.

I Paesi dell’Ue hanno invece rivisto i propri obiettivi attraverso il processo di aggiornamento dei Piani Nazionale per l’Energia e il Clima (“Pniec”), esplicitamente incentrato sul raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici a livello comunitario.

Quindici Stati del blocco avevano bozze di Pniec al momento della COP28 e hanno presentato quelli definitivi con i valori aggiornati al 2030 nel 2024, per una variazione netta di +41 GW.

Tra i principali mercati elettrici Ue, Francia e Spagna hanno aumentato i propri obiettivi rispettivamente di 5 e 19 GW, mentre Germania e Italia non hanno apportato modifiche.

Come risultato di questo sostanziale immobilismo, l’attuale somma globale degli obiettivi nazionali è solo del 2% superiore a quella registrata al momento della COP28.

Su scala globale, ad oggi, gli obiettivi nazionali aggiornati ammontano complessivamente a 7,4 TW, dunque ben al di sotto degli 11 TW ritenuti necessari.

Gli obiettivi nazionali per le rinnovabili sono anche fondamentali per studiare soluzioni di flessibilità. La valutazione delle esigenze di flessibilità nazionale dell’Acer, pubblicata lo scorso aprile, afferma che obiettivi specifici per ogni tecnologia sono essenziali per pianificare le future esigenze di flessibilità come storage o demand response.

Definendo i target nazionali in modo chiaro, i Paesi possono orientare gli investimenti nelle tecnologie e nelle infrastrutture necessarie, garantendo che la transizione verso un sistema elettrico basato sulle fonti rinnovabili sia affidabile ed efficiente.

Le Fer sono poi un’enorme opportunità economica. Secondo un recente rapporto (pdf) delle Nazioni Unite, l’energia a basso contenuto di carbonio ha generato nel 2023 un giro d’affari di circa 320 miliardi di dollari, cifra pari al 10% della crescita del Pil mondiale.

In particolare nell’Unione europea, l’energia pulita ha rappresentato quasi un terzo della crescita del Pil nel 2023, la percentuale più alta di tutte le regioni valutate.

I Paesi in ritardo e il caso Usa

Tra i 20 principali produttori di energia elettrica, dalla fine della COP28 solo 11 hanno aggiornato i propri obiettivi nazionali per le rinnovabili entro il 2030. Cina e Sudafrica dovrebbero ricalibrare i propri target nel 2025.

Altri, tra cui Canada, Russia, Turchia e Stati Uniti, non hanno ancora fissato o rivisto i propri obiettivi e, secondo analisti Ember, è “improbabile” che lo facciano quest’anno. In particolare gli Usa non sanciscono più obiettivi nazionali nelle dichiarazioni politiche ufficiali e non si prevede che lo facciano nel prossimo futuro.

Uno studio (pdf) del National Renewable Energy Laboratory (Nrel) del 2023 prevedeva 938 GW di potenza rinnovabile cumulativa entro il 2030 nell’ambito del piano per l’energia pulita dell’amministrazione Biden del 2035. L’indagine aveva simulato i cambiamenti al sistema elettrico statunitense sulla base dell’Inflation Reduction Act (Ira) e della Bipartisan Infrastructure Law.

Tuttavia, come è noto, l’ordinanza è stata revocata all’inizio del 2025 con l’insediamento della nuova amministrazione Trump e il nuovo “One Big Beautiful Bill Act” ha di fatto demolito gran parte dei progressi che erano stati fatti con l’Ira.

Il Repeat Project, iniziativa indipendente che analizza gli impatti delle politiche energetiche e climatiche degli Stati Uniti, stima che l’atto ridurrà la nuova potenza fotovoltaica installata tra il 2025 e il 2030 di circa 29 GW e quella eolica di circa 43 GW, peggiorando il calo entro il 2035 (-140 GW per il FV e -160 GW per l’eolico).

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