Il colosso dell’energia che inquina di più in Europa punta a diventare un “campione” delle fonti rinnovabili: parliamo di RWE, la società tedesca che ha appena annunciato un piano per ridurre massicciamente le emissioni di CO2 e investire in tecnologie pulite.

In particolare, spiega una nota, la “nuova” RWE intende raggiungere il traguardo della neutralità carbonica entro il 2040, investendo un miliardo e mezzo di euro in media ogni anno per potenziare le sue attività nelle energie rinnovabili: parchi eolici a terra e offshore, impianti fotovoltaici, batterie per l’accumulo, senza dimenticare le biomasse e includendo le centrali a gas alimentate principalmente con gas “verde”, considerate indispensabili per garantire la sicurezza delle forniture (vedi qui per approfondire il dibattito in corso su questo tema a livello europeo).

Intanto, RWE ha pianificato di chiudere/riconvertire tutte le sue centrali a carbone in Olanda e Gran Bretagna entro il 2030; e sono in corso con Berlino le trattative sui pagamenti in compensazione per la chiusura delle unità a carbone e lignite in Germania, in accordo con le scadenze fissate dalla commissione governativa (stop definitivo a questa risorsa fossile nel 2038).

L’utility tedesca, al momento, gestisce tre dei cinque impianti a carbone più inquinanti d’Europa, secondo le rilevazioni dell’organizzazione inglese no-profit Sandbag; così è la singola compagnia che emette la quantità maggiore di anidride carbonica nel nostro continente.

E pochi giorni fa RWE ha ottenuto il via libera da Bruxelles per una gigantesca operazione finanziaria che l’ha portata ad acquisire l’intero portafoglio delle rinnovabili di E.ON per un valore di 40 miliardi di euro.

In sostanza, RWE è diventato il terzo produttore europeo di energia rinnovabile, dopo Iberdrola ed Enel.

Tuttavia, molti commenti sulla stampa tedesca e da parte delle associazioni ambientaliste, riportati dal sito Clean Energy Wire, evidenziano che l’utility rimarrà un dinosauro dei combustibili fossili ancora per molti anni e che il suo impegno pro-clima resta insufficiente nel breve termine; si parla, ad esempio, della possibile espansione dei suoi siti minerari in alcune regioni della Germania occidentale.

Mentre l’organizzazione Carbon Disclosure Project (CDP) sottolinea che il gruppo tedesco dovrà chiarire più in dettaglio come intende de-carbonizzare il suo mix energetico in linea con l’obiettivo fissato dagli accordi di Parigi, in modo da seguire un percorso interamente basato su indicatori scientifici (science-based targets) nei diversi settori delle sue attività.