Nel mondo ci sono 250 milioni di case che producono acqua calda sanitaria con il solare termico, dieci di volte di più del numero di tetti fotovoltaici.

Le potenzialità della tecnologie, ancora non espresse, nel teleriscaldamento e nei processi industriali che richiedono temperature sotto i 400 gradi, sono estremamente interessanti.

Le abitazioni con il solare termico su tetto nel 2050, secondo la IEA, arriveranno a 1,2 miliardi. E ancora: un ettaro di terreno usato con collettori solari termici può rimpiazzare 4 GWh contro 1 GWh/ha del fotovoltaico.

Non vogliamo assolutamente mettere in competizione le tecnologie solari, ma ci chiediamo, allora, come abbiamo scritto in un recente articolo (Elogio del solare termico come altra soluzione per tagliare i consumi europei di gas), perché, a fronte di diversi vantaggi, il solare termico riceve così poche attenzioni dagli operatori e soprattutto dai decisori pubblici?

Solar Heat Europe (Estif) ha recentemente elaborato una sorta di roadmap europea della tecnologia rivolta soprattutto a stimolare l’impegno e il sostegno da parte delle autorità pubbliche a vari livelli, europeo, nazionale, regionale e locali.

Secondo il documento (allegato in basso) sono fondamentali una serie azioni e misure per andare in questa direzione che toccano la domanda e l’offerta. Vediamole distintamente partendo da un quadro normativo che dovrà necessariamente puntare ad una costante riduzione delle emissioni e alla riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Le misure più generali

La legislazione Ue dovrà avere un’ambizione maggiore, impegnando l’Unione e i suoi Stati membri a dare un segnale chiaro con alcuni target specifici:

• aumentare l’obiettivo di energia rinnovabile al 45% della domanda finale lorda di energia entro il 2030, congiuntamente ad obiettivi nazionali vincolanti;

• aumentare l’obiettivo vincolante per la diffusione del calore rinnovabile di 2 punti percentuali all’anno;

• stabilire un obiettivo per il rinnovamento dei vecchi impianti di riscaldamento, pari al 6% annuo.

Serve poi un meccanismo per formare un prezzo del carbonio che rifletta le esternalità negative del consumo di combustibili fossili nell’economia europea per adeguare i prezzi energetici, proteggendo allo stesso tempo la competitività dell’industria europea. Le entrate acquisite dovrebbero essere interamente restituite a famiglie e aziende, per sostenere i loro investimenti nell’efficienza energetica e nelle fonti di energia rinnovabile.

Misure per la domanda

Primariamente vanno promossi gli investimenti privati nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica, sostenendo finanziariamente i consumatori e le imprese verso scelte sostenibili per le famiglie e i siti produttivi. Questa misura può essere fatta attraverso un insieme congiunto di azioni.

  • Eliminazione graduale dei combustibili fossili e spinta verso una loro pianificata sostituzione. Vanno attivate misure per l’eliminazione delle fonti fossili per il riscaldamento degli ambienti e dell’acqua, grazie a soluzioni come il solare termico e altre rinnovabili. Vanno attivate, a questo scopo, campagne di sensibilizzazione, insieme a misure che affrontino la povertà energetica come schemi di incentivi per la rottamazione che spingano i consumatori a sostituire i loro vecchi impianti.
  • Dare priorità al solare termico e ad altre rinnovabili nella pianificazione urbana. Le autorità locali devono essere incoraggiate a includere, ad esempio, l’opzione del solare termico, anche identificando aree specifiche (meglio se vicine al teleriscaldamento o alle industrie) e agevolando il doppio uso del suolo, agricoltura e produzione energetica. I regolamenti edilizi devono prevedere una ristrutturazione graduale al fine di disaccoppiare la sostituzione dell’impianto di riscaldamento dalla completa ristrutturazione dell’edificio, quando per esempio è urgente una sostituzione dell’impianto prima dell’intervento complessivo sull’edificio.
  • Programmi accelerati per gli edifici, come il programma di solarizzazione dei tetti. Va sviluppato un programma quadro da implementare in cooperazione con i paesi membri dell’Ue che consenta la diffusione rapida e su larga scala dell’energia solare, solare termica e/o fotovoltaica sui tetti europei, adottando a livello nazionale l’obbligo del solare nei nuovi edifici e nelle grandi ristrutturazioni, dando la priorità all’uso del solare termico per l’acqua calda sanitaria (Solar Rooftop Initiative). Tali obblighi solari devono essere integrati con misure di accompagnamento, come facilitare il processo di autorizzazione, installazione e decisione in situazione di comproprietà o in condomini.
  • Promuovere l’accumulo di energia termica sul posto abbinato al solare termico. La combinazione del solare termico con l’accumulo termico aumenta la resilienza e la flessibilità del sistema energetico, oltre che la realizzazione di edifici a emissioni zero. Nella fase di ristrutturazione l’accumulo termico deve essere incluso nei requisiti dell’edificio, in particolare negli edifici multifamiliari.
  • Combinazione di misure “push and pull”. Per tagliare i consumi di gas o delle altre fonti fossili è urgente combinare requisiti normativi e schemi di sostegno, soprattutto in tema di riscaldamento e raffreddamento. Anche quando l’uso delle rinnovabili sia richiesto dai regolamenti edilizi, gli Stati membri devono favorire la concessione di prestiti agevolati ai cittadini (cioè da 5 a 10 anni, con interessi dello 0%), anche in combinazione con altri regimi di sostegno. Le famiglie in stato di povertà energetica dovrebbero essere sostenute nell’installazione di sistemi solari termici e di altre fonti rinnovabili, piuttosto che essere sovvenzionate nel loro utilizzo di combustibili fossili.
  • Programmi di implementazione accelerati per l’industria. L’industria dovrebbe avere l’obbligo di coprire un livello minimo di domanda di calore da rinnovabili, unitamente a misure dedicate di sostegno dei progetti. L’industria europea ha, infatti, un’enorme necessità di decarbonizzare, in particolare quelle industrie che producono a basse e medie temperature e stiamo parlando di circa la metà del calore consumato nei processi industriali. Gli Stati membri dovrebbero richiedere di prevedere che il 5% entro il 2025, e il 10% entro il 2030, della domanda di energia termica delle industrie sia soddisfatta con fonti rinnovabili.

La Ue, in collaborazione con la BEI e gli istituti finanziari, dovrà definire linee di investimento dedicate al calore rinnovabile, incluse per soluzioni tecnologiche come il solare termico. L’utilizzo dei Contratti di Acquisto Calore (Heat Purchase Agreements HPA) rinnovabile dovrà essere potenziato, così come i PPA. Inoltre, la decarbonizzazione del settore industriale deve diventare una priorità anche nella ricerca e sviluppo, anche nell’ambito del programma Horizon Europe – Clean Industry.

  • Misure settoriali per gli investimenti nelle rinnovabili. Si possono includere nei pacchetti di stimolo economico, generale o per settori specifici (es. turismo) dei sostegni incrementali applicabili (e condizionati) agli investimenti in fonti rinnovabili (o per la fornitura di FER), in particolare quelli che promuovono fonti di produzione locale per riscaldamento e raffrescamento da applicare al settore commerciale e industriale.
  • Investimenti del settore pubblico. Vanno intensificati gli sforzi del settore pubblico per investire nella ristrutturazione degli edifici pubblici e dell’edilizia sociale, prevedendo un’elevata percentuale di generazione di calore rinnovabile, spingendo lo sviluppo di queste applicazioni nel settore edile anche per dare l’esempio a cittadini e imprese.
  • Promuovere investimenti infrastrutturali rispettosi del clima. Questi investimenti devono essere sempre in linea con gli obiettivi climatici Ue, concentrandosi su soluzioni che consentano l’adozione di soluzioni che prevedano l’uso di energia rinnovabile. Pertanto, gli investimenti nelle reti di teleriscaldamento (nuove e potenziate) che utilizzano FER e/o soluzioni di accumulo termico nei distretti o edifici dovrebbero essere promossi, così come le rinnovabili generate localmente dovrebbero essere favorite e integrate anche nelle strutture sanitarie.

Misure per l’offerta

Il sostegno delle autorità europee dovrebbe concentrarsi sulle aziende manifatturiere europee attive nel riscaldamento e raffreddamento solare.

Azioni in questo senso darebbero nuovi posti di lavoro e valore aggiunto alle regioni e alle città, con un impatto strategico rilevante, poiché contribuirebbero a rendere l’Europa più competitiva. Ciò richiede misure specifiche rivolte ai produttori europei, compresi quelli di impianti solari termici.

  • Sviluppo di una forza lavoro qualificata. Realizzare questa tipologia di impianti richiederà operatori polivalenti, in grado di installare diverse soluzioni rinnovabili, spesso integrate. Ciò richiederà ampi programmi di formazione anche per riqualificare una vasta parte della forza lavoro. Gli schemi di formazione, qualificazione e certificazione devono essere modulari, facilitando l’acquisizione di nuove competenze che possono consentire di coprire più tecnologie. Ecco perché sarà essenziale mobilitare anche le nuove generazioni verso queste nuove occupazioni, promuovendo al contempo la riqualificazione dei lavoratori di altri settori.
  • Incrementare la capacità industriale. Il solare termico può aumentare rapidamente la sua capacità produttiva in tutta Europa. Ma le tecnologie rinnovabili prodotte localmente dovrebbero essere tra gli obiettivi prioritari dei nuovi investimenti, anche in termini di strumenti di finanziamento del capitale e a debito diretti alle industrie rinnovabili o ai progetti di calore rinnovabile, come per gli impianti solari termici su scala industriale.
  • Stimolare la ricerca e l’innovazione. Finanziamenti per la ricerca e l’innovazione sono essenziali, con bandi dedicati al calore solare, incrementando anche i finanziamenti in progetti dimostrativi.
  • Migliorare le esportazioni. Vanno aiutate le aziende a sviluppare nuovi canali di esportazione, promuovendo l’industria europea e finanziando missioni commerciali, incluso il supporto per le attività di esportazione (ad esempio, finanziando fino a 3 mesi di nuovi ordini) o un’assicurazione del credito.
  • Aiuto nella creazione di nuovi canali di mercato. I recenti eventi, dalla pandemia all’interruzione della logistica, hanno già cambiato il consueto modus operandi delle aziende europee. Saranno comunque necessari ulteriori cambiamenti e le imprese e i diversi settori svilupperanno altre strategie innovative, come nuovi canali o modelli di mercato che richiederanno ad esempio più sostegno nella digitalizzazione delle PMI.

Energising Europe with Solar Heat (pdf)