Il fotovoltaico sulla diga di Brindisi preso a sassate

CATEGORIE:

L’Autorità portuale denuncia la vandalizzazione di un impianto in corso di costruzione nel muro paraonde. Nella città pugliese il dibattito sulla compatibilità paesaggistica e sociale dell’opera.

ADV
image_pdfimage_print

Proprio nei giorni in cui Brindisi vive una certa notorietà nel mondo sportivo nazionale con la Adriatic Cup di motonautica, arriva un episodio vandalico che cattura in negativo l’attenzione.

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, infatti, sono stati danneggiati con lancio di sassi molti pannelli fotovoltaici che erano stati installati sulla diga di Punta Riso, nel porto cittadino.

Al momento si parla di autori ignoti e nessuna responsabilità è stata accertata. Di seguito una fotografia dell’impianto danneggiato fornita dall’Autorità di sistema portuale.

L’impianto energetico da quasi 1 MW è in corso di realizzazione nell’ambito del lotto due del “Progetto di adeguamento infrastrutturale nei Porti di Bari e Brindisi per il miglioramento della capacità logistica agroalimentare”, finanziato con 6,6 milioni di euro dal Masaf (Missione 2 Pnrr).

L’obiettivo è integrare il fotovoltaico in maniera lineare direttamente nel muro paraonde della diga di Punta Riso, realizzando “un’infrastruttura innovativa concepita per coniugare sostenibilità ambientale, efficientamento energetico e sviluppo della logistica portuale”, come si legge in una nota dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale.

L’energia generata sarà messa a disposizione della movimentazione merci nella filiera agroalimentare locale.

Le critiche al fotovoltaico sulla diga

Da alcune settimane il dibattito locale si è concentrato sull’opportunità di questi lavori. In particolare, il cantiere per il fotovoltaico nella diga, che dovrebbe rimanere operativo fino al 5 novembre, ha interdetto un’area di passaggio aperta al pubblico e particolarmente utilizzata dai cittadini per attività ludiche e turistiche.

Il tema è stato ripreso da favorevoli e contrari in Consiglio comunale, ma al momento non è comunque chiaro se sarà concessa una zona pedonale a lavori ultimati.

Sul sito change.org, invece, è stata lanciata la petizione online “sospendere i lavori della diga di Punta Riso Brindisi”, che ha raccolto 360 firme al momento in cui scriviamo.

Nella descrizione si legge: “Non siamo contrari alle energie rinnovabili né alla necessità di ridurre le emissioni prodotte dalle attività portuali. Riteniamo tuttavia che la realizzazione di un impianto fotovoltaico sulla Diga di Punta Riso rappresenti una scelta discutibile sotto il profilo paesaggistico e identitario e che meriti una rivalutazione”.

Punta Riso, secondo i proponenti della petizione, “costituisce uno dei luoghi simbolo della città di Brindisi, parte integrante del sistema paesaggistico del Castello Alfonsino, dell’Isola di Sant’Andrea e dell’accesso al porto. La sua trasformazione per ospitare un impianto fotovoltaico da circa 0,9 MW solleva interrogativi sulla proporzione tra il beneficio energetico atteso e il sacrificio imposto a un sito di elevato valore storico e paesaggistico”.

Dalla documentazione progettuale, inoltre, “non appare adeguatamente illustrato alla cittadinanza perché siano state escluse altre possibili localizzazioni all’interno delle numerose aree portuali, retroportuali e industriali già esistenti e caratterizzate da un minore impatto sul paesaggio costiero”.

Sul tema QualEnergia.it ha interpellato direttamente l’Autorità di sistema portuale, dalla quale ci spiegano come la scelta dell’opera sia “successiva a una istruttoria molto complessa, tra cui una conferenza di servizi alla quale ha partecipato anche l’Amministrazione comunale, oltre tutti gli altri attori e le altre istituzioni”.

Nel corso della presentazione della Adriatic Cup del 22 giugno il presidente dell’Autorità Francesco Mastro era stato interrogato sull’argomento, spiegando che la diga è un manufatto in cemento del 1990 che non ha particolare valore identitario per la città, a differenza di molte altre testimonianze ben più storiche presenti sul territorio.

Il futuro del progetto fotovoltaico

L’Autorità ha comunque confermato che i lavori proseguiranno secondo il cronoprogramma previsto e ha ribadito il proprio impegno nella realizzazione delle opere strategiche, nell’interesse del territorio, della comunità portuale e dello sviluppo economico dell’intero sistema logistico dell’Adriatico meridionale.

“Colpire un’opera pubblica di questo valore significa danneggiare l’intera collettività”, secondo il presidente Mastro. “Non si tratta soltanto della distruzione di pannelli fotovoltaici, ma di un attacco a un progetto che guarda al futuro del porto, alla transizione energetica e all’utilizzo responsabile delle risorse pubbliche. Nessun gesto intimidatorio rallenterà il percorso di modernizzazione e di sostenibilità che l’Autorità sta portando avanti con determinazione”.

Al contempo, “mi auguro che il clima attorno a quest’opera venga riportato su un piano di confronto civile e responsabile”.

Dal canto suo il sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchionna, ha condannato il grave gesto ai danni “un’infrastruttura innovativa concepita per coniugare sostenibilità ambientale, efficientamento energetico e sviluppo della logistica portuale”.

Contestualmente il primo cittadino ha esortato ad avere consapevolezza “del particolare momento che la comunità tutta vive sul versante della transizione”.

Gli altri episodi in Italia

Quello di Brindisi non è il primo caso in Italia di atti vandalici e sabotaggi a impianti rinnovabili.

In Sardegna, ad esempio, si è verificato un rogo che ha coinvolto 5.000 pannelli fotovoltaici in provincia di Sassari.

L’episodio è del 9 settembre 2025, ma esattamente un anno prima, il 9 settembre 2024, era stato appiccato un incendio anche a 2.000 pannelli FV che stavano per essere installati a Tuili, nel sud dell’isola.

Ad agosto 2024, invece, i dadi alla base di una torre eolica da 60 kW in provincia di Nuoro erano stati svitati e sparsi nei dintorni.

Infine, a luglio dello scorso anno, per ben due volte, circa cinquanta persone con passamontagna armate di coltelli avrebbero minacciato gli operatori impegnati nella costruzione di un impianto eolico a Monte Giogo del Villore, Mugello, introducendosi nel cantiere con dei cani.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy