Impatti ambientali “devastanti” senza alcun beneficio tangibile per la collettività: queste, in sintesi, le principali motivazioni che in Sardegna stanno alimentando il fronte del “no” ai nuovi parchi eolici offshore.

La polemica contro le rinnovabili è sempre più forte a livello politico, come emerge da due mozioni che saranno esaminate in Consiglio regionale nella seduta di oggi, martedì 5 luglio; la mozione n. 598 a prima firma di Elena Fancello (gruppo Misto, eletta con il Movimento 5 Stelle) e la mozione n. 599 presentata da Roberto Deriu (gruppo LeU Sardigna-Art.1-Demos-Possibile, eletto con il Pd).

Intanto la stampa locale promuove una campagna di opposizione alle pale eoliche, arrivando a pubblicare titoli di questo tenore: ‘Eolico, Sardegna come “colonia” di Stato’ (Unione sarda). Nell’articolo si legge che il proposito del governo Draghi è quello di utilizzare la Sardegna come una “colonia” energetica “dove piazzare migliaia di pale eoliche, fregandosene dell’Isola e dei Sardi, per ‘foraggiare’ l’approvvigionamento elettrico del Continente, utilizzando il mare e la terra dei sardi per raggiungere, senza troppi sacrifici, quei parametri europei in tema di energie rinnovabili”.

Nel pezzo, a firma di Mauro Pili, si critica anche il progetto del cavo Tyrrhenian Link di Terna, perché toglierebbe autonomia energetica alla Regione e servirebbe unicamente a trasferire il surplus di produzione elettrica delle rinnovabili verso Sicilia e Campania.

Ma queste opposizioni omettono sempre di evidenziare i benefici delle rinnovabili, in termini di posti di lavoro, produzione di energia pulita, riduzione delle emissioni inquinanti. Gli stessi collegamenti elettrici come il Tyrrhenian Link hanno come obiettivo, al contrario, di incrementare la sicurezza energetica e favorire gli scambi di elettricità da/verso la Sardegna.

Sono quindi polemiche spinte da una pesante sindrome Nimby (not in my backyard, non nel cortile di casa mia), che considera il paesaggio come un valore assoluto e statico, immodificabile, messo sotto attacco dalle rinnovabili.

Così la mozione Fancello chiede al Presidente della Regione, Christian Solinas, di “assumere tutte le iniziative politiche necessarie presso il Governo italiano, per rivendicare la più ferma opposizione al rilascio delle concessioni demaniali marittime per l’installazione di parchi eolici offshore al largo delle coste sarde” (neretti nostri in tutte le citazioni).

Il testo cita un elenco di grandi progetti eolici in mare per i quali sono state richieste le concessioni demaniali marittime. In ballo ci sono parecchi GW di impianti; tra gli ultimi progetti presentati ricordiamo quello di Falck Renewables-BlueFloat per 975 MW di turbine con fondazioni galleggianti da installare al largo della costa nord-orientale della Sardegna (le due società intendono realizzare anche due parchi per complessivi 1,4 GW al largo di Cagliari).

Mentre GreenIT (joint venture Plenitude/Cdp) e il fondo Copenhagen Infrastructure Partners, puntano a sviluppare oltre 500 MW di eolico marino lungo la costa sud-occidentale della Regione.

Nella mozione si afferma che “in nome della transizione energetica si profila la volontà governativa di dare vita a nuove servitù energetiche“, precisando poi che in nessuno dei progetti di eolico offshore “emerge una qualche utilità per la collettività: a fronte di interventi fortemente impattanti sull’ambiente e il paesaggio, non è contemplato alcun vantaggio economico relativo, ad esempio, al costo dell’energia”.

La mozione Deriu punta soprattutto sulla tutela del paesaggio e delle attività legate a pesca e turismo, impegnando la Giunta regionale a disporre “tutte le azioni necessarie e urgenti atte a sospendere l’edificazione dei parchi eolici marini di fronte alla Costa Smeralda, alla Gallura e alla Baronia, e a costituire dei tavoli tecnici indipendenti per una valutazione dell’impatto della costruzione sull’ambiente dei territori interessati e dell’intera Isola, e scongiurare la devastazione del paesaggio e dell’ambiente naturale”.

Da queste barricate contro l’eolico offshore in Sardegna non si capisce però quale dovrebbe essere il futuro energetico isolano.

Per rinunciare al carbone ed evitare nuove, costose e impattanti infrastrutture nel gas, la strada maestra è quella di investire nelle rinnovabili, sia con grandi impianti sia a livello distribuito, integrando le fonti green con sistemi di accumulo e potenziando le interconnessioni elettriche grazie soprattutto al Tyrrhenian Link, il corridoio da 1.000 MW di capacità necessario per aumentare gli scambi di elettricità rinnovabile.

Intanto a fine giugno EP Produzione (parte del gruppo ceco EPH), ha deciso di sospendere per un anno il progetto di conversione a gas della centrale a carbone di Fiume Santo, per complessivi 560 MW.

La decisione è stata presa a causa delle tante incertezze su come si evolverà il mercato energetico sardo, anche in relazione ai costi sempre più alti del gas.

Ricordiamo che a fine maggio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Dpcm sulle nuove infrastrutture energetiche per la Sardegna, dove si prevede, oltre al Tyrrhenian Link, un collegamento virtuale con navi spola e rigassificatori per portare il gas naturale liquefatto e così metanizzare la Regione.

Altro elemento di cui tenere conto è che Enel si è aggiudicata i 500 MW di nuova capacità programmabile (sui 550 MW totali indicati da Terna per la Sardegna), nella procedura di asta per il capacity market 2024; e questi 500 MW saranno tutti di batterie di accumulo, senza ricorrere alle unità a gas.