Sardegna, le proposte di Legambiente per decarbonizzare l’isola

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Uscire dal carbone nel 2025, puntare su rinnovabili e accumuli, riqualificare e gestiore le aree industriali e altre proposte per la transizione energetica da discutere con Regione, imprese e sindacati sardi.

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Accelerare la transizione energetica in Sardegna, perché la regione non deve perdere le opportunità economiche e di nuova occupazione possibili con la nuova politica europea per il clima. Regione, imprese e sindacati elaborino una proposta per un nuovo modello di sviluppo sostenibile per l’isola”.

È una sorta di chiamata ad agire in modo diverso dal recente passato nei confronti degli attori locali. L’ha fatta Legambiente nel corso di un convegno a Cagliari dello scorso 7 ottobre, di cui abbiamo in parte già riferito (QualEnergia.it, Scenari energetici a breve termine per una Sardegna senza carbone).

In vista del phase out del carbone, che non va rinviato dopo il 2025, in sintesi (documento in allegato), l’associazione propone alla Sardegna di puntare sulle rinnovabili per produrre l’energia di cui ha bisogno, accumularla e scambiarla con vantaggi economici e occupazionali diffusi. Serve poi una transizione per le aree delle centrali a carbone e della riconversione energetica attraverso le risorse messe a disposizione dalla nuova programmazione europea 2021-2027 che può permettere di mettere in campo fino a 2 miliardi di euro di risorse per queste aree.

Lo scorso 21 ottobre Legambiente Sardegna, rappresentata da Annalisa Colombu (Presidente regionale) e Vincenzo Tiana (Presidente del comitato scientifico regionale), hanno illustrato il documento e le proposte al Presidente della Regione Christian Solinas.

Per la Sardegna si richiede un’applicazione ancora più rigorosa del Piano Nazionale Integrato Energia Clima proprio per le opportunità che si possono aprire.

Ecco alcune proposte di decarbonizzazione dell’isola indicate da Legambiente che potranno essere tema di confronto con giunta, imprese e sindacati:

  • chiusura delle centrali a carbone entro il 2025, mettendo in campo un progetto di bonifica, riqualificazione e rilancio occupazionale delle aree attraverso i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea per la Giusta transizione;
  • sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili; è possibile raddoppiare l’attuale potenza installata nel pieno rispetto del paesaggio, integrandola con sistemi di accumulo per garantire efficienza e sicurezza del sistema elettrico;
  • un programma diffuso di efficientamento del comparto edilizio per ridurre i consumi energetici di abitazioni, edifici pubblici, uffici, alberghi utilizzando le risorse degli incentivi nazionali Ecobonus;
  • una estesa opera di riassetto idrogeologico per rendere più resiliente il territorio all’impatto dei cambiamenti climatici;
  • decarbonizzazione del settore dei trasporti, attraverso investimenti nei collegamenti ferroviari e nella logistica delle merci valorizzando il sistema dei porti;
  • realizzazione dell’elettrodotto Sardegna – Sicilia – Continente per potenziare l’interconnessione con il continente, la sicurezza della rete e facilitare l’esportazione dell’energia prodotta;
  • spinta all’autoproduzione da fonti rinnovabili e creazione di comunità energetiche come previsto dalla nuova Direttiva 2001/2018 UE;
  • realizzazione di depositi costieri di GNL nei porti industriali al servizio delle più importanti aree urbane e industriali con mini rigassificatori anche per riconvertire le centrali a carbone. Chiedere una tariffazione unica per i cittadini e le imprese in Sardegna per il metano, in accordo con l’Autorità per l’energia in modo da garantire la continuità territoriale e evitare differenze di prezzo tra i diversi ambiti.
  • abbandono del progetto di dorsale del metano, già tentata nel 1996 e nel 2005, ma utilizzare il metano nelle reti di GNL esistenti nelle principali aree urbane e industriali quale fonte per favorire la transizione dopo il phase-out e integrare la produzione da biometano.

Il documento di Legambiente (pdf)

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