Nel 2024 la quasi totalità delle famiglie italiane era dotata di riscaldamento nella propria abitazione principale.
Secondo l’Istat, lo scorso anno il dato era al 99,4% (contro il 98,6% nel 2021), con una copertura pressoché totale nel Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno solo l’1,7% non ha dotazioni per riscaldare l’abitazione.
I dati provengono dal breve report “Dotazioni energetiche delle famiglie 2024” (link in basso), nel quale l’istituto statistico si focalizza sui dispositivi presenti per riscaldamento, condizionamento e produzione di acqua calda sanitaria.
Anche quest’ultima ha una diffusione capillare, raggiungendo il 99,7% delle famiglie, con valori omogenei su tutto il territorio. Il 70,4% delle famiglie, come evidenzia il grafico in basso, ha un sistema in grado di svolgere entrambe le funzioni (dotazione coincidente) per il riscaldamento dell’abitazione e per la produzione di acqua calda sanitaria.
Molti usano più impianti di riscaldamento
Il 43,2% delle famiglie ha a disposizione più sistemi di riscaldamento dell’abitazione (funzionanti e disponibili, anche se non tutti utilizzati al momento della rilevazione), quali un impianto centralizzato, un impianto autonomo (caldaia a metano, pompa di calore multisplit, impianto solare termico) o apparecchi singoli, sia fissi (stufe, caminetti o apparecchi monosplit), sia portatili (stufette elettriche o di differente fonte di alimentazione).
Questo indica una certa dinamicità da parte delle famiglie nella ricerca delle soluzioni migliori per rispondere alle proprie esigenze di riscaldamento, non sempre però indirizzata verso quelle più efficienti o comunque derivate da un progetto complessivo di efficientamento energetico.
Un comportamento che l’Istat ascrive sia alla “rapida evoluzione” delle molteplici tecnologie offerte dal mercato, sia ai costi molto variabili delle fonti energetiche negli anni più recenti.
La diffusione dei sistemi di condizionamento
Che sia un impianto centralizzato, autonomo multisplit o un apparecchio singolo, nel 2024 oltre la metà delle famiglie aveva nella propria abitazione almeno un sistema di raffrescamento, di tipo “solo freddo” oppure “caldo/freddo” (pompa di calore).
La quota di famiglie le cui abitazioni sono dotate di condizionamento (in cui l’Istat fa ricadere sia gli impianti solo freddo sia quelli caldo/freddo) è del 56%, come mostra il grafico, ed è progressivamente aumentata negli anni.
Era pari al 48,8% nel 2021, ed è quasi raddoppiata rispetto al 2013, quando ne disponeva meno di una famiglia su tre (29,4% delle famiglie). Rispetto al 2021 l’incremento è più marcato nel Mezzogiorno (+9,7 %).
Dai dati emerge come l’impiego dei sistemi di condizionamento sembri più legato alla dimensione urbana comunale che a un gradiente territoriale Nord-Sud. La diffusione infatti è al di sopra della media nazionale nei capoluoghi e nei Comuni periferici di Città metropolitana (rispettivamente 63,2% e 63,3%), più soggetti al fenomeno delle “isole di calore”, rispetto ai Comuni di minore dimensione demografica.
Dati che confermano come il comfort estivo sia ormai una componente strutturale della domanda energetica domestica, con un impatto non trascurabile sui consumi elettrici e, di conseguenza, sulla pianificazione delle reti.
Il boom delle pompe di calore
Tra i sistemi di condizionamento, i sistemi caldo/freddo (con funzione di pompa di calore) sono quelli che hanno avuto una crescita maggiore in termini relativi: nel 2021 erano in dotazione al 32,6% delle famiglie, mentre nel 2024 hanno raggiunto il 40,4%.
La diffusione interessa in misura maggiore le isole (58,5%) e il Nord-est (46,9%); il Nord-ovest, che nel 2021 aveva il livello più basso di diffusione (24,2%), ha registrato l’incremento maggiore, raggiungendo il 34%.
