Sono i rischi lgati al global warming quelli più temuti dagli investitori di tutto il mondo, secondo il Global Risks Report 2020 pubblicato dal World Economic Forum (WEF), alla vigilia del vertice mondiale sull’economia che si svolgerà in Svizzera, a Davos, dal 21 al 24 gennaio.

Per la prima volta nella storia di questa pubblicazione, infatti, i cinque rischi maggiormente “sentiti” dalle oltre 750 persone che hanno partecipato alla ricerca, tra esperti finanziari e decisori politici, sono rischi che dipendono dai cambiamenti climatici.

Più in dettaglio, il rapporto elenca la top-ten dei rischi che hanno la maggiore probabilità di accadere nei prossimi dieci anni, in base alle risposte dei soggetti che hanno preso parte al sondaggio del WEF.

In cima alla classifica troviamo gli eventi meteorologici estremi con le loro conseguenze: danni alle proprietà e alle infrastrutture, perdita di vite umane. Al secondo posto c’è il fallimento delle azioni per combattere il cambiamento climatico da parte di governi e imprese (climate action failure), azioni che comprendono le misure per mitigare i rischi ambientali e adattarsi ai mutamenti del clima.

La classifica dei rischi ambientali, spiega una nota del WEF, prosegue con i disastri naturali causati dall’uomo, come le contaminazioni radioattive e le perdite di petrolio; poi in quarta posizione il rapporto indica la perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi marini-terrestri “con conseguenze irreversibili per l’ambiente”. Il quadro dei rischi ambientali si completa con i disastri naturali come terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, tempeste geomagnetiche.

Intanto anche l’agenzia di rating Moody’s in un recente rapporto agli investitori si è concentrata sui rischi ambientali, evidenziando in particolare che l’innalzamento futuro del livello dei mari è un fattore di rischio molto rilevante per alcuni paesi, tra cui Vietnam, Egitto, Suriname e altre piccole isole, senza dimenticare che alcune economie “forti” come quelle del Giappone e dei Paesi Bassi sono esposte anche loro in misura crescente a questo tipo di shock ambientale.

In una nota, Moody’s precisa che secondo la scienza del clima (traduzione nostra dall’inglese, con neretti) “molto probabilmente i livelli del mare continueranno a salire per decenni” e anche se ciò avverrà gradualmente “i livelli più alti del mare contribuiscono a rendere sempre più intensi e frequenti certi disastri naturali come tempeste, cicloni e allagamenti”.

E questo potrà avere impatti ad ampio raggio sulle economie di diversi paesi: danni alle infrastrutture, problemi sanitari, migrazioni forzate, tanto da mettere a rischio la stabilità finanziaria sul lungo periodo.

Ricordiamo infine che il principale gestore mondiale di fondi d’investimento, BlackRock che ha sede principale a New York, ha appena deciso di porre la sostenibilità ambientale al centro delle sue strategie operative finanziarie.

BlackRock, infatti, intende riorganizzare le sue attività con un’attenzione crescente ai criteri ESG (Environmental, social and governance), cioè quei criteri che includono gli aspetti ambientali, sociali e di corretta governance aziendale nelle decisioni d’investimento.

In particolare, in tema di combustibili fossili, BlackRock sta rimuovendo dal suo portafoglio tutti i titoli azionari/obbligazionari delle compagnie che ottengono oltre il 25% dei loro profitti dalla produzione di carbone su scala globale, obiettivo che il gestore punta a completare entro metà 2020.

Con l’accelerazione della transizione energetica globale, spiega il gestore Usa in una nota con riferimento al carbone, “non crediamo che sia ragionevole continuare a investire in questo settore sul lungo-termine dal punto di vista economico”.

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