Nel dettaglio, il 16,1% delle famiglie ha un impianto centralizzato o autonomo caldo/freddo e il 25,9% ha un apparecchio singolo caldo/freddo.
Tra le famiglie che dispongono di un sistema di condizionamento, quasi quattro su dieci (39,6%) utilizzano prevalentemente un impianto centralizzato o autonomo, nella maggior parte dei casi di tipo caldo/freddo (26,3%).
Un altro 42,2% si affida ad apparecchi singoli con la stessa doppia funzione, fissi o portatili, segno della crescente diffusione di soluzioni integrate per il comfort domestico. Solo il 18,2% utilizza ancora climatizzatori “solo freddo”, limitati al raffrescamento estivo.
Dove si usa legna e pellet
In ambito domestico c’è anche chi utilizza la legna da ardere per il riscaldamento degli ambienti, la produzione di acqua calda e la cottura dei cibi. L’analisi Istat riporta dati del 2023, anno in cui il 16% delle famiglie ha fatto ricorso a questa soluzione, un dato in leggera flessione rispetto al 2023 (17%), mentre era il 21,4% nel 2013.
Al Sud una famiglia su cinque (21,3%) fa uso di legna; in misura minore nel Nord-est (19,4%), nel Centro (17,5%), nelle Isole (12,5%) e in ultimo nel Nord-ovest (9,9%). Il ricorso alla legna da ardere è estremamente differenziato per Regione, essendo determinato dalla disponibilità di materiale e dall’accesso a risorse alternative, ma anche, spiega l’Istat, da “fattori storici e culturali”.
È più diffuso nelle Province autonome di Trento e Bolzano dove, rispettivamente, il 37,9% e 36,2% delle famiglie utilizza la legna, oppure in Calabria (35,5%), Umbria (34,8%) e Friuli-Venezia Giulia (30,3%). Al contrario, il suo utilizzo è residuale in alcune regioni come Lombardia (6,8%), Sicilia (7%) e Liguria (9,6%).
La legna da ardere è più utilizzata nei Comuni fino a 10mila abitanti (30,9%), mentre se ne fa un uso marginale nei capoluoghi di Città metropolitana (1,5%). È più diffusa nei Comuni di montagna interna (36,7%), specialmente quelli fino a 10mila abitanti, dove ne fa ricorso il 42,7% delle famiglie.
Il pellet invece è stato utilizzato, sempre durante l’anno 2023, dal 7,8% delle famiglie italiane, che se ne sono servite per il riscaldamento domestico soprattutto tramite impianti autonomi e apparecchi singoli come stufe e caminetti.
Come per la legna, la diffusione del pellet è maggiore tra le famiglie residenti nei Comuni fino a 10mila abitanti (14,3%), in particolare di montagna (16,2%), e minore al crescere della dimensione demografica del Comune.
Nel complesso, il 21,9% delle famiglie ha fatto uso di legna e/o di pellet, le due principali biomasse legnose per utilizzo domestico. Per un migliore uso di questa fonte dovremmo però assistere un’accelerazione nella sostituzione dei dispositivi con altri più moderni ed efficienti.
In basso due cartine riepilogative che ne mostrano la percentuale di utilizzo in Italia regione per regione.
Diseguaglianze da colmare
L’indagine, condotta su 42.765 famiglie, fa emergere come da un lato gli italiani dispongano di case con tecnologie sempre più efficienti per quanto riguarda il riscaldamento, ma dall’altro persistano profonde differenze per disponibilità di accesso e qualità degli impianti.
La diffusione delle pompe di calore indica un cambiamento verso un uso più razionale dell’energia, ma non si possono ignorare le differenze tra aree urbane e rurali, che accentuano la necessità di politiche pubbliche che sostengano la decarbonizzazione del patrimonio edilizio residenziale.
- Analisi Istat (pdf)